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Home » Film » Recensioni film » Blitz, la recensione: Londra città aperta secondo Steve McQueen

Blitz, la recensione: Londra città aperta secondo Steve McQueen

La nostra recensione di Blitz, il nuovo film di Steve McQueen su Apple TV+ da venerdì 22 novembre.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani23 Ottobre 2024
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Blitz
Saoirse Ronan in una scena del film - fonte: Apple Studios
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Il film: Blitz, 2024. Diretto da: Steve McQueen. Genere: Drammatico, Guerra. Cast: Saoirse Ronan, Elliott Heffernan, Harris Dickinson, Stephen Graham, Hayley Squires. Durata: 120 minuti. Dove l’abbiamo visto: Alla 19° Festa del Cinema di Roma, in lingua originale con sottotitoli.

Trama: Le storie e i destini di un gruppo di londinesi durante gli otto mesi del Blitz nazista a cavallo fra il 1940 e il 1941, quando l’esercito tedesco attaccò la popolazione civile con una serie infinita di bombardamenti aerei a tappeto sulla capitale britannica.

A chi è consigliato?  A chi è appassionato di storia del Novecento, ed in particolar modo a quella legata alla Seconda Guerra Mondiale. Ma Blitz è anche un film tenero sull’amore tra una madre e suo figlio, che senza dubbio scalderà il cuore anche di un nutrito gruppo di spettatori adulti in cerca di un lungometraggio dai toni drammatici ma al contempo commoventi e stimolanti.


Presentato in anteprima mondiale al BFI London Film Festival ed in Italia in occasione della 19° Festa del Cinema di Roma nella sezione Alice nella Città, Blitz è il nuovo film scritto e diretto dal regista premio Oscar Steve McQueen (Shame, 12 anni schiavo). A tutti gli effetti, è il suo ritorno dietro la macchina da presa per un progetto destinato alle sale dai tempi del tiepido Widows del 2018 (nel frattempo, ha diretto l’antologia di cinque film televisivi Small Axe e il documentario Occupied City). Ed il trend in discesa sembra di nuovo confermato anche con la sua ultima fatica cinematografica.

Difatti, nella nostra recensione di Blitz, per tutti gli abbonati di AppleTV+ disponibile a partire dal prossimo 22 novembre, vi spiegheremo meglio perché l’atteso war movie del regista e sceneggiatore britannico sia a conti fatti forse il suo peggior film, o quantomeno quello che ha generato maggiore delusione nel corso della nostra visione alla 19° Festa del Cinema di Roma. E vi raccontiamo le ragioni della nostra affermazione nei paragrafi successivi.

Di cosa parla Blitz?

Blitz
Una scena dal film – fonte: Apple Studios

Nel 1940, George Hanway (Elliott Heffernan), un bambino di nove anni di etnia mista, vive a Londra con la madre Rita (Saoirse Ronan) e il nonno Gerald (Paul Weller) all’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Proprio per questo motivo, spesso devono trovare un rifugio sotterraneo quando i tedeschi attaccano la città con le bombe; così Gerald esorta Rita a mandare George in campagna per tenerlo al sicuro e lei accetta con riluttanza. Dopo una notte di terribili bombardamenti, la giovane madre porta George sul treno che lo avrebbe spedito in una casa di campagna assieme ad altri bambini con lo stesso destino. George però non vuole lasciarla, e poco dopo essere salito sul treno, il piccolo protagonista decide di scendere dal mezzo di locomozione per ritornare a Londra ed abbracciare di nuovo la sua famiglia. Ma sarà una traversata ricca di insidie e pericoli.

Così si apre Blitz, il nuovo film scritto e diretto dal premio Oscar Steve McQueen, che torna dietro la macchina da presa dopo l’antologia televisiva Small Axe e il documentario Occupied City. Quest’ultimo, interamente realizzato nella città di Amsterdam e dedicato ai luoghi e ai volti della Resistenza della capitale olandese durante il corso della Seconda Guerra Mondiale, sembra quasi essere il copione che ha dato idealmente vita al suo nuovo lungometraggio di finzione, disponibile in Italia su Apple TV+ a partire da venerdì 22 novembre.

Londra Città Aperta

Blitz
Saoirse Ronan ed Elliott Heffernan nel film – fonte: Apple Studios

Se nel documentario del 2023 Steve McQueen raccontava le ferite invisibili di una città decenni prima martoriata dagli attacchi militari della Germania nazista, in Blitz il cineasta inglese sembra ricalcare la ricerca della veridicità storica e l’ode alla resistenza di una città intera focalizzando i suoi obiettivi artistici nella sua Londra. E così, in veste anche di sceneggiatore unico della sua ultima fatica cinematografica, McQueen realizza un nuovo lungometraggio che si allontana dai toni e dalle ossessioni che avevano reso i suoi precedenti lavori dietro la macchina da presa riconoscibili e “crudi”. In Blitz non c’è più l’agghiacciante realismo delle carceri di Hunger, né il conturbante e disperato tunnel psicosessuale del suo capolavoro Shame, né le dolorose frustate e i corpi martoriati del pluripremiato 12 anni schiavo.

In Blitz ad essere invece martoriata è la metropoli di Londra a cavallo tra il 1940 e il 1941, quando i raid aerei della Germania nazista avevano colpito il cuore pulsante della società e della politica britannica, segnando un preoccupante punto di non ritorno per i destini dell’Europa stessa nel corso della guerra mondiale. Ma anziché soffermarsi sulle strategie militari e politiche dietro agli attacchi e i contrattacchi, McQueen decide di raccontare il blitz londinese attraverso il doppio occhio focale dei suoi due protagonisti: quello del piccolo George (interpretato dall’esordiente Elliott Heffernan) e della giovane e volitiva madre Rita; il primo in fuga da un treno che lo avrebbe allontanato dall’affetto della madre e del nonno, la seconda alla disperata ricerca di un figlio fuggito, in balia dei pericoli di una città distrutta la cui anima sembra perduta irrimediabilmente al di sotto delle macerie degli edifici sventrati dalle bombe.

La Seconda Guerra Mondiale attraverso gli occhi di un bimbo

Blitz
Elliott Heffernan in una scena di Blitz – fonte: Apple Studios

Una premessa di certo efficace e stimolante quella del Blitz di Steve McQueen, ma che a conti fatti lascia piuttosto perplessi sulla totale assenza di elementi e stilemi che avevano reso inconfondibile lo stile dietro la macchina da presa del regista e sceneggiatore premio Oscar, qui tristemente diluiti in un racconto per grande schermo che seembra ricordare più i buoni sentimenti dello Spielberg de L’impero del Sole che gli orrori di 12 anni schiavo. Il blitz londinese è raccontato difatti attraverso gli occhi indifesi e curiosi di George, che da quando salta dal treno che lo avrebbe portato sano e salvo in campagna, attraversa in solitaria un percorso accidentato alla ricerca della madre e del nonno, attraversando una Londra spettrale, inospitale e perigliosa.

Nel processo di ritorno a casa, George farà la conoscenza di alcuni personaggi, molti di animo buono ed altruista, altri invece armati di disperazione, furbizia e meschinità. Un viaggio narrativo che sembra ricordare in più punti i migliori racconti e romanzi di Charles Dickens (ed in particolare, Blitz pare possedere più elementi in stretto contatto con il celeberrimo Oliver Twist), conservandone temi, qualità e livelli di lettura. Peccato però che il nuovo film di Steve McQueen sia anche il più imprevedibilmente tradizionale e deludente, per taluni versi.

Blitz è il peggior film di Steve McQueen?

Blitz
Una sequenza dal film – fonte: Apple Studios

Forse il film presentato in anteprima italiana alla 19° Festa del Cinema di Roma e su Apple TV+ da venerdì 22 novembre è il peggiore mai diretto dal cineasta britannico, o quantomeno il più lontano dalle urgenze e dagli obiettivi dell’autore di Hunger e Shame. Un war movie raccontato attraverso il punto di vista di un bambino e della sua madre coraggiosa che ammicca in più punti ad un cinema dell’infanzia di certo nobile e disdascalico, ma che alla fine della fiera risulta invece fin troppo melenso anche per gli standard artistici dello stesso McQueen.

Per tali motivi, a conti fatti, il nuovo ed attesissimo film di Steve McQueen è una delusione su ogni fronte. Perché il suo war movie ambientato durante il blitz aereo londinese durante la Seconda Guerra Mondiale sembra non voler volutamente appartenere ai toni e ai linguaggi dietro la macchina da presa del regista britannico che negli anni precedenti abbiamo imparato ad amare ed ammirare per la sua immediatezza ed implacabilità, narrativa e visiva. Nonostante tutto, Blitz è più dalle parti di Steven Spielberg e Charles Dickens, ed è in definitiva una pellicola fin troppo tradizionale per lasciare veramente il segno.

La recensione in breve

6.0 Frustrante

Il nuovo, attesissimo film di Steve McQueen è una delusione su ogni fronte. Perché il suo war movie ambientato durante il blitz aereo londinese durante la Seconda Guerra Mondiale sembra non voler appartenere ai toni e ai linguaggi dietro la macchina da presa del regista britannico di Shame e 12 anni schiavo. Dalle parti di Spielberg e Charles Dickens, Blitz è un film fin troppo tradizionale per lasciare il segno.

Pro
  1. Le ottime ricostruzioni del blitz aereo di Londra
  2. La sempre brava e brillante Saoirse Ronan
  3. Le musiche angoscianti e funeree di Hans Zimmer
Contro
  1. Una scrittura prevedibile e banale
  2. Una confezione cinematografica scontata e prevedibile
  3. Forse, a conti fatti, il peggior film di Steve McQueen
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
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