Parkland diretto da Peter Landesman è ispirato alla storia vera dell’omicidio del presidente americano John F. Kennedy, avvenuto il 22 novembre del 1963. Il film del 2013, presentato a Venezia 70, racconta le ore successive all’attentato di Dallas. Quando il capo della Casa Bianca arrivò al Parkland Memorial Hospital in condizioni disperate. Nonostante i soccorsi, Kennedy morì per la gravità delle ferite causate dai colpi sparati da Lee Oswald. A oggi, il principale indiziato dell’assassinio. Il team di medici che provò a salvare la vita a Kennedy si ritrovò a curare senza successo anche lo stesso Oswald che, due giorni dopo il suo arresto, fu ferito a morte da Jack Ruby.
Ma le cose andarono davvero come racconta il film? A giudicare dalle testimonianze di due medici presenti in quel momento, Parkland mostra in maniera corretta lo shock vissuto dall’equipe medica dell’ospedale. E i momenti concitati in sala operatoria, affollata come mai prima di allora. Il Dr. Ronald Jones ha raccontato in un’intervista che non ci si poteva muovere, tanto erano le persone presenti.
“C’erano uomini in giacca e cravatta, che stavano fianco a fianco. La capienza massima era raggiunta“, gli ha fatto eco il Dr. Robert McClelland. Il quale poi ha aggiunto che la First Lady Jackie sia stata stoica per tutto il tempo, senza mai piangere e senza isterismi, come invece mostrato nel film.

Spettò a Jones il compito di tagliare i vestiti del presidente e a differenza di quanto mostrato nel film, l’operazione filò senza alcuna esitazione da parte del medico. “Ci siamo comportati come avremmo fatto con qualsiasi altro paziente traumatizzato“, ha spiegato. Che JFK non si sarebbe potuto salvare in alcun modo, fu chiaro immediatamente a tutti. Ecco perché di lì a poco Jackie chiese la presenza di un prete. Kennedy, infatti, era un fervente cattolico.
Bastò questo per far capire agli uomini della sicurezza e dei servizi segreti che la situazione era compromessa. Quanto a Oswald, venne soccorso in un’altra sala dell’ospedale e non in quella di Kennedy. Tuttavia, la scelta non aveva alcun valore simbolico. Semplicemente, era l’unico posto a disposizione.
