Il cinema sugli squali continua a sopravvivere grazie a una formula tanto semplice quanto resistente: isolare un gruppo di persone in mezzo all’acqua e trasformare ogni movimento sotto la superficie in una possibile minaccia. Dopo decenni di imitazioni de Lo squalo, però, non basta più mostrare una pinna e qualche vittima trascinata negli abissi. Film come Open Water, Paradise Beach – Dentro l’incubo, Under Paris o persino operazioni volutamente assurde come Sharknado hanno dimostrato che, per distinguersi, è necessario almeno trovare una prospettiva riconoscibile.
Deep Water – Incubo dagli abissi tenta di farlo unendo due generi già molto codificati: il disaster movie aereo e lo shark movie. Prima un volo intercontinentale precipita nell’oceano, poi i pochi sopravvissuti devono difendersi da un branco di squali mako mentre attendono soccorsi che potrebbero non arrivare. Sulla carta, l’idea possiede un’immediatezza perfetta per un film di pura evasione. Nella pratica, Renny Harlin costruisce un’opera che trova qualche slancio nelle sequenze d’azione, ma resta appesantita da personaggi schematici, dialoghi prevedibili e una seconda metà incapace di produrre una vera tensione.
Un incidente aereo in acque infestate dagli squali

Un volo diretto da Los Angeles a Shanghai attraversa l’oceano con 257 persone a bordo. Ai comandi ci sono Rich, capitano prossimo alla pensione interpretato da Ben Kingsley, e il primo ufficiale Ben, al quale Aaron Eckhart conferisce l’aria stanca di un uomo tormentato sia dai problemi professionali sia da una vita privata che preferisce evitare.
Tra i passeggeri ci sono famiglie, coppie, membri dell’equipaggio e Dan, un uomo aggressivo e sgradevole che porta nella stiva una valigia piena di apparecchiature elettroniche difettose. Quando il bagaglio prende fuoco, l’incendio provoca una serie di esplosioni che danneggia gravemente l’aereo e costringe i piloti a tentare un ammaraggio di fortuna.
L’impatto divide il velivolo in più sezioni e lascia in vita soltanto una trentina di persone. Mentre Ben cerca di organizzare i superstiti e mettere in mare le zattere, qualcuno si accorge che il segnale di emergenza potrebbe non essere stato inviato correttamente. Il problema più urgente, tuttavia, emerge dall’acqua: un branco di squali mako ha individuato i naufraghi e comincia a muoversi intorno ai resti dell’aereo.
Due disaster movie sovrapposti, ma senza una vera identità

La prima parte di Deep Water – Incubo dagli abissi è costruita come un classico disaster movie aeroportuale. Harlin introduce rapidamente l’equipaggio, i passeggeri e i conflitti personali destinati a esplodere insieme all’aereo. La struttura richiama apertamente il cinema catastrofico degli anni Settanta, nel quale una comunità eterogenea veniva radunata all’interno di uno spazio chiuso prima che un incidente mettesse alla prova carattere, egoismo e capacità di sacrificio.
Il problema è che quasi nessun personaggio supera il livello dell’archetipo. Ben è il pilota competente ma emotivamente ferito, Rich il veterano vicino al ritiro, Cora la giovane costretta ad assumersi una responsabilità più grande di lei, mentre Dan è così insistentemente odioso da sembrare costruito soltanto per spingere il pubblico ad aspettarne la morte. Le relazioni sono definite attraverso pochi dettagli funzionali e i traumi personali vengono utilizzati come scorciatoie emotive, senza riuscire a dare profondità al gruppo.
Quando il film passa dall’incidente aereo all’attacco degli squali, non avviene una vera trasformazione. Cambia la minaccia, ma la narrazione continua a procedere attraverso situazioni e reazioni già viste: persone che ignorano gli ordini, tentativi di salvataggio improvvisati, gesti eroici e vittime selezionate secondo una logica facilmente intuibile.
La combinazione tra aereo precipitato e squali non è neppure del tutto nuova, soprattutto dopo No Way Up. Per questo l’ibridazione avrebbe richiesto una maggiore inventiva nel modo di sfruttare i resti del velivolo, gli spazi sommersi e la precarietà delle zattere. Il film usa questi elementi, ma raramente li trasforma in qualcosa di davvero memorabile.
L’incidente aereo è la sequenza migliore del film

Renny Harlin conserva comunque una notevole esperienza nella gestione dell’azione. Il regista di Cliffhanger, Die Hard 2 e Deep Blue Sea sa come costruire un’escalation fisica e dare movimento a una sequenza caotica. Non sorprende quindi che l’ammaraggio rappresenti la parte più riuscita del film.
L’incendio nella stiva innesca una catena di eventi sempre più distruttivi: la fusoliera viene perforata, i passeggeri vengono risucchiati all’esterno, gli oggetti presenti nella cabina si trasformano in proiettili e uno dei motori prende fuoco. Harlin orchestra l’intera sequenza con un’efficacia spettacolare che, pur senza raggiungere l’intensità dei suoi lavori migliori, riesce a comunicare il panico e la violenza dell’incidente.
Anche l’impatto con l’acqua è girato con un certo gusto per l’eccesso. Il velivolo si spezza, il mare invade le sezioni rimaste integre e i pochi sopravvissuti devono orientarsi tra corpi, lamiere e cavi elettrici. È il momento in cui Deep Water – Incubo dagli abissi si avvicina maggiormente al tipo di intrattenimento dichiaratamente esagerato che avrebbe potuto sostenere tutto il film.
Dopo questa sequenza, però, l’energia si riduce. L’attesa dell’arrivo degli squali occupa gran parte della prima ora, ma non viene accompagnata da un lavoro sufficiente sui personaggi o sulla suspense. Quando finalmente la minaccia compare, il film ha già consumato buona parte del proprio tempo senza creare un coinvolgimento autentico.
Squali più sanguinosi che spaventosi

La seconda metà punta soprattutto sull’impatto diretto degli attacchi. Gli squali compaiono attraverso pinne, sagome illuminate dal basso e improvvise esplosioni di violenza, ma la regia privilegia quasi sempre l’aggressione visibile rispetto all’attesa.
È una scelta che rende il film più cruento che inquietante. Le vittime vengono morse, ferite o trascinate sott’acqua, ma raramente le scene riescono a costruire quel senso di vulnerabilità che dovrebbe caratterizzare un racconto ambientato in mare aperto. Il pubblico vede arrivare il pericolo, comprende chi rischia maggiormente e spesso può anticipare l’esito delle sequenze.
Harlin aveva già affrontato gli squali con Deep Blue Sea, film tutt’altro che raffinato ma capace di comprendere pienamente la propria natura. Quell’opera possedeva un’energia giocosa, un ritmo aggressivo e una consapevolezza dell’assurdità della premessa. Deep Water – Incubo dagli abissi, invece, sembra incerto tra il desiderio di essere un B-movie spettacolare e la volontà di attribuire un peso drammatico ai propri personaggi.
Il tono serio non è sostenuto da una scrittura abbastanza solida, mentre l’azione non è libera di abbracciare completamente l’eccesso. Ne deriva un film che non riesce né a spaventare davvero né a divertire con la sfrontatezza necessaria.
Aaron Eckhart e Ben Kingsley intrappolati in ruoli prevedibili

Aaron Eckhart interpreta Ben con la consueta affidabilità. L’attore riesce a trasmettere l’ostinazione e la stanchezza del personaggio, ma la sceneggiatura gli affida un percorso emotivo estremamente convenzionale. Il legame che sviluppa con Cora dovrebbe spingerlo a riconsiderare la propria situazione familiare, ma viene costruito attraverso passaggi troppo rapidi e dialoghi che rendono evidente la funzione narrativa di ogni momento.
Ben Kingsley presta autorevolezza al capitano Rich, introdotto mentre canta Fly Me to the Moon in un locale karaoke. È un’apertura volutamente leggera, pensata per umanizzare il personaggio prima della catastrofe, ma il ruolo rimane limitato e non offre all’attore materiale particolarmente stimolante.
A lasciare il segno è soprattutto Angus Sampson nei panni di Dan. Il personaggio è scritto in maniera esasperata, ma l’attore ne abbraccia completamente la natura sgradevole e riesce almeno a produrre una reazione netta nel pubblico. Ogni sua apparizione genera conflitto, anche se il film insiste talmente tanto sulla sua arroganza da trasformarne il destino in una delle svolte più facili da prevedere.
Gli altri passeggeri vengono presentati attraverso caratteristiche minime: il ragazzo impacciato interessato a un’assistente di volo, i due compagni di e-sport, la nonna combattiva e i membri di una famiglia già segnata da tensioni. Alcune di queste figure dovrebbero suscitare empatia, ma la quantità di personaggi e il poco tempo dedicato a ciascuno impediscono alla maggior parte delle morti di avere un vero peso.
Un film che conosce la formula, ma non sa rinnovarla

Deep Water – Incubo dagli abissi non è privo di competenza. Harlin sa ancora gestire un grande incidente, il film ha una confezione più solida rispetto a molti titoli sugli squali destinati direttamente al mercato digitale e alcune immagini degli animali che si muovono sotto le zattere conservano una discreta efficacia.
Ciò che manca è una ragione concreta per ricordarlo. La sceneggiatura riprende situazioni, tipi umani e dinamiche già utilizzati infinite volte, senza aggiungere ironia, invenzioni visive o una tensione psicologica capace di distinguere il racconto. Persino la combinazione tra disastro aereo e attacco marino viene sviluppata nel modo più lineare possibile.
Il film sembra confidare nel fatto che due minacce siano automaticamente più coinvolgenti di una. In realtà, il doppio disastro mette ancora più in evidenza la fragilità della scrittura: la caduta dell’aereo fornisce la sequenza più spettacolare, mentre gli squali arrivano troppo tardi e non riescono a sostenere da soli la seconda parte.
Resta un prodotto di intrattenimento rumoroso, sanguinoso e facilmente accessibile, adatto a chi cerca un disaster movie privo di particolari complicazioni. Chi conosce bene il genere, però, troverà ben poco che non abbia già visto in versioni più tese, più inventive o semplicemente più divertenti.
La recensione in breve
Deep Water - Incubo dagli abissi combina un disastro aereo e un attacco di squali in un film d’azione che trova il proprio momento migliore nell’ammaraggio, ma perde progressivamente tensione a causa di personaggi superficiali, dialoghi convenzionali e una seconda parte priva di vere sorprese.
PRO
- La lunga sequenza dell’incidente aereo è spettacolare e ben orchestrata.
- Renny Harlin conserva una buona capacità di dirigere l’azione.
- Aaron Eckhart offre una prova solida nonostante la debolezza del personaggio.
- Angus Sampson rende memorabile il passeggero più insopportabile del gruppo.
- La produzione è più curata rispetto alla media degli shark movie a basso costo.
CONTRO
- I personaggi sono ridotti quasi sempre a semplici stereotipi.
- Gli squali entrano in scena troppo tardi e generano poca suspense.
- I dialoghi sono pieni di cliché e spiegano in modo meccanico i conflitti.
- La combinazione tra incidente aereo e shark movie non viene sfruttata con sufficiente inventiva.
- Il tono resta indeciso tra dramma serio e B-movie esagerato.
- Voto CinemaSerieTv
