Dopo il successo dei primi due capitoli, Enola Holmes è diventata una delle poche saghe originali di Netflix capaci di conquistare davvero il pubblico. Il personaggio interpretato da Millie Bobby Brown ha trovato un equilibrio convincente tra il fascino dei romanzi di Nancy Springer, il ritmo del cinema d’avventura e un tono leggero che ha permesso alla serie di costruirsi un’identità ben riconoscibile, senza vivere soltanto all’ombra di Sherlock Holmes.
Con questo terzo capitolo, però, la sfida è diversa. Enola non è più una giovane detective alle prime armi, ma una donna che si trova davanti a decisioni destinate a cambiare la sua vita. La saga prova quindi a maturare insieme alla sua protagonista, senza rinunciare ai misteri, all’azione e all’ironia che l’hanno resa popolare. Il risultato è un sequel piacevole e ben confezionato, che conferma il fascino del personaggio ma fatica a trovare quella freschezza che aveva reso così divertenti le sue prime avventure.
Un terzo capitolo piacevole, ma ormai troppo familiare

Dopo due film che avevano saputo conquistare il pubblico grazie al loro equilibrio tra avventura, mistero e ironia, Enola Holmes 3 sceglie una strada diversa. Non prova ad alzare la posta attraverso colpi di scena più spettacolari o un caso più complesso, ma accompagna la protagonista in una fase completamente nuova della sua vita, raccontando il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
È una scelta coerente, perché anche il pubblico che ha seguito Enola fin dall’inizio è cresciuto insieme a lei. Il problema è che questa evoluzione resta più interessante sulla carta che sullo schermo. Il film introduce temi come il matrimonio, l’indipendenza femminile e il timore di perdere la propria identità, ma preferisce sfiorarli piuttosto che renderli davvero il cuore del racconto. Il risultato è un capitolo piacevole da seguire, costruito con la consueta eleganza della serie, ma incapace di dare la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di realmente nuovo.
Il mistero convince meno dei precedenti

Se c’è un elemento che rappresenta il vero passo indietro rispetto ai primi due film è proprio l’indagine.
La storia procede con ritmo costante e non annoia mai, ma il mistero manca di quella capacità di sorprendere che aveva reso così divertenti le precedenti avventure di Enola. Gli indizi risultano spesso troppo evidenti, molte deduzioni arrivano con facilità e la sceneggiatura preferisce accompagnare continuamente lo spettatore invece di lasciargli il piacere di ricostruire il puzzle insieme alla protagonista.
Anche l’ambientazione maltese, pur regalando scorci suggestivi e un’atmosfera diversa dal consueto scenario londinese, finisce per essere sfruttata soprattutto come cornice. I riferimenti alla storia coloniale dell’isola e ai conflitti politici aggiungono spessore al racconto, ma rimangono sullo sfondo senza incidere davvero sullo sviluppo della vicenda.
L’azione è ben dosata e alcune sequenze inseguimenti e combattimenti funzionano, ma il film sembra ormai molto più interessato ai personaggi che agli enigmi. È una scelta legittima, purché il percorso emotivo riesca davvero a compensare la perdita di tensione investigativa.
Millie Bobby Brown continua a reggere l’intero franchise

Ancora una volta è Millie Bobby Brown a sostenere gran parte del peso del film. L’attrice conosce perfettamente il personaggio e riesce a conservare quella spontaneità che ha sempre distinto Enola da molte altre protagoniste young adult. La rottura della quarta parete continua a funzionare, così come il suo modo di alternare ironia, intelligenza e determinazione senza trasformare mai il personaggio in un’eroina infallibile.
In questo capitolo, però, Enola è chiamata soprattutto a confrontarsi con sé stessa. Il vero interrogativo non riguarda soltanto il caso da risolvere, ma la donna che desidera diventare. Può sposarsi senza rinunciare alla propria libertà? Può costruire una famiglia senza perdere quella parte di sé che l’ha sempre resa diversa?
Sono domande interessanti, anche se la sceneggiatura preferisce non scavare troppo in profondità e torna rapidamente alle dinamiche dell’avventura.
Henry Cavill continua a essere un ottimo Sherlock Holmes, pur rimanendo ai margini della storia per buona parte del film, mentre Helena Bonham Carter conferisce come sempre grande personalità a Eudoria. Sharon Duncan-Brewster, nei panni di Moriarty, si conferma invece una presenza scenica convincente, anche se il personaggio avrebbe meritato uno sviluppo più consistente.
Una saga che deve trovare un nuovo equilibrio

Il cambio di regia, con Philip Barantini al posto di Harry Bradbeer, non modifica davvero l’identità della serie. Lo stile resta fedele ai capitoli precedenti, mantenendo il montaggio dinamico, le animazioni grafiche e il tono leggero che hanno sempre caratterizzato il franchise.
È probabilmente questa continuità a rappresentare sia il principale punto di forza sia il limite più evidente del film. Chi ha amato i primi due capitoli ritroverà esattamente ciò che si aspetta: personaggi familiari, dialoghi brillanti, inseguimenti, misteri e un’avventura adatta a un pubblico molto ampio. Allo stesso tempo, però, diventa sempre più evidente la necessità di dare alla saga una nuova identità. Dopo tre film la formula inizia a mostrare qualche segno di stanchezza e la sensazione è che il personaggio abbia ormai bisogno di affrontare casi più ambiziosi e moralmente più complessi.
Enola Holmes 3 resta quindi un buon intrattenimento, capace di confermare il fascino della protagonista senza però riuscire a regalarle un’avventura memorabile. È un sequel che si lascia guardare con piacere, ma che difficilmente verrà ricordato come il capitolo migliore della serie.
La recensione in breve
Enola Holmes 3 mantiene intatto il fascino della protagonista e conserva il tono leggero che ha reso popolare il franchise, ma propone un mistero meno coinvolgente e una storia che fatica a rinnovare davvero la formula. Il risultato è un sequel piacevole e ben interpretato, che conferma le qualità della saga senza riuscire a compiere il salto di qualità che ci si poteva aspettare.
PRO
- Millie Bobby Brown continua a essere perfetta nel ruolo di Enola.
- Ritmo sempre scorrevole e ottima cura della messa in scena.
- I temi legati alla crescita della protagonista aggiungono maggiore maturità al racconto.
CONTRO
- Il mistero è meno brillante rispetto ai precedenti capitoli.
- Alcuni spunti narrativi vengono solo accennati.
- La formula inizia a dare una sensazione di déjà-vu.
- Voto CinemaSerieTv
