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Home » Film » Recensioni film » Bandida – La numero uno, la recensione: l’ascesa criminale di Rebeca

Bandida – La numero uno, la recensione: l’ascesa criminale di Rebeca

La recensione di Bandida - La numero uno, il racconto dell'ascesa al potere di Rebeca nel mondo criminale delle favelas.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana18 Settembre 2024
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Una scena di Bandida (fonte: Netflix)
Una scena di Bandida (fonte: Netflix)
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La serie: Envidiosa, 2024. Creata da: João Wainer. Cast:: Maria Bomani, Jean Amorim, João Vitor Nascimento. Genere:: Drammatico. Durata: 80 minuti. Dove l’abbiamo visto: su Netflix.

Trama: L’ascesa criminale di Rebeca, da bambina abbandonata nelle favelas a regina del crimine.

A chi è consigliato? A chi ama le storie ricche di azione e violenza, con protagoniste femminili forti. A chi ha apprezzato serie come Narcos o Griselda.


Su Netflix arriva un film di produzione brasiliana che racconta una storia di ascesa criminale ambientata nelle favelas. La storia vera di Raquel de Oliveira Rebeca, nel film ribattezzata Rebeca, che si fa strada nel terribile mondo dei quartieri più malfamati di Rio de Janeiro. Rebeca è “bandida”, donna dalla grande forza ed intelligenza che dopo un’infanzia traumatica trova l’amore e una vocazione come “signora della droga”. Non sarà una vita facile la sua, ma grazie alla sua tenacia straordinaria Rebeca riesce a sopravvivere anche nelle situazioni più disperate.

Il film, diretto da João Wainer, è strutturato come un lungo flashback che parte da quello che la protagonista prevede essere il suo ultimo giorno: registrando dei nastri in cui racconta la sua vita, Rebeca dice addio al mondo criminale che l’ha creata, preparandosi ad un’uscita di scena con i fuochi d’artificio. Wainer incentra il film sulla prospettiva della sua (anti)eroina, mostrando allo spettatore la sua infanzia sfortunata ma anche la sua capacità di adattarsi e di rinascere ogni volta più forte che mai. Pur incentrandosi su una figura femminile carismatica dal grande fascino, Bandida non riesce mai veramente ad approfondire la sua protagonista al punto da trascinare chi guarda nella sua storia. Tanto Rebeca quanto chi la circonda restano delle figure abbozzate, che si perdono in un caos narrativo frammentario e mal strutturato.

L’ascesa di Rebeca

Una scena di Bandida (fonte: Netflix)
Una scena di Bandida (fonte: Netflix)

Rebeca viene abbandonata dalla madre e affidata ad una nonna dipendente dal gioco d’azzardo. Spinta dalla sete di guadagno l’anziana donna la venderà ad un signore della droga locale, Amoroso, che ha una passione particolare per le ragazze molto giovani. A salvarla dalla situazione terribile in cui è capitato l’intervento di una santona del luogo, che la mette al centro di una profezia e la rende “intoccabile” per Amoroso e per i suoi scagnozzi. L’uomo deciderà allora di crescerla e di mandarla a scuola, coltivando la sua intelligenza e rendendola indispensabile al centro della sua organizzazione criminale. Grazie ad una serie di eventi fortuiti la ragazza, ormai diventata una giovane donna tenace ed avvenente, scalerà le gerarchie malavitose delle favelas: prima insieme al suo primo amore poi da sola, Rebeca si dimostra piena di risorse e capace di superare qualsiasi ostacolo sulla sua strada con furbizia (e violenza estrema).

Uno svolgimento confuso

La protagonista di Bandida (fonte: Netflix)
La protagonista di Bandida (fonte: Netflix)

Come vi anticipavamo il problema di Bandida sta nell’incapacità di sviluppare delle premesse interessanti (seppur canoniche, quante apologie criminali abbiamo già visto?) in una narrazione coerente e coinvolgente. João Wainer mette in scena un racconto confuso e visivamente fin troppo caotico (alcune parti sono in bianco e nero, altre vengono realizzate come se fossero riprese amatoriali di bassa qualità, forse per evidenziare che si tratta dei ricordi della protagonisti), con un ritmo schizofrenico che risulta un po’ respingente per lo spettatore.

Bandida in soli 80 minuti comprime i numerosissimi eventi e situazioni che hanno segnato la vita di Rebeca, scordandosi però di soffermarsi sul suo elemento più importante, ossia la caratterizzazione della sua protagonista. Nel corso della narrazione la vediamo fare moltissime cose, peccato che non si riescano mai a cogliere le sue più intime motivazioni, non la si comprenda al di là di quello che è il più elementare bisogno di vendetta, di emancipazione e di violenza. João Wainer ha troppa fretta di raccontare il mondo caotico in cui questa storia è ambientata – tra sesso, droghe, giovani vite che vengono fagocitate troppo velocemente – e si scorda di soffermarsi sulla crescita interiore del suo personaggio principale. Il film perde così di appeal e di potenza narrativa, non rimanendo affatto impresso nello spettatore.

La recensione in breve

4.0 Schizofrenico

Bandida è una storia dalle premesse interessanti ma che non sviluppa al meglio i suoi personaggi, per questo non risulta mai veramente coinvolgente per lo spettatore.

Pro
  1. Le premesse interessanti del racconto che ci portano nella Rio de Janeiro degli anni Ottanta
Contro
  1. Il caotico stile di regia
  2. Lo scarso approfondimento dei personaggi
  3. La trama è abbastanza prevedibile
  • Voto CinemaSerieTV.it 4.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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