Il film: Biancaneve, 2025. Diretto da: Marc Webb. Genere: Fantasy, Musical. Cast: Rachel Zegler, Gal Gadot, Andrew Burnap, Ansu Kabia, Luisa Guerreiro. Durata: 99 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima stampa ed in lingua italiana.
Trama: Una bellissima giovane principessa viene perseguitata da una regina gelosa e cerca rifugio a casa di sette nani nella campagna tedesca.
A chi è consigliato? Biancaneve è consigliato a tutti i cultori della storia del cinema d’animazione Disney, ai fan più sfegatati del classico degli anni ’30 e soprattutto alla nuovissima generazione che sta crescendo a pane e remake live-action dei grandi lungometraggi del passato prodotti dalla Casa del Topo.
In origine fu il capolavoro d’animazione del 1937 che diede inizio al canone dei classici targati Disney; diretto da David Hand assieme al coordinamento tecnico di altri grandi artisti ed animatori del tempo che ne hanno curato alcune delle sequenze più iconiche, Biancaneve e i sette nani fu il primo lungometraggio d’animazione mai realizzato dalla Casa del Topo, tratto dalla fiaba omonima dei fratelli Grimm e tra le pellicole cinematografiche più influenti di tutti i tempi. A circa 88 anni di distanza dall’uscita nelle sale del primo classico, ne arriva il suo remake in live-action, diretto da Marc Webb.
Con protagoniste Rachel Zegler e Gal Gadot, l’attesissimo film è in arrivo nelle sale italiane a partire da giovedì 20 marzo, e nella nostra recensione di Biancaneve non soltanto cercheremo di raccontarvi la (nuova) versione del capolavoro del 1937 e i nuovissimi elementi che lo rendono (nel bene e nel male) contemporaneo ed attuale, ma anche le ragioni per le quali questo ennesimo live-action non si attesta tra i titoli migliori dell’ultima produzione Disney in carne ed ossa, anzi forse è addirittura tra i peggiori e gli inconsapevolmente più offensivi.
C’era una volta…

In un regno lontano, dopo la morte dei suoi genitori, la bellissima e giovane principessa Biancaneve (Rachel Zegler) trova l’aiuto di sette nani, Dotto, Brontolo, Gongolo, Pisolo, Mammolo, Eolo e Cucciolo, che lavorano in una miniera di diamanti vicino alla loro casa e che abitano nella foresta insieme agli animali, e di un ladro di nome Jonathan (Andrew Burnap) per liberare la città e il palazzo e sconfiggere le terribili macchinazioni della sua malefica matrigna, la Regina Cattiva Grimilde (Gal Gadot), colpevole dei tentativi di governare in maniera infida su tutto il popolo, bramando di essere la più bella del reame. Queste sono le premesse narrative di Biancaneve, remake live-action firmato Walt Disney Pictures diretto da Marc Webb (50 Days of Summer, The Amazing Spider-Man) ed in uscita nelle sale cinematografiche di tutta Italia a partire da giovedì 20 marzo.
Da una sceneggiatura adattata da Erin Cressida Wilson (ma pare lo script sia passato successivamente in numerosissime mani, incluse quelle della candidata all’Oscar Greta Gerwig), l’attesissimo film è la versione in carne ed ossa del classico d’animazione Disney primigenio per eccellenza, quel capolavoro insuperato che fu Biancaneve e i sette nani del 1937. Che, a differenza dell’ingombrante precedente e della fiaba dark ed adulta dei fratelli Grimm da cui è tratto, cerca di modernizzare ed attualizzare la figura femminile della protagonista, le sue motivazioni, la sua tridimensionalità psicologica e le sue interazioni con gli altri personaggi che popolano la celeberrima fiaba; tra cui non mancano ovviamente i sette nani, la Regina Cattiva, ed infine la figura maschile del Principe, qui tramutatosi in un ladro belloccio e poco carismatico.
Non ci sono più le fiabe di una volta

Ma quali sono le maggiori differenze contenutistiche tra il grande classico degli anni ’30 e la nuova versione del 2025 con protagoniste Rachel Zegler e Gal Gadot? Innanzitutto qui la sceneggiatura punta ad un racconto d’origini della protagonista a tutto tondo: una principessa di un regno lontano lontano che, privata della figura materna ancora piccola e poi di quella paterna a causa delle macchinazioni di un matrigna gelosa e narcisista, lotterà con tutte le sue forze per riprendersi il regno che le spetta di diritto; com l’aiuto di sette creature magiche che vivono nei boschi e scovano diamanti nelle miniere più profonde, e di un ladro ribelle che si batte per ripristinare l’ordine ed imporre la fine del regno del terrore della perfida Grimilde.
Che questo Biancaneve A.D. 2025 fosse una rilettura in chiave fortemente femminista rispetto alla “arretratezza” culturale e storica del cartoon precedente e della fiaba tedesca lo avevamo intuito già dalle primissime scene dalle prime dichiarazini di autori ed interpreti. Nulla di male tra l’altro, se dovessimo immergere questo lungometraggio nella lunghissima tradizione degli adattamenti e delle riletture (alcune veramente audaci!) che la famosissima fiaba ha ricevuto nel corso dei decenni passati; non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima per la quale uno dei racconti più amati di tutti i tempi riceve un “aggiornamento” ai tempi attuali. Un update, tuttavia, che invece che arricchirlo di nuovi spunti e riflessioni inedite, lo trascina verso il basso, restituendoci l’immagine di un fallimento cinematografico su più fronti.
La CGI degli orrori

Non è questione di eguagliare o superare le impareggiabili intuizioni espressionistiche ed orrorifiche del primo classico Disney ispirato al racconto dei Grimm, no. Il più grande peccato capitale di cui si macchia il Biancaneve di Marc Webb è quello di mettere in campo (con un budget impressionante di circa 250 milioni di dollari, senza contare i costi del marketing post-produzione) una messa in scena carente ad apparentemente “a basso costo”, dove anche le maestranze tecniche (dai costumi alle scenografie, passando per la fotografia e gli effetti visivi) vengono sacrificate in nome di scelte stilistiche povere di visione artistica ed autentica originalità, Nel Biancaneve in uscita nelle sale imminentemente, tutto sembra volersi piegare alle logiche imperanti del mercato del politically correct, ignorando coscientemente invece gli elementi dark, disturbanti e decisamente adulti che la fiaba primigenia dei fratelli tedeschi del XIX secolo promulgava a gran voce attraverso le sue pagine scritte.
E in questo caso, non basta di certo il gran talento vocale di Rachel Zegler a risollevare un fallimento per grande schermo che latita in ogni suo comparto, non sono sufficienti le nuovissime melodie musicali (e le canzoni) scritte appositamente dal duo premio Oscar per La La Land Justin Paul e Benj Pasek. Nemmeno la figura scultorea, minacciosa e d’altri tempi di Gal Gadot nei panni di una Regina Cattiva più psicologica e bidimensionale della precedente riescono a spazzare dalla mente la delusione nei confronti di un remake in carne ed ossa che avrebbe potuto essere molto di più, ma che invece sceglie con impressionante consapevolezza di divenire modello cinematografico derisorio ed offensivo per la stessa produzione Disney.
Un live-action offensivo

Offensivo perché gioca pericolosamente con l’intelligenza dei cinespettatori odierni, quelli più attempati ma al contempo anche quelli più giovani; non facendo però i conti con un panorama socio-culturale in cui la tecnologia ha preso il sopravvento dell’informazione generalista e specialistica, accelerando apprendimento e capacità di analisi e riflessione degli utenti in fase di sviluppo. Una frangia alla quale Biancaneve sembra volersi rivolgere oltre a quella infantile, ma che invece troverà probabilmente di fronte a sé un auspicabile disastro al box-office mondiale, al netto di un esordio nel primo week-end favorevolmente sopra le aspettative.
In conclusione, il live-action firmato Disney e tratto dal primo classico d’animazione del 1937 non mantiene alcuna delle sue promesse: aggiornato ai tempi d’oggi intrisi di cultura woke e femminismo a tutti i costi, il Biancaneve con Rachel Zegler e Gal Gadot finisce per sprecare in tutto e per tutto anche quei pochi buoni elementi di contenuto che avrebbero potuto renderlo un ottimo remake. Con buona pace dell’arte del reinventarsi.
La recensione in breve
Il live-action firmato Disney e tratto dal primo classico d'animazione del 1937 non mantiene alcuna delle sue promesse: aggiornato ai tempi d'oggi intrisi di cultura woke e femminismo a tutti i costi, il Biancaneve con Rachel Zegler e Gal Gadot finisce per sprecare anche quei pochi buoni elementi di contenuto che avrebbero potuto renderlo un ottimo remake.
Pro
- Le musiche del film, firmate dal duo premio Oscar Justin Paul e Benj Pasek
- Alcune delle scene iconiche del classico Disney sono intatte
- Il talento canoro della protagonista Rachel Zegler
Contro
- L'aggiornamento di alcuni temi appare forzatissimo
- La regia e la messa in scena in generale sono carenti e poco ispirate
- L'uso abbondante della CGI nei sette nani è atroce ed inquietante
- Voto CinemaSerieTV