Il film: A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario (2025)
Regia: Kogonada
Sceneggiatura: Seth Reiss
Genere: Romance, Dramma, Fantastico
Cast: Colin Farrell, Margot Robbie, Lily Rabe, Hamish Linklater, Phoebe Waller-Bridge, Kevin Kline
Durata: 109 minuti Dove l’abbiamo visto: In sala.
Trama: Sarah e David, due single incapaci di impegnarsi sentimentalmente, si incontrano a un matrimonio e finiscono per intraprendere insieme un viaggio on the road. Ma la loro auto nasconde un GPS magico che li conduce a porte misteriose capaci di aprirsi su ricordi e traumi del passato. Tra vecchi amori, rapporti familiari irrisolti e paure mai superate, i due dovranno scegliere se restare prigionieri della memoria o concedersi una nuova possibilità di amare.
A chi è consigliato? A Big Bold Beautiful Journey è consigliato a chi ama i racconti romantici surreali, visivamente accattivanti e dal tono favolistico, e a chi ha apprezzato film come Eternal Sunshine of the Spotless Mind o Sliding Doors. Sconsigliato a chi cerca un dramma realistico, una commedia brillante o una riflessione davvero profonda sui rapporti di coppia.
Con A Big Bold Beautiful Journey – Un viaggio straordinario, Kogonada affronta una sfida rischiosa: passare dall’eleganza contemplativa di Columbus e dalla delicatezza filosofica di After Yang a una commedia romantica surreale e dalle tinte accese. La storia sembra, almeno sulla carta, un perfetto ibrido tra road movie, racconto fantastico e terapia sentimentale. I protagonisti, David (Colin Farrell) e Sarah (Margot Robbie), due quarantenni con il cuore in subbuglio e la paura di legarsi davvero, si incontrano per caso a un matrimonio e finiscono per condividere un viaggio che li porterà non solo lungo strade panoramiche, ma dentro i loro stessi ricordi. A guidarli, un GPS magico che li conduce verso porte misteriose, varchi che aprono scene del passato. Un’idea che evoca il cinema di Charlie Kaufman e l’incanto malinconico di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, ma che non raggiunge la stessa forza emotiva.
La favola delle porte nel tempo

Il dispositivo narrativo delle porte è senza dubbio la trovata più interessante: simboliche aperture su traumi, rimpianti e momenti irrisolti della vita dei protagonisti. Alcune di queste sequenze colpiscono per il loro potere evocativo, come il ritorno di David al suo liceo per rivivere il musical che segnò una delusione amorosa, o la visita di Sarah al museo amato dalla madre scomparsa. Tuttavia, la ripetitività della formula — porta, flashback, rivelazione — appesantisce la narrazione e rende il viaggio prevedibile. Ciò che dovrebbe essere un percorso di crescita personale si trasforma più in un gioco visivo che in un reale scavo emotivo. Lo spettatore si ritrova affascinato dall’estetica ma poco coinvolto dalla sostanza.
Farrell e Robbie: star fuori dal tempo

Il cuore del film resta comunque la coppia di protagonisti. Colin Farrell costruisce un David malinconico e introverso, un uomo segnato dal senso di fallimento e dal rapporto irrisolto con il padre. Margot Robbie, invece, presta a Sarah un’energia vitale e contraddittoria, ma il personaggio scritto per lei ricade in stereotipi già visti, con tratti che ricordano la vecchia figura della “manic pixie dream girl”. Nonostante ciò, Robbie e Farrell hanno una presenza magnetica, in grado di donare al film momenti di autenticità. Alcuni sguardi, alcuni silenzi, hanno più potere di intere pagine di dialogo. È grazie a loro se lo spettatore resta incollato allo schermo, nonostante i limiti di sceneggiatura.
La regia di Kogonada non tradisce la sua sensibilità estetica: ogni inquadratura è curata nei minimi dettagli, i colori saturi esplodono in un arcobaleno quasi infantile, le scenografie sembrano uscite da un sogno. L’influenza di Jacques Demy e del cinema europeo degli anni Sessanta è evidente, ma mescolata a un’estetica pop da grande produzione hollywoodiana. Il problema è che tanta bellezza visiva non trova un corrispettivo narrativo. Il film appare come un album di fotografie splendidamente composte, ma incapaci di raccontare una storia che tocchi davvero il cuore.
Un copione che non regge

Seth Reiss, già autore di The Menu, firma una sceneggiatura che non riesce mai a trovare un tono coerente. A Big Bold Beautiful Journey oscilla tra commedia romantica, dramma esistenziale e favola surreale, senza mai decidere quale strada percorrere. I dialoghi sono spesso troppo didascalici, con i personaggi che spiegano più di quanto mostrino, e la psicologia resta superficiale. Temi complessi come il lutto, la paura dell’amore e l’infedeltà sono trattati con leggerezza quasi imbarazzante, riducendosi a frasi da manuale motivazionale.
Il film si pone l’obiettivo di reinterpretare stilemi già esplorati dal cinema indipendente americano e dal surrealismo contemporaneo, ma finisce per sembrare una versione addolcita e semplificata di quelle influenze. Le porte che si aprono sul passato ricordano troppo da vicino i viaggi della memoria di Kaufman, ma senza la stessa intensità drammatica. Più che un esperimento radicale, A Big Bold Beautiful Journey appare come un prodotto levigato, pensato per piacere a un pubblico vasto con il suo mix di nostalgia e messaggi edificanti. Non a caso, diversi critici lo hanno paragonato a un film nato da un feed Instagram di frasi motivazionali: bello a vedersi, ma poco incisivo.
Un finale rassicurante

Non sorprende che il viaggio conduca Sarah e David verso la scoperta che, nonostante le paure e i traumi, l’amore resta la risposta. Una conclusione che conferma la volontà del film di rimanere all’interno di binari rassicuranti, senza osare davvero. È una scelta che limita l’impatto complessivo dell’opera: invece di lasciare lo spettatore con domande profonde, lo accompagna a un epilogo già scritto, che sa di occasione sprecata.
A Big Bold Beautiful Journey resta così un film a metà: visivamente potente, sostenuto da due attori di carisma indiscutibile, ma schiacciato da una scrittura superficiale e da un’ambizione che non si realizza mai pienamente. È un viaggio che promette audacia ma si accontenta di restare un esercizio di stile. E forse la vera magia di cui avrebbe avuto bisogno era proprio quella del coraggio di spingersi oltre.
La recensione in breve
Un road movie romantico che mescola favola e memoria, A Big Bold Beautiful Journey conquista con immagini e star di richiamo, ma delude nella sostanza con una sceneggiatura fragile e poco incisiva.
Pro
- Regia elegante e visivamente accattivante
- La presenza carismatica di Robbie e Farrell
- Alcune sequenze evocative (il musical liceale, il museo al buio)
- Un’idea narrativa suggestiva con le porte nel tempo
Contro
- Sceneggiatura prevedibile e incoerente
- Dialoghi superficiali e poco credibili
- Personaggi privi di reale profondità psicologica
- Chimica tra i protagonisti altalenante
- Finalità edificante troppo rassicurante
