Steven Spielberg ha sempre esplorato il tema della famiglia nei suoi film, ma con The Fabelmans porta sullo schermo una storia profondamente personale, ispirata alla sua infanzia e adolescenza. La pellicola segue la crescita di Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), alter ego del regista, e il suo percorso verso il mondo del cinema, intrecciato con la complessa dinamica familiare e il divorzio dei suoi genitori.
Il cuore del film, a cui abbiamo dedicato un’approfondita recensione, è la separazione tra i genitori di Sammy, Mitzi (Michelle Williams) e Burt (Paul Dano), un evento che rispecchia la reale esperienza di Spielberg. I suoi genitori, Leah Adler e Arnold Spielberg, divorziarono quando lui aveva 19 anni. La crisi matrimoniale iniziò dopo il trasferimento della famiglia dall’Arizona alla California per il lavoro del padre: Leah ebbe una relazione con Bernie Adler, migliore amico del marito e figura molto vicina ai figli, proprio come avviene nel film con il personaggio di Bennie (Seth Rogen). Spielberg scoprì la relazione attraverso alcuni filmati girati durante un campeggio familiare, un dettaglio ripreso fedelmente in The Fabelmans. Per anni il regista attribuì la colpa della separazione al padre, allontanandosi da lui per quindici anni, fino a una riconciliazione avvenuta solo in età adulta.

Il tema del padre assente o del conflitto padre-figlio si riflette in molte delle opere di Spielberg, da Incontri ravvicinati del terzo tipo a E.T., da Indiana Jones e l’ultima crociata a Prova a prendermi. Con The Fabelmans, Spielberg affronta direttamente la sua storia familiare, mostrando il dolore e le ripercussioni del divorzio, ma anche il percorso di riavvicinamento con il padre, culminato nella dedica di Salvate il soldato Ryan proprio ad Arnold Spielberg, veterano della Seconda Guerra Mondiale.
La pellicola riprende anche altri episodi reali della vita del regista. Il film mostra come Sammy venga bullizzato dai compagni di scuola per le sue origini ebraiche, un’esperienza che Spielberg ha vissuto personalmente, subendo discriminazioni nei quartieri in cui ha vissuto da bambino. Solo anni dopo, grazie anche alla conversione della moglie Kate Capshaw all’ebraismo, il regista ha riscoperto e abbracciato le sue radici, arrivando a realizzare Schindler’s List e fondando la Shoah Foundation.
Un altro momento memorabile di The Fabelmans è l’incontro tra Sammy e il leggendario regista John Ford, interpretato da David Lynch. Questo episodio è raccontato esattamente come avvenne nella realtà: un giovane Spielberg si presentò nell’ufficio del regista, il quale, tra un sigaro e l’altro, gli impartì una lezione essenziale sulla composizione delle inquadrature. “Quando l’orizzonte è in alto, è interessante. Quando è in basso, è interessante. Quando è in mezzo, è noioso”, sentenzia Ford prima di congedarlo in modo brusco.

Tra le curiosità riprese nel film, c’è anche la presenza di un animale domestico insolito: la madre di Spielberg portò davvero a casa un piccolo scimpanzé, sostenendo che soffrisse di depressione. Questo bizzarro episodio, che evidenzia la personalità eccentrica di Leah Adler, trova spazio nella narrazione di The Fabelmans come metafora della fragilità emotiva della madre del protagonista.
Con The Fabelmans, Spielberg non solo racconta la sua storia, ma offre una riflessione universale sul potere del cinema come strumento per elaborare i ricordi e comprendere il passato. Il film rappresenta il culmine di un viaggio personale e artistico, in cui il regista si mette a nudo, trasformando le ferite della giovinezza in arte.
