Il film: Appartamento 7A, 2024. Regia: Natalie Erika James. Cast: Julia Garner, Dianne Wiest, Jim Sturgess e Kevin McNally. Genere: thriller, horror. Durata: 104 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Parampunt+.
Trama: La storia di Terry Gionoffrio, la prima vittima di Minnie e Roman Castevet.
A chi è consigliato? Ai fan dei Rosemary’s Baby, degli horror fatti di tensione di atmosfere inquietanti.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un proliferare di prequel e sequel dei classici del genere horror: pensiamo ad esempio ai recenti L’Esorcista – Il credente, La casa – Il risveglio del male e Omen – L’origine del presagio. Proprio quest’ultimo è un ottimo esempio di come si possa prendere un cult del terrore, ampliarne ed esplorarne l’universo narrativo e, senza snaturarlo, portarlo a toccare temi di una certe attualità. Vi parliamo di Omen perchè condivide molti elementi con un film appena arrivato su Paramount+, Appartamento 7A, prequel del famosissimo Rosemary’s Baby di Roman Polański. Entrambi questi prequel si concentrano su un tema purtroppo più attuale che mai, ossia la Body Autonomy femminile: parlando di gravidanze demoniache ci si interroga su come la donna venga privata del diritto di scelta sul proprio corpo, su come venga considerata un mero strumento per un fine (in questo caso infernale) senza possibilità di opporsi. Il messaggio sociale, politico e culturale che film di questo tipo vogliono diffondere è quindi ben chiaro, in certi casi – come purtroppo in quello di Appartamento 7A – è però meno efficace che in altri (Omen – L’origine del presagio, appunto).
Perchè Terry si è gettata?

Al centro di questo prequel troviamo un personaggio che nell’originale di Polański viene giusto accennato, ossia quella Terry Gionoffrio che Rosemary incontra di sfuggita appena trasferitasi nel suo nuovo appartamento e di cui vedrà, passati solo alcuni giorni, il corpo martoriato dopo che si è gettata dalla finestra. La ragazza, per quanto ci viene detto in Rosemary’s Baby, era ospite dei coniugi Minnie e Roman Castevet, che sotto la facciata di volerla aiutare a rimettersi in piedi dopo problemi di dipendenza nascondevano ben più sinistri obiettivi. Obiettivi che poi, come ben sappiamo, ricadranno sulla sfortunata Rosemary.
Di Terry quindi si sapeva poco e nulla, solo che è stata l’ennesima vittima della congrega satanista guidata dal terribile Roman. Il film di Natalie Erika James esplora la storia di questo personaggio “di passaggio” nella storia originale, imbastendo la narrazione attorno alla sua vita, ai suoi desideri e al sfortunato incontro con i Castevet. Terry (Julia Garner) è un’aspirante ballerina che, dopo un grave infortunio sul palco, cerca di recuperare la sua carriera ma purtroppo diventa dipendente dai farmaci contro il dolore che è costretta a prendere. Il suo sogno sarebbe quello di tornare alla ribalta con lo spettacolo di Alan Marchand (Jim Sturgess), un facoltoso produttore che vive in un antico e prestigioso palazzo di New York, lo stesso di Minnie e Roman (Dianne Wiest e Kevin McNally). È nel tentativo di farsi notare da lui che i due la trovano e, capita la condizione di estrema vulnerabilità in cui si trova, che le offrono il loro (subdolo) aiuto. Roman e Minnie la convincono a trasferirsi nell’Appartamento 7A, adiacente al loro e di loro proprietà, inoltre l’aiutano ad entrare in contatto con Alan che le offre finalmente un ruolo nel suo spettacolo. L’offerta, però, ha un prezzo: dopo averla fatta ubriacare l’uomo la seduce e la costringe ad un rapporto sessuale. O almeno è questo che lei crede di ricordare, perché le sue frammentate memorie sull’accaduto sono ben più terrificanti e sinistre. Dopo poco Terry scoprirà di essere rimasta incinta, ma nel bambino che porta in grembo, è sicura, c’è qualcosa che non va, qualcosa di estremamente inquietante…
Un prequel che non aggiunge nulla di nuovo

Ma perchè, come dicevamo inizialmente, il pur interessante discorso portato avanti dal film risulta poco efficace? Perché il film di Natalie Erika James non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto da quello di Polański. Il percorso di Terry è in parte molto simile a quello di Rosemary e la sua storia non va purtroppo ad ampliare il contesto quanto sarebbe necessario: sui Castevet, sulla storia del palazzo newyorkese in cui vivono e sul culto satanista di cui sono gli emissari non ci viene detto niente di più rispetto a quello che ci aveva già raccontato Polański. In una storia di cui già sappiamo la triste conclusione, se non si aggiunge altro dal punto di vista della creazione dell”Universo” narrativo resta poco da offrire allo spettatore.
Con Omen – L’origine del presagio il discorso invece è ben diverso: anche li si esplorava un personaggio solo accennato (la madre di Damien, l’anticristo), ma lo si faceva costruendo un racconto complesso ed articolato, in cui la figura femminile protagonista si trova ad affrontare un percorso inquietantissimo ma al contempo affascinante. Quello di Terry cambia invece poco da quello di Rosemary, semplicemente una delle due non porta a termine la gravidanza dopo aver scoperto l’inquietante identità del proprio neonato.
L’unico spunto in più offerto da Appartamento 7A risiede nelle aspirazioni artistiche di Terry. La ragazza, infatti, sogna di farcela nel mondo dello spettacolo e si fa manipolare dai Castevet proprio perché sono capaci di offrirle quel futuro che tanto desidera. L’intenzione, in questo caso, era quella di approfondire il difficile equilibrio tra maternità e carriera che la moggior parte delle donne è costretta a mantenere, interrogandosi sul loro inalienabile diritto di interrompere la gravidanza e di decidere del proprio corpo.
Peccato, però, che questo discorso così interessante venga trattato solo superficialmente, relegando la “soluzione” dei problemi di Terry ad un ultimo atto piuttosto affrettato.
Un cast che funziona

A salvare la pellicola però ci sono però le performance di Julia Garner nel ruolo di Terry – la Garner è un’attrice poco “sfruttata” da Hollywood ma estremamente capace – e sopratutto quella di Dianne Wiest in quello di Minnie. La Minnie di Wiest è meno caricaturale di quella dell’originale (Ruth Gordon, che si aggiudicò comunque un meritatissimo Oscar per il ruolo), ma più subdola e maligna. Sotto la facciata estremamente zuccherosa questa Minnie nasconde un evidente cattiveria, che viene alla luce con frasi taglienti e scatti di violenza. Wiest è assolutamente magnetica e, se Garner risulta perfetto nel ruolo della ragazzina ingenua ma comunque decisa e risoluta, è lei a rubare la scena ogni volta che viene inquadrata.
Detto questo, però, il film di Natalie Erika James vive esclusivamente in funzione del suo originale: continuando a citarlo e a riprenderlo nei riferimenti e nelle inquadrature ci dimostra che non ha una propria identità, e che non potrebbe esistere come opera a sé stante. Omen – Il presagio – e scusate se torniamo sempre a citarlo, ma i due film sono tematicamente così simili che ci viene naturale – invece è una pellicola che ha qualcosa da dire e da raccontare senza ricollegarsi costantemente al film di cui è il prequel. Per questa ragione è giusto che sia ricordato come un’horror con un suo spessore tematico e narrativo, indipendentemente da tutto ciò che è venuto prima. Questo discorso, purtroppo, non vale per Appartamento 7A.
La recensione in breve
Appartamento 7A poco aggiunge a quanto già detto dal capolavoro horror di Roman Polański e lascia lo spettatore - sopratutto il fan dell'originale - piuttosto insoddisfatto.
A salvare il film le interpretazioni di Julia Garner e di Dianne Wiest nel ruolo della diabolica Minnie.
Pro
- L'inquietante location dove il film è ambientato
- Le scene oniriche a tema
- Le ottime interpretazioni di Julia Garner e di Dianne Wiest
Contro
- Non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto dall'originale
- La storia è inevitabilmente prevedibile
- È un horror che non fa paura
- Voto CinemaSerieTV
