IL film: Duse, 2025. Diretto da: Pietro Marcello. Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Fanni Wrochna, Noémie Merlant, Fausto Russo Alesi, Edoardo Sorgente, Vincenzo Nemolato, con la partecipazione di Noémie Lvovsky. Genere: Drammatico. Durata: 125 min. Dove l’abbiamo visto: alla Mostra d’arte cinematografica di Venezia
Trama: Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma, nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico. Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita.
A chi è consigliato?: a chi vuole vedere un biopic non tradizionale che non celebra un’icona, ma che ne restituisce un ritratto più intimo e umano. A chi crede nella necessità di difendere l’arte e la cultura come uno strumento di libertà.
Se c’è una città che ha saputo restituire a Eleonora Duse una nuova immagine che lei cercava, quella è Venezia. Non la Venezia da cartolina, bensì quella dal fascino decadente, malinconico e allo stesso tempo bello e splendente. Un posto dove potersi specchiare, tra i suoi calli e i suoi canali, per ritrovare se stessi. E non è un caso che proprio qui dove ci troviamo a scrivere, alla 82sima Mostra del cinema di Venezia, sia stato proiettato per la prima volta il nuovo film di Pietro Marcello (di ritorno al Lido dopo Martin Eden) incentrato sulla più grande icona teatrale di sempre.
Perché con il paesaggio lagunare Eleonora Duse condivideva proprio la stessa natura: libera e fragile; sospesa tra il declino e la resistenza. In tale dualismo è presente un filo legato al nostro tempo: in un mondo dove tutto sembra sprofondare nell’omologazione e nella perdita di senso, è essenziale continuare riaffermare la centralità dell’arte come chiave per risvegliare i nostri animi e le nostre coscienze. E farlo anche in condizioni difficili. Questo sembra suggerire il film Duse, dove la cornice della Serenissima fa da sfondo a una Valeria Bruni Tedeschi in stato di grazia.
Non un biopic tradizionale

Se c’è una cosa che si può affermare con certezza, è che Duse è tutto fuorché un biopic tradizionale che ripercorre con linearità la vita e i successi di un’icona. Al contrario, Marcello sceglie una strada più tortuosa: raccontare lo spirito della grande diva del teatro, e la sua urgenza di sfidare il tempo e la storia. Il film mostra gli ultimi anni dalla vita di Eleonora Duse, la fine della sua carriera e al tempo stesso il suo desiderio di tornare a ricalcare il palco un’ultima volta dopo anni di assenza, in un contesto dove i cambiamenti segnati dalla fine della guerra e dall’avvento del fascismo minacciano di toglierle tutto.
Non c’è cronologia, ma un’occhio indagatore della macchina da presa capace di catturare l’imprevedibile. Ci sono atmosfere, sguardi, gesti e frammenti. In questo Marcello è bravissimo nel far emergere tutto il suo background da documentarista (tra i suoi documentari più celebri ricordiamo: Il passaggio della linea, La bocca del lupo e Futura), non limitandosi a raccontare la storia, ma a restituirne la sua verità più profonda. Non c’è una celebrazione dell’icona, ma il tentativo di carpire le sfumature, le fragilità e la fatica di una donna spinta dall’urgenza di resistere attraverso l’arte, di credere nella forza del teatro.
Tra passato e presente

Il film è in questo senso un atto politico che collega passato e presente, consegnandoci non un personaggio idealizzato, ma un’anima che ritorna in scena dopo un periodo di assenza e nel momento più difficile dell’Italia, nella convinzione che l’arte debba resistere alle minacce della storia. Questo risulta come non mai attuale, proprio in una contemporaneità dove l’arte e la cultura viaggiano su un filo sospeso tra declino e resilienza. Marcello è quindi abile nel non rifugiarsi nella retorica e nel sensazionalismo, ma nel costruire un dialogo con il presente attraverso una voce che continua a riecheggiare, chiedendoci fare nostra la sua lezione in un mondo che sembra aver perso la bussola, la speranza e l’empatia verso il prossimo.
A rendere vivo questo aspetto è soprattutto la straordinaria performance di Valeria Bruni Tedeschi. Fragile nel corpo ma piena di energia dentro. L’attrice franco-italiana (candidata alla vittoria per la Coppa Volpi?) riesce a cristallizzare le sfumature intime della Duse, in alcuni momenti indulgendo eccessivamente all’enfasi, ma senz’altro restituendo complessivamente un ritratto credibile e soprattutto umano. La sua prova è senza ombra di dubbio il cuore pulsante del film. Duse è uno dei cinque titoli italiani presentati in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia del 2025 e uscirà nelle Sale Italiane il 18 settembre.
La recensione in breve
Duse non è un biopic tradizionale, ma un racconto intimo della grande diva del teatro capace di segnare un'epoca e di riaffermare il bisogno di difendere l'arte e la cultura come strumento di libertà, specialmente nei tempi più bui. Marcello non restituisce una Duse idealizzata, ma una Duse estremamente umana e piena di vita. Valeria Bruni Tedeschi è straordinaria.
Pro
- Valeria Bruni Tedeschi è straordinaria
- Non è un biopic tradizionale che celebra un'artista. Ma un cine-occhio capace di indagare le sfumature più intime di una voce fragile e piena di vita
- Il film mette in dialogo passato e presente, nel bisogno di difendere l'arte come strumento di libertà. E di farlo nei momenti più delicati
Contro
- Il alcuni momenti il film eccede nei toni, risultando stucchevole e fastidioso
- Voto CinemaSerieTV
