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Home » Film » Recensioni film » Companion, la recensione: e se gli androidi dicessero basta?

Companion, la recensione: e se gli androidi dicessero basta?

La nostra recensione di Companion, thriller fantascientifico in uscita nelle nostre sale da giovedì 30 gennaio.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani30 Gennaio 2025
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Companion
Il manifesto ufficiale del film - fonte: Warner Bros. Pictures
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Il film: Companion, 2025. Diretto da: Drew Hancock. Genere: Thriller, Fantascienza. Cast: Sophie Thatcher, Jack Quaid, Lukas Gage, Megan Suri, Harvey Guillen. Durata: 97 minuti. Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa, in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Trama: La morte improvvisa di un milionario dell’hi-tech porta scompiglio nel corso di un tranquillo weekend di villeggiatura all’interno della casa del magnate. Nella sua dimora, sono infatti state invitate alcune coppie, tra cui quella formata da Iris e dal suo partner; un weekend che presto diventerà un incubo ed occhi aperti.

A chi è consigliato? Companion è la proposta perfetta per tutti coloro che sono alla ricerca di un film alternativo per trascorrere un San Valentino al cinema: satira fantascientifica sulla tossicità di alcune relazioni sentimentali, il film di Drew Hancock è anche il lungometraggio più consigliato per chi è inoltre alla ricerca di un cinema di genere che sappia intrattenere senza essere troppo autoindulgente o serioso.


E se gli androidi non solo si ribellassero al controllo degli esseri umani, ma decidessero di emanciparsi completamente dalle storture e dalle tossicità relazionali della società contemporanea? Materia che da decenni e decenni ha alimentato l’acuta fantasia della letteratura di genere e, di conseguenza, di film e serie televisive più o meno recenti. Con queste premesse, Companion di Drew Hancock si presenta allo spettatore di riferimento come un ibrido affascinante e curioso di alcuni di questi contenuti e suggestioni tematiche, con un piglio ed un target tuttavia molto meno raffinato di quello che si potrebbe credere a prima vista.

Nella nostra recensione di Companion, in uscita nelle nostre sale a partire da giovedì 30 gennaio con Warner Bros. Pictures, vi racconteremo la storia del film sci-fi con protagonisti due ottimi Jack Quaid e Sophie Thatcher, i film, le serie e i romanzi da cui sembra prendere a piene mani idee ed omaggi, e del perché il film dai produttori di Barbarian sia, a conti fatti, un pregevolissimo prodotto di intrattenimento senza però essere del tutto indimenticabile o semplicemente fresco ed originale.

Di cosa parla Companion?

Companion
Sophie Thatcher in una scena del film – fonte: Warner Bros. Pictures

Ci troviamo in un presente alternativo: Iris (Sophie Thatcher) e i suoi amici vengono invitati a visitare la lussuosa tenuta in riva al lago del più celebre miliardario del momento (Rupert Friend), ideatore e finanziatore dell’applicazione di appuntamenti di maggior successo di sempre: FindYourCompanion.com si rivolge a tutte le persone stanche di essere ignorate sulle app di incontri e garantisce di trovare un compagno o una compagna adatti a tutti e tutte. Durante la visita di Iris, però, il ricco padrone di casa muore improvvisamente, coinvolgendo la protagonista, il suo insicuro fidanzato (Jack Quaid) e gli ospiti in una bizzarra e pericolosa catena d’eventi che porterà a galla colpi di scena semplicemente inaspettati e che mozzeranno il fiato agli ignari spettatori cinematografici.

Dal regista e sceneggiatore Drew Hancock e dagli stessi produttori dell’horror Barbarian che qualche anno fa fece molto parlare di sé quando debuttò in Italia sulla piattaforma di streaming di Disney+, Companion è un thriller sci-fi che sa giocarsi bene le sue carte, mescolando con intelligenza e sapienza diversi generi cinematografici, e tenendo così sempre alta l’attenzione (e la tensione) del pubblico che affollerà le sale nostrane a partire da giovedì 30 gennaio. Se la pellicola di Hancock inizia come una commedia sentimentale standard, la scrittura del film vira velocemente verso altri lidi narrativi e contenutistici, esplorando le infinite possibilià del thriller, della fantascienza, fino ad alcune incursione graditissime nelle tinte horror più contemporanee.

Se gli androidi potessero provare emozioni vere

Jack Quaid
Jack Quaid in una scena di Companion – fonte: Warner Bros. Pictures

Però parliamoci subito chiaro: Companion non è un film assolutamente originale. Benché basato su una sceneggiatura (curata dallo stesso regista Drew Hancock) non adattata da nessun medium precedentemente stampato o pubblicato ed essendo quindi tutta farina nel sacco del cineasta statunitense, la pellicola di genere in arrivo nelle nostre sale con la distribuzione di Warner Bros. Pictures fatica tuttavia a trovare una propria identità di “genere”, incastrato com’è tra omaggi e rimandi a letteratura e cinematografia del passato (anche abbastanza recente) che lo rendono sì appetibile ed entertaining, ma privo di quello spessore che invece vorrebbe tutto sommato possedere e trasmettere allo spettatore meno smaliziato.

Il film di Drew Hancock mescola fantascienza e riflessioni sull’umanità di oggi, proponendo alla sua audience di riferimento una trama intrigante che esplora le relazioni tra esseri umani e intelligenze artificiali. Ambientato in un presente alternativo dove la tencologia e l’intelligenza artificiale hanno plasmato per sempre le strategie di interazione sociale, racconta la storia di un individuo che si ritrova a fare i conti a modo proprio con un’IA avanzata, progettata per essere una sorta di partner perfetta. Companion non si limita però a esplorare le dinamiche tecnologiche (così come i pericoli e i limiti etico-morali di esse), ma si addentra in un terreno più profondo, interrogandosi sulla solitudine, l’alienazione e il desiderio di connessione che caratterizzano la vita umana contemporanea.

Da Ishiguro a Westworld

Companion
Jack Quaid e Sophie Thatcher in una scena – fonte: Warner Bros. Pictures

Se proprio dovessimo ricercare un punto di forza inattacabile del film in questione, diremmo che risiede tutto nella scrittura di Hancock, che riesce a creare un’atmosfera di tensione emotiva e introspezione senza mai scivolare nel melodramma più becero. Le interazioni tra i personaggi, sia umani che artificiali, sono ben costruite, ed il cineasta statunitense (sebbene non ancora rodato in quel di Hollywood) è audace nel porre domande morali e filosofiche senza essere troppo esplicito o didascalico. Con Companion, Hancock esplora quindi le implicazioni etiche e morali di avere un “compagno” creato su misura, evidenziando quanto una relazione con un’intelligenza artificiale possa essere tanto complessa quanto quelle tra esseri umani.

Tematiche ed elementi narrativi già ampiamente sviluppati in passato, sia nella letteratura di fantascienza più raffinata, che nel mondo dell’audiovisivo destinato al piccolo e al grande schermo. Guardando per la prima volta Companion, è impossibile non immaginare Drew Hancock alle riverenti prese con le opere letterarie di Kazuo Ishiguro (in primis, il romanzo “Non lasciarmi”) e di Ira levin, che con “La fabbrica delle mogli” ha dato vita a due adattamenti cinematografici di tutto rispetto: il primo, omonimo, nel 1975, poi nel 2004 è arrivato il remake camp e sopra le righe La moglie perfetta con Nicole Kidman. Radici letterarie sci-fi che il cinema e la serialità più contemporanee hanno sfruttato portando sul grande e sul piccolo schermo capolavori di genere, quali ad esempio Ex Machina di Alex Garland e il Westworld targato HBO. Tutte reference multimediali che hanno reso Companion quello che è, agli occhi di tutti gli spettatori.

Bello, ma fin troppo familiare

Sophie Thatcher
Sophie Thatcher in un momento di Companion – fonte: Warner Bros. Pictures

In definitiva, Companion è una visione cinematografica tutto sommato coinvolgente che offre spunti di riflessione sulla natura dell’amore, della compagnia e della solitudine nell’era della tecnologia avanzata. Drew Hancock riesce a bilanciare l’elemento fantastico con la profondità emotiva, facendo di questo lungometraggio un’ottima scelta in sala per chi ama le storie di fantascienza che non si limitano a immaginare solamente futuri lontani, ma che si concentrano altresì sulle verità universali della condizione umana.

Nonostante tutto questo, la pellicola fantascientifica con due ottimi Sophie Thatcher e Jack Quaid non lascia purtroppo spazio a manovre o letture più profonde ed originali a causa della sua natura derivativa e poco originale in nuce. Pur con tutte le più buone intenzioni, Companion non riesce difatti ad innalzarsi al di sopra di film o serie che lo hanno preceduto e che hanno raccontato gli stessi contenuti, forse anche meglio. Un po’ un peccato per un film sicuramente appassionante e superficialmente coinvolgente, ma troppo, troppo familiare.

La recensione in breve

6.5 Derivativo

Il thriller fantascientifico di Drew Hancock si avvale delle ottime performance dei suoi due protagonisti (un sempre più lanciato Jack Quaid e una straordinaria Sophie Thatcher), eppure non lascia purtroppo spazio a manovre o letture più profonde ed originali a causa della sua natura derivativa e poco originale in nuce. Pur con tutte le più buone intenzioni, Companion non riesce difatti ad innalzarsi al di sopra di film o serie che lo hanno preceduto e che hanno raccontato gli stessi contenuti, forse anche meglio.

Pro
  1. Le interpretazioni del cast, in particolar modo quella di Sophie Thatcher
  2. La scrittura del film, intrigante e che tiene sempre sulle spine
  3. I rimandi e gli omaggi a cinema e tv fantascientifica del passato
Contro
  1. Purtroppo, la sua natura derivativa non lo rende un film indimenticabile
  2. Seppur con una buona scrittura, la regia di Hancock non lascia il segno
  3. Non tutto è originale, e molti spettatori potrebbero trovarlo troppo familiare
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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