Il film: April, 2024. Regia: Déa Kulumbegashvili. Cast: Ia Sukhitashvili, Kakha Kintsurashvili, Merab Ninidze. Genere: drammatico. Durata: 134 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in lingua originale.
Trama: Nina, ginecologa georgiana, è oggetto di voci secondo cui praticherebbe aborti clandestini.
A chi è consigliato? Agli appassionati di cinema d’autore, specie se dotati di stomaci forti.
Tra gli effetti positivi della fantomatica Selezione Ufficiale di Cannes 2020 (edizione che non si tenne per via del Covid ma pubblicò comunque una lista di titoli che avrebbe mostrato in circostanze normali) c’era lo spazio concesso a film più piccoli e fragili che altrimenti sarebbero forse passati inosservati nel marasma di eventi annullati a causa della crisi sanitaria. Tra questi c’era Beginning, un bel film georgiano che segnava l’esordio nella regia di Déa Kulumbegashvili, selezionato poi a Toronto, Rotterdam e altrove (in Italia è arrivato in streaming grazie a MUBI). Era quindi grande l’attesa per il progetto successivo della cineasta, che è quello di cui parliamo nella recensione di April, che ha esordito in concorso all’edizione 2024 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, portandosi a casa il Premio Speciale della Giuria.
Storie di donne

Il tutto inizia con un parto, che però va storto a causa di complicazioni di cui lo staff ospedaliero non era a conoscenza perché la gravidanza non era stata registrata e nessuno aveva seguito la partoriente da mesi. Nina, la ginecologa che ha fatto del suo meglio per risolvere il problema, viene presa di mira dal padre addolorato, ma quello è l’ultimo dei suoi problemi: lui la accusa, infatti, di praticare aborti clandestini in giro per il paesino. Il che è effettivamente vero, ma se si venisse a sapere sarebbe la fine per lei sul piano professionale. E così, mentre lei continua ad aiutare donne che per un motivo o l’altro non hanno altre opzioni, cerca anche di far sì che la verità non venga mai a galla, cosa non facile poiché è in corso un’indagine sulla sua presunta negligenza sul posto di lavoro…
Corpi frammentati

Nina ha il volto di Ia Sukhitashvili, già protagonista di Beginning dove era la moglie disillusa del leader di una comunità di Testimoni di Geova e qui continua a portare avanti, con silenziosa intensità, un percorso interpretativo imperniato sulle vicende di donne che vivono in un universo patriarcale quale quello georgiano. La sua è una performance di misurata potenza, che le richiede di mettersi a nudo in tutti i sensi, ed è supportata dall’occhio della regista che alterna, per le inquadrature fisse, lo sguardo soggettivo di Nina e quello esterno del pubblico, fornendo una visione complessa del mondo crudele in cui si muove la protagonista.
Pezzi di sofferenza

È una visione forte, quella che propone Kulumbegashvili, con un uso notevole e audace del fuori campo e dei primi piani e dettagli per sottolineare la componente più orrifica delle limitazioni che la società impone sui corpi. Fin dalla prima, onirica e inquietante inquadratura, il nudo femminile è fonte di angoscia, protagonista di una riflessione stratificata sulle misure estreme a cui è talvolta necessario ricorrere per avere un minimo di autonomia in un mondo che vorrebbe eliminarla del tutto, anche in contesti apparentemente progressisti (il tema è infatti molto attuale, ed espresso con lucida asciuttezza). Il tutto mostrato senza stacchi di montaggio, con lunghe, statiche inquadrature che rendono ancora più impegnativa – ma anche appagante, per chi riesce ad arrivare fino in fondo – la visione dei 134 minuti di questo dramma ambientato in un presente fin troppo reale e lancinante.
La recensione in breve
Déa Kulumbegashvili esplora nuovamente la condizione della donna in un contesto patriarcale, con una potente, a volte stomachevole storia di corpi e i diritti legati a essi.
Pro
- L'attrice principale è di straziante, misurata intensità
- Il tema è forte e attuale
- L'uso di fuori campo, primi piani e dettagli è preciso e scioccante
Contro
- Le scelte estetiche possono mettere alla prova gli spettatori più sensibili
- Voto CinemaSerieTV
