Il film: Eden, 2024. Diretto da: Ron Howard. Cast: Jude Law, Vanessa Kirby, Ana de Armas, Sydney Sweeney, Daniel Brühl, Toby Wallace, Felix Kammerer, Richard Roxburgh. Genere: Thriller di sopravvivenza, dramma storico. Durata: 129 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in lingua originale.
Trama: Negli anni ’30, due filosofi tedeschi si stabiliscono sull’isola disabitata di Floreana, nelle Galápagos, alla ricerca di un’utopia lontana dalla civiltà. Ma l’arrivo di altri coloni europei — tra cui una baronessa ambiziosa e una giovane famiglia — fa rapidamente degenerare la convivenza. Tensioni, isolamento e ambizioni personali alimentano un’escalation che trasforma il paradiso in un incubo.
A chi è consigliato? Agli appassionati di storie di sopravvivenza, e di Jude Law.
Fa un po’ sorridere che il nuovo lungometraggio di Ron Howard, una pellicola dalle ambizioni piuttosto serie in quanto adattamento di una curiosa storia vera, arrivi nelle sale europee (con diversi mesi di anticipo rispetto all’uscita americana, che avverrà quasi un anno dopo il debutto festivaliero a Toronto nel settembre del 2024) proprio nel periodo in cui lo stesso Howard, attore e regista che non si è mai tirato indietro dinanzi all’autoironia, è apparso nella serie The Studio interpretando un “sé stesso” dotato di grande vanità autoriale (quando nella realtà, e lui stesso lo ammetterebbe candidamente, è un bravo artigiano che ogni tanto si presta a progetti di un certo peso) e allergico ai commenti dei produttori su come eventualmente migliorare il film. Fa sorridere perché, al netto dell’effettivo esito artistico di ciò di cui andiamo a parlare nella nostra recensione di Eden, si tratta esattamente del tipo di progetto che il marketing dello studio potrebbe faticare a vendere al pubblico, il che forse spiega l’uscita anticipata nei territori internazionali, più stereotipicamente cinefili.
L’isola della speranza

La storia, dicevamo, si basa su eventi reali, verificatisi quasi un secolo fa sull’isola di Floreana, nelle Galapagos. Lì, nel 1929, si era trasferito dalla Germania il dottor Friedrich Ritter, al fine di rimanere isolato da una società borghese i cui ideali cozzavano con i suoi. Con lui la compagna Dora, che invece sperava che il cambio d’aria migliorasse le sue condizioni di salute. Nel 1932, ispirati dalle lettere che Ritter manda al vecchio continente e che vengono pubblicate sui giornali, arrivano i coniugi Wittmer con il figlio piccolo, pensando di potersi reinventare lontani dalla civiltà. Il dottore accetta, con riserva, la loro presenza, ma le cose peggiorano quando sbarca un secondo gruppo, guidato dalla sedicente baronessa austriaca Eloise Bosquet de Wagner Wehrhorn, la quale intende costruire un albergo di lusso. E così, l’idillio immaginato da Ritter e dalla famiglia Wittmer si trasforma gradualmente in un incubo…
Il dottor Ritter e le donne

Figura centrale dell’operazione è un tipicamente intenso Jude Law nei panni di Ritter, ruolo che calza a pennello per lo stile dell’attore inglese che spesso fa emergere un lato più oscuro a malapena celato sotto un’apparente freddezza, con abile supporto da parte di Vanessa Kirby che interpreta Dora. Un approccio che si contrappone logicamente a quello più caloroso di Daniel Brühl e Sydney Sweeney nei ruoli dei coniugi Wittmer (anche se la seconda, unica statunitense nel cast, nella versione originale fa un po’ fatica con l’accento tedesco richiesto per il personaggio e a livello recitativo è un po’ una presenza esterna rispetto agli altri interpreti). E poi, con la funzione più prettamente antagonistica, c’è Ana de Armas, la cui performance discontinua è in realtà coerente con l’evoluzione del suo personaggio, non sempre in grado di preservare le apparenze in nome di un capitalismo sfrenato.
Il giardino della discordia

A questo giro Howard ha anche partecipato alla stesura del soggetto insieme a Noah Pink, autore della sceneggiatura e già collaboratore del cineasta tramite la serie televisiva Genius (di cui Howard era produttore esecutivo insieme al socio Brian Grazer e regista del primo episodio). Un dettaglio che dovrebbe essere indicativo di un maggiore coinvolgimento personale nei confronti della materia trattata, poiché lui raramente ha un ruolo attivo e riconosciuto nella scrittura (è la quarta volta in quasi cinquant’anni di carriera registica per il grande schermo), ma è proprio la partecipazione emotiva di Howard a mancare all’appello, tra vedute magnifiche (ricreate in Australia, con solo alcune inquadrature strategiche provenienti dalle vere Galapagos) e una tensione psicologica che rimane superficiale, senza mai scavare nel profondo dell’animo delle figure coinvolte malgrado l’impegno generale del cast. Tutto molto freddo e calcolato, schematico secondo la formula di queste storie vere, talmente “finto” malgrado la fonte autentica che nemmeno l’apporto musicale di Hans Zimmer, alla nona collaborazione con il regista, riesce a restituire l’atmosfera selvaggiamente epica di un tempo che fu.
La recensione in breve
Ron Howard firma una storia (vera) di sopravvivenza il cui fare coerentemente caotico non riesce a celare la schematicità dell'operazione.
PRO
- Jude Law conferisce al progetto la sua classica intensità in subbuglio
- La ricostruzione storica e geografica è fatta bene
CONTRO
- Ana de Armas funziona solo a intermittenza
- La scrittura è molto schematica
- Sydney Sweeney non è in sintonia con il resto del cast a livello recitativo
- Voto CinemaSerieTV
