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Home » Film » Recensioni film » Coward, la recensione: Lukas Dhont firma un melodramma queer devastante e pieno di grazia

Coward, la recensione: Lukas Dhont firma un melodramma queer devastante e pieno di grazia

Coward è un intenso melodramma queer di guerra: Lukas Dhont firma un film romantico, doloroso e visivamente splendido.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana22 Maggio 2026Aggiornato:22 Maggio 2026
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Una scena di Coward
Una scena di Coward
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Dopo Girl e Close, Lukas Dhont continua il suo percorso dentro la fragilità emotiva e l’identità queer con Coward, probabilmente il suo film più maturo e controllato. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, il film utilizza il contesto bellico non tanto per raccontare la guerra in sé, ma per parlare di desiderio, paura, mascolinità e bisogno disperato di connessione umana.

Il risultato è un melodramma romantico doloroso e delicatissimo, capace di alternare brutalità e tenerezza con una naturalezza impressionante.

Una storia d’amore tra le trincee

Una scena di Coward
Una scena di Coward

La storia segue Pierre e Francis, due giovani soldati belgi che si incontrano sul fronte durante la Grande Guerra. Pierre è introverso, silenzioso, quasi invisibile agli occhi degli altri soldati. Francis invece è carismatico, teatrale, magnetico: organizza spettacoli drag e numeri musicali per intrattenere le truppe e regalare ai soldati qualche momento di evasione dall’orrore quotidiano.

Da questo incontro nasce lentamente una relazione fatta prima di sguardi, silenzi e piccoli gesti, poi di desiderio e amore vero. Dhont costruisce il loro rapporto con enorme pazienza, evitando quasi sempre il melodramma facile. È un sentimento che cresce sottotraccia, nel modo in cui i due si osservano, si sfiorano, si cercano anche nei momenti più devastanti della guerra.

Un film girato con enorme maestria

Dal punto di vista visivo, Coward è probabilmente il film più bello di Dhont. La fotografia di Frank van den Eeden alterna il fango, il sangue e il grigiore delle trincee a momenti quasi sospesi, morbidi, luminosi, soprattutto durante gli spettacoli organizzati da Francis. Le scene musicali diventano veri spazi di fuga emotiva, quasi irreali, dove il film smette temporaneamente di essere un war movie e si trasforma in qualcosa di profondamente umano e romantico.
La regia è elegantissima ma mai fredda: Dhont filma i corpi, gli sguardi e il desiderio con una sensibilità rara. Anche nei momenti più duri, il film mantiene sempre una delicatezza emotiva incredibile.

Emmanuel Macchia e Valentin Campagne sono il cuore del film

Gran parte della forza del film nasce dalla chimica impressionante tra i due protagonisti.
Emmanuel Macchia, praticamente esordiente, è straordinario nel ruolo di Pierre. Riesce a comunicare quasi tutto attraverso gli occhi e il linguaggio del corpo: paura, desiderio, confusione, amore. È una performance trattenuta ma potentissima.

Valentin Campagne invece porta nel film energia, sensualità e vulnerabilità. Il suo Francis è teatrale, provocatorio, ma anche profondamente fragile. Dietro la sicurezza da performer si percepisce continuamente la paura di perdere quell’unico spazio di libertà che la guerra, paradossalmente, gli sta concedendo. Insieme funzionano in maniera perfetta.

Alcune sequenze arrivano dritte al cuore

Ci sono momenti in Coward che colpiscono davvero nel profondo. Dhont riesce a creare scene di una dolcezza quasi devastante proprio perché inserite dentro un contesto di morte continua. I momenti di intimità tra Pierre e Francis non servono soltanto a raccontare una relazione queer, ma diventano una forma di resistenza emotiva contro la brutalità della guerra.

E il film trova la sua forza più grande proprio lì: nel contrasto continuo tra l’orrore del fronte e la possibilità, anche minuscola e fragile, di amare qualcuno. Alcune sequenze – soprattutto il primo bacio e certe scene notturne tra i due protagonisti – sono girate con una sensibilità che poche volte ci è capitato di trovare sul grande schermo.

Un film più maturo di Dhont

Dhont in Coward è più sobrio e controllato rispetto ai due film che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Coward rimane un film intensamente sentimentale, ma evita quasi gli eccessi melodrammatici e lascia respirare i personaggi.

Qualche passaggio resta un po’ prevedibile e la parte centrale avrebbe forse potuto essere leggermente più compatta, ma nel complesso il film trova un equilibrio molto più maturo rispetto ai lavori precedenti del regista.

Un grande melodramma romantico e queer

Coward è un film sulla guerra, ma soprattutto è un film sull’amore e sul diritto di esistere anche nei luoghi più ostili. Dhont prende il classico melodramma romantico e lo inserisce dentro uno dei contesti più brutali della storia europea, riuscendo però a mantenere sempre il focus sulle emozioni e sull’umanità dei suoi personaggi.

È un cinema delicato, sensibile, pieno di dolore ma anche di grazia. E soprattutto è uno di quei film che riescono davvero a lasciare qualcosa addosso anche dopo la fine dei titoli di coda.

La recensione in breve

9.0 Devastante

on Coward, Lukas Dhont firma il suo film più maturo e struggente: una storia d’amore queer ambientata durante la Prima guerra mondiale che unisce brutalità e tenerezza con grande sensibilità. Attraverso la relazione tra Pierre e Francis, due giovani soldati che si innamorano al fronte, il regista racconta il desiderio, la paura e il bisogno umano di connessione dentro l’orrore della guerra. Visivamente magnifico, girato con enorme eleganza e interpretato splendidamente da Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, il film contiene scene davvero capaci di toccare il cuore.

Pro
  1. Regia visivamente splendida
  2. Due protagonisti straordinari
  3. Scene di enorme forza emotiva
  4. Grande sensibilità nel racconto queer
  5. Fotografia e costumi magnifici
Contro
  1. Alcuni passaggi un po’ prevedibili
  2. Parte centrale leggermente dilatata
  • Voto CinemaSerieTV 9.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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