Il film: Bugonia (2025) Regia: Yorgos Lanthimos Genere: Thriller, Grottesco, Satira
Cast: Emma Stone, Jesse Plemons, Aidan Delbis, Stavros Halkias, Alicia Silverstone
Durata: 120 minuti Dove l’abbiamo visto: Proiezione stampa alla Mostra del Cinema di Venezia (versione originale sottotitolata)
Trama: Teddy, un giovane apicoltore della Georgia rurale, è ossessionato da teorie complottiste. Convinto che Michelle Fuller, potente CEO di un’azienda farmaceutica, sia un’aliena proveniente da Andromeda responsabile della scomparsa delle api e di altri disastri, decide di rapirla con l’aiuto del cugino Don. Inizia così un gioco grottesco e disturbante che mette a nudo il bisogno umano di inventare mostri per sopravvivere al caos.
A chi è consigliato? Bugonia è perfetto per chi ama il cinema d’autore che non teme di osare, con storie surreali che diventano specchi impietosi della realtà. Consigliato a chi ha apprezzato Povere creature! o The Killing of a Sacred Deer e ama il grottesco intelligente e satirico. Da evitare per chi non sopporta i cambi di registro, i tempi dilatati e l’umorismo nero tipico di Lanthimos.
Dopo il successo de La favorita e l’exploit di Povere creature!, Yorgos Lanthimos torna in concorso a Venezia e lo fa, ancora una volta, insieme a Emma Stone, musa e complice artistica di questa fase matura della sua carriera. Con Bugonia, il regista greco firma un’opera che conferma il suo stile inconfondibile: freddo, grottesco, capace di mettere lo spettatore a disagio anche mentre lo diverte.
Ma questa volta la satira si intreccia con un thriller psicologico che esplora le ossessioni e i deliri collettivi della contemporaneità. È un ritorno carico di aspettative, e Bugonia le affronta con il linguaggio unico e disturbante che contraddistingue il cinema di Lanthimos, offrendo uno sguardo personale ma non privo di scelte divisive.
Un rapimento che è molto più di un rapimento

Al centro del racconto troviamo Teddy (Jesse Plemons), un giovane apicoltore della Georgia rurale, devastato dal lutto per la madre, in coma a seguito di cure sperimentali somministrate dall’azienda farmaceutica guidata da Michelle Fuller (Emma Stone).
Ossessionato da teorie cospirazioniste, Teddy è convinto che Michelle non sia umana ma un’aliena proveniente da Andromeda, responsabile della scomparsa delle api e di altri disastri che affliggono il pianeta. Con l’aiuto del cugino Don, decide di rapirla per smascherare la sua vera natura e costringerla a contattare la “nave madre”. Quello che ne nasce è un gioco al massacro che alterna tensione, humor nerissimo e momenti di puro grottesco.
Il bisogno umano di inventare mostri

Sotto l’assurdità della trama, Bugonia rivela un’anima lucidissima. Lanthimos racconta come gli esseri umani abbiano bisogno di costruire mondi fittizi per sopravvivere al caos della realtà. Teddy diventa il simbolo di una società che preferisce individuare un nemico esterno – fosse anche un’aliena mascherata da imprenditrice – piuttosto che assumersi la responsabilità dei propri fallimenti. È una critica feroce ma profondamente umana, che non si limita a ridicolizzare il complottismo, ma ne indaga il bisogno emotivo, quel disperato tentativo di dare un senso a un mondo ingestibile.
Emma Stone e Jesse Plemons, anime opposte di un incubo

Il cuore emotivo del film è il confronto tra Michelle e Teddy. Emma Stone offre un’interpretazione glaciale e magnetica: Michelle Fuller è un personaggio enigmatico, sospeso tra distacco e fragilità, capace di restare inafferrabile fino alla fine. Jesse Plemons, invece, trasforma Teddy in un antieroe tragico, fragile e disperato, un uomo che cerca risposte e trova solo altri abissi. Aidan Delbis nei panni del cugino Don aggiunge sfumature di comicità surreale senza mai scivolare nel caricaturale, mentre le presenze di Alicia Silverstone e Stavros Halkias arricchiscono il contesto con apparizioni brevi ma incisive.
Un equilibrio instabile tra commedia e thriller

Se confrontato con Eddington – con cui condivide il tema del complottismo e persino la mano produttiva di Ari Aster – Bugonia appare più focalizzato e incisivo, capace di portare avanti la sua riflessione senza disperdersi in troppe deviazioni. Eppure, Lanthimos non rinuncia al suo vizio più riconoscibile: il continuo cambio di registro. Il film passa dal dramma puro alla commedia grottesca, dal thriller psicologico alla satira feroce, senza trovare mai un equilibrio stabile. Questa instabilità, però, non è un difetto puro: è parte integrante del fascino di Bugonia, che vive proprio della sua imprevedibilità.
Il caos che ci meritiamo

Bugonia non è un film perfetto – i continui cambi di tono e la commistione di registri rischiano, a tratti, di disperdere l’attenzione – ma è un’opera potente, viva e necessaria. È cinema che osa, che diverte e inquieta, che mette lo spettatore di fronte al proprio bisogno di inventare mostri per dare un senso al caos. Con tutti i suoi eccessi e i suoi difetti, Bugonia conferma Yorgos Lanthimos come uno degli autori più audaci e interessanti del panorama contemporaneo, capace di trasformare il grottesco in una lente spietata sulla nostra realtà.
La recensione in breve
Con Bugonia, Yorgos Lanthimos torna a Venezia insieme a Emma Stone per raccontare un thriller grottesco che mescola satira sociale, black comedy e dramma psicologico. Attraverso la storia di Teddy, un apicoltore ossessionato dai complotti, e della potente CEO Michelle Fuller, il film esplora il bisogno umano di inventare mostri per sopravvivere al caos. Con un cast in stato di grazia e un’estetica fredda e disturbante, Bugonia colpisce per lucidità e originalità, pur soffrendo di un equilibrio instabile tra i diversi registri narrativi.
Pro
- Cast eccellente, con Emma Stone glaciale e Jesse Plemons intenso e umano.
- Temi universali e attuali, affrontati con sarcasmo e lucidità.
- Regia e stile visivo unici.
- Satira pungente, capace di divertire e inquietare allo stesso tempo.
Contro
- Equilibrio instabile tra i registri, con passaggi bruschi tra commedia, thriller e dramma.
- Alcune sequenze ridondanti che rallentano il ritmo.
- Scelte stilistiche divisive, che potrebbero allontanare parte del pubblico.
- Voto CinemaSerieTV
