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Home » Film » Recensioni film » A Beautiful Life, la recensione del film di Mehdi Avaz

A Beautiful Life, la recensione del film di Mehdi Avaz

La recensione di A Beautiful Life, film diretto da Mehdi Avaz ed interpretato dalla star della canzone pop danese J. Christopher Nissen.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti5 Giugno 2023
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Il film: A Beautiful Life, 2023. Regia: Mehdi Avaz. Cast: J. Christopher Nissen, Inga Ibsdotter Lilleaas, Christine Albeck Børge, Ardalan Esmaili. Genere: Romantico. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: Netflix.

Trama: Elliott è un giovane pescatore con un dono particolare. A differenza degli altri suoi colleghi, infatti, ha una voce straordinaria ed un’incredibile musicalità. Due doti che lo renderebbero perfetto per affrontare una carriera nella musica. Nonostante questo, però, sembra che la possibilità non gli interessi assolutamente. A dire il vero si tratta di un’indifferenza che nasce dalla paura interiore di non farcela e, soprattutto, di non meritare un probabile successo.

La sua quotidianità fatta di gesti ripetuti e sempre uguali lo mette al sicuro da eventuali delusioni, anche se lo condanna ad una esistenza sicuramente meno stimolante. Una consuetudine, però, che è destinata a cambiare in una sola serata. Dopo essersi esibito all’interno di un locale per aiutare un amico, Elliott scopre di aver colpito Suzanne, un famoso manager musicale e vedova di una leggenda della musica pop. Grazie a lei e alla sua ambizione comprende di poter afferrare l’occasione, ma le sue paure continuano a frenarlo. Ed è per accompagnarlo con maggior rispetto, professionalità e dolcezza che la donna decide di affiancarlo alla figlia Lilly, produttrice musicale di grande talento. Tra i due, ovviamente, nasce un sentimento che viene sublimato dalla produzione del primo singolo di Elliott.


Direttamente dalla Danimarca arriva il progetto di A Beautiful Life, un film che Netflix ha inserito nel suo catalogo dal 1 giugno. Al centro della scena c’è J. Christopher Nissen, un Famoso cantante danese che dal 2011 ha pubblicato ben cinque album. Oltre alla sua esperienza nel campo musicale, poi, può vantare anche una certa attitudine al mondo cinematografico e televisivo. Al suo attivo, infatti, ha lo show di successo Centrum ed il film Toscana.

Accanto a lui, poi, il regista ha inserito il duo formato da Inga Ibsdotter Lilleaas e Christine Albeck Børge. Insieme hanno dato vita ad un rapporto madre/figlia conflittuale e denso di recriminazioni. Un confronto formatosi sui presupposti di un grande dolore e destinato a sciogliersi grazie al potere curativo dell’arte e della musica. In questo senso, dunque, come vedremo più nel dettaglio nella recensione di A Beautiful Life, ci si trova di fronte ad un film romantico dalla struttura piuttosto prevedibile e dall’altrettanto scontato epilogo. Un’esperienza non indimenticabile che, però, rappresenta il perfetto prodotto televisivo generalista costruito sull’applicazione di teoremi fin troppo conosciuti.

Trama: Musica e parole

a beautiful life, la recensione

Nonostante tutti i migliori propositi, la vita non sempre offre la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni. Di questo è perfettamente cosciente Elliott che, nonostante aspiri a cambiare la propria quotidianità, si trova bloccato all’interno di una vita che non lo rappresenta. Così, nonostante i suoi sogni, è costretto a lavorare ogni giorno su di un peschereccio per andare avanti e a vivere all’interno di una barca ormeggiata nel porto. La sua unica consolazione proviene da una chitarra grazie alla quale intona canzoni scritte da lui. Le melodie prodotte hanno sempre un suono dolce e malinconico, mentre le parole parlano di un amore che Elliott, forse, non ha ancora conosciuto.

La sua esistenza, dunque, è costantemente divisa tra il desiderare e il dovere. Ed in questo eterno dilemma lascia che il tempo scorra in attesa che qualche cosa di meglio arrivi. Un evento fortuito, magari, in grado di cambiare completamente la rotta della sua vita e di indirizzarlo verso il futuro che sta aspettando. Così, quasi come in una favola, la sua strada s’incrocia con quella di Suzanne, una potente manager musicale ed ecco che la magia prende vita. Come spesso accade, tutto ha inizio quasi per caso e senza nessun tipo di premeditazione.

Salito sul palco di un locale per accompagnare un amico in cerca di successo, sopperisce ad un suo momento di panico e da prova del proprio talento. Nonostante questo, però, il successo è tutt’altro che dietro l’angolo. Il più grande nemico di Elliott, infatti, è se stesso e la convinzione di non meritate poi molto. Per questo motivo, dunque, il compito di Suzenne è sicuramente più ostico del previsto ma la donna è troppo caparbia per arrendersi di fronte alla prima difficoltà. Anzi, con intelligenza, cerca di sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Per questo motivo, decide di affiancare al ragazzo il talento della figlia Lilly, una produttrice musicale apprezzata a livello internazionale.

Le due hanno un rapporto conflittuale da molti anni e sembra che non riescano proprio ad andare oltre una serie di recriminazioni costanti che hanno radici nel passato. La quotidiana vicinanza con Elliott, però, sembra addolcire l’animo di Lilly che riesce a comprendere alla perfezione le sue esitazioni e le paure che lo accompagnano. Tra i due, dunque, nasce una storia d’amore costruita sulle parole e la musica di un singolo. Un sentimento dall’evidente romanticismo ma anche dal latente potenziale detonante. I due, infatti, portano all’interno della relazione i rispettivi dolori che, inevitabilmente, andranno ad influenzare ogni aspetto del rapporto.

Il teorema del racconto romantico

a beautiful life, la recensione

Ci sono dei film che, fin dalle prime immagini, se non addirittura dal titolo, mettono in chiaro la loro natura senza alcuna possibilità di fraintendimenti. Questo è proprio il caso di A beautiful life che si presenta come un racconto romantico tanto fedele al genere nella sua costruzione da non offrire certo sorprese.

In sostanza, dunque, ci si trova di fronte ad una struttura assolutamente classica e prevedibile in cui ogni elemento rispetta il ruolo attribuito e l’evoluzione impartita. Per questo motivo, dunque, non stupisce la presenza di un protagonista maschile dall’animo moderatamente tormentato con un sogno nel cassetto ed una controparte femminile fragile ma, sicuramente, più stabile.

A fare da “cupido” tra i due è la musica che, almeno in questo caso, ha il compito di guarire e lenire le ferite interiori di entrambi definendosi anche come un linguaggio comune. In modo altrettanto ovvio, poi, l’andamento del racconto segue una parabola discendente, ponendo i due di fronte all’elemento critico in grado di mettere in discussione il sentimento appena nato. Inutile dire, però, che il lieto fine sia inevitabile, accompagnato sempre da una colonna sonora inneggiante al romanticismo. In sostanza, dunque, A beautiful life segue fedelmente le regole imposte dal genere, applicandole con una tale precisione da rendere l’insieme armonioso seppur prevedibile in ogni singolo momento.

J. Christopher Nissen, dalla musica al cinema

a beautiful life, la recensione

Vedere un personaggio del mondo musicale prestato a quello cinematografico non è certo una novità. In questo caso, però, si tratta di un nome conosciuto soprattutto all’interno dell’ambito culturale danese. J. Christopher Nissen, infatti, ha costruito la sua fama in poco tempo e, ad oggi, è uno dei personaggio più amati della Danimarca.

Inserirlo, dunque, all’interno di questo progetto che, proprio per la sua anima musicale, è stato tagliato e cucito alla perfezione sulle sue possibilità, dimostra un’attenzione particolare per il marketing. In questo senso, dunque, A beautiful life può essere considerato come un prodotto ben orchestrato a tavolino. L’elemento artistico, ovviamente, non è prevalente.

Piuttosto viene evidenziata la visione produttiva del progetto. Ogni singolo elemento, infatti, mette in luce la volontà di raggiungere il gradimento di un certo tipo di pubblico. In questo senso, dunque, pur non trovandosi di fronte ad un film indimenticabile, si deve rendere merito alla capacità di costruire una perfetta creatura “televisiva”, in grado di utilizzare un romanticismo prevedibile ma mai lezioso od eccessivo.

Tiziana Morganti
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Tiziana Morganti è una giornalista pubblicista iscritta all'Ordine del Lazio dal 2010. La sua attività si svolge prevalentemente come freelance nell'ambito di tematiche legate a cinema, spettacolo e cultura. Attualmente collabora con i portali specializzati CinemaSerieTv.it, ScreenWorld.it, Cultweb.it. Oltre a questo, poi, da oltre due anni, per le testate PianetaDesign.it e Casa e Giardino si occupa di redarre articoli legati allo stile e al design all'interno dei set delle serie tv e dei film di maggior successo. Il suo percorso professionale ha mosso i primi passi dall'ambiente radiofonico, nello specifico Radio Incontro, e dalla redazione de La voce di Roma, un quotidiano locale. Successivamente è entrata a far parte del team redazionale di Movieplayer.it, occupandosi di news, recensioni e approfondimenti. Tra le esperienze più interessanti, sicuramente la 54.esima edizione del New York Film Festival, seguita come accreditata sempre per Movieplayer.it. All'attività giornalistica, poi, ha affiancato per un breve periodo, anche quella legata alla traduzione di testi dall'inglese all'italiano, e all'ufficio stampa. La comunicazione e la scrittura, infatti, sono state da sempre una sua passione coltivata durante gli anni del Liceo Classico e, successivamente, quelli dell'Università. Iscritta a Lettere e filosofia, si è poi laureata in Storia Moderna e Contemporanea.

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