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Home » Film » Recensioni film » Familia, la recensione: una storia nera di cronaca vera

Familia, la recensione: una storia nera di cronaca vera

Familia: Violenza domestica, patriarcato e mascolinità tossica al centro del film di Francesco Costabile presentato a Venezia 81.
Luigi SpedaleDi Luigi Spedale2 Ottobre 2024
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Barbara Ronchi in una scena tratta dal film, fonte: Medusa Film
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Il film: Familia, 2024. Regia: Francesco Costabile. Cast: Francesco Gheghi, Barbara Ronchi, Francesco Di Leva. Genere: Drammatico. Durata: 124 minuti. Dove l’abbiamo visto: In anteprima all’81ª Mostra del Cinema di Venezia .

Trama: : Luigi Celeste ha vent’anni e vive con la madre Licia e il fratello Alessandro. I tre, nonostante le difficoltà, sono uniti da un legame profondo. Da quasi dieci anni non hanno più notizie di Franco, compagno e padre, che ha reso l’infanzia dei due ragazzi e la giovinezza di Licia un ricordo fatto di paura e prevaricazione. Luigi vive la strada e, alla ricerca di un senso di appartenenza e di identità, si unisce a un gruppo di estrema destra dove respira ancora rabbia e sopraffazione. Un giorno Franco torna, rivuole i suoi figli, rivuole la sua famiglia, ma è un uomo che avvelena tutto ciò che tocca, rendendo così chi ama prigioniero della sua ombra. Quella di Luigi e della sua famiglia è una storia che arriva al fondo dell’abisso per compiere un percorso di rinascita, costi quel che costi.

A chi è consigliato: A chi è interessato ai film di denuncia sociale e alle storie drammatiche ispirate a reali fatti di cronaca nera. A chi apprezza le pellicole che affrontano tematiche di stringente attualità.


Presentato all’81ª Mostra del Cinema di Venezia nella Sezione Orizzonti, Familia è il secondo lungometraggio di finzione diretto da Francesco Costabile. Il film, tratto dal romanzo autobiografico Non sarà sempre così, scritto durante gli anni di detenzione da Luigi Celeste, narra le drammatiche vicende di una medio-piccola famiglia della periferia romana. Muovendosi costantemente a metà tra il melodramma nero e il romanzo di formazione, Costabile firma una pellicola dall’anima cruda intrisa di dolore, interessata ad esplorare tematiche sociali di stringente attualità. Familia è un’opera ricca di contaminazioni, che cerca di sfruttare diversi linguaggi e registri narrativi per setacciare gli angoli più profondi e oscuri del nostro paese.

Infatti, come dimostrano i suoi esordi da documentarista, Francesco Costabile si conferma un giovane cineasta centrato sull’oggi e focalizzato sulla contemporaneità. L’interesse principale del regista calabrese è quello di dialogare con gli spettatori raccontando il presente attraverso tutte le conflittualità che lo contraddistinguono. Ed è proprio per questo che Costabile sceglie di prendere spunto da un reale fatto di cronaca nera per trasfigurarlo e plasmarlo a suo uso e consumo, al fine di narrare una storia edificata intorno al concetto di violenza. Un tema che volutamente il regista non delimita al semplice ambito domestico, poiché connesso ad una riflessione socioculturale molto più ampia, che lega a doppio filo la mascolinità tossica con il concetto di patriarcato.

Tuttavia, il risultato può considerarsi riuscito solo fino a un certo punto. Perché, nonostante una prima parte complessivamente buona e le discrete prove attoriali, specie degli interpreti principali (Francesco Gheghi e Barbara Ronchi su tutti), nel terzo atto il film si perde in un finale confuso, poco calibrato e mal gestito, soprattutto perché eccessivamente caricato di una retorica e di un sentimentalismo per nulla necessari. Elementi, quest’ultimi, che mal si sposano con la lineare e cruda concretezza che aveva caratterizzato Familia fino a quel momento.

A casa tutto bene?

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Stefano Valentini, Barbara Rochi, Francesco De Lucia e Francesco Di Leva in una scena del film, fonte: Medusa Film

Ancora una volta dopo Una Femmina, la sua pellicola d’esordio, Francesco Costabile si ispira a circostanze e fatti realmente accaduti, per dipingere il quadro drammatico di una realtà attuale. Il quadro di una realtà domestica fatta di rabbia, violenza e prevaricazione che non si identifica con un contesto sociale specifico, legato ad esempio ad un ambiente di povertà o degrado, poiché rappresenta una piaga molto più diffusa. Infatti, come purtroppo sappiamo fin bene, le violenze domestiche o di genere hanno una natura trasversale.

Per questo la tragedia familiare dei Celeste diviene, per il regista calabrese, il punto di partenza per allargare lo sguardo su un male più profondo, radicato e, ancora oggi, troppo spesso dominante a livello culturale nel nostro paese, quello del patriarcato. Sotto questo profilo trova la sua spiegazione anche la scelta del titolo del film, che richiama, nel termine latino familia, quella concezione patriarcale che si imponeva sul nucleo familiare e domestico.

Uno dei maggiori punti di forza della pellicola di Costabile sono senza dubbio le prove recitative del cast, in particolare degli attori protagonisti. Barbara Rochi si è dimostrata decisamente a suo agio nei panni della fragile Licia, una donna debole vittima di un rapporto tossico e soggiogata da un marito prevaricatore che non è in grado di far uscire dalla sua vita. Ma la vera sorpresa di Familia è Francesco Gheghi, assolutamente convincente nel ruolo del protagonista Luigi Celeste, dimostra di essere uno dei giovani attori italiani più interessanti del momento.

Cattivi maestri, cattive influenze. La violenza che genera violenza

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Francesco Gheghi e Barbara Ronchi in una scena del film Familia, fonte: Medusa Film

Nonostante il fulcro della vicenda ruoti principalmente intorno alla drammatica storia vera della famiglia celeste, Francesco Costabile inserisce, in maniera intelligente, diverse suggestioni in grado di arricchire la visione del film. In questo senso il regista è abile nel riuscire a spostare la bussola tematica della sua pellicola dal microcosmo familiare dei Celeste, alla macrorealtà del nostro paese. Perché il senso di patriarcato che denuncia Costabile è chiaramente radicato a tutti i livelli del nostro substrato culturale.

Ne è evidente prova la parabola personale del protagonista, Gigi Celeste, un ragazzo che, dopo aver vissuto un’infanzia traumatica legata ad un violento padre-padrone, andrà a ricercare, in assenza di quest’ultimo, quello stesso modello maschile di riferimento proprio negli ideali politici dei gruppi violenti di estrema destra. Dimostrando che un percorso esistenziale fatto di influenze negative, inevitabilmente, conduce verso una strada di oscura. D’altronde, lo sappiamo bene, la violenza non può che generare altra violenza. Tuttavia, è esattamente in questo suo lato così nero e doloroso che Familia dimostra di esser non solo un dramma familiare ricco di tensione, ma anche e soprattutto una storia di riscatto sociale e rinascita personale.

La recensione in breve

5.0 Peccato

Familia è una pellicola tratta dall’autobiografia di Gigi Celeste che racconta una storia di denuncia sociale e riscatto personale. Le prove recitative di Francesco Gheghi e Barbara Ronchi arricchiscono un film capace di spaziare egregiamente su più registri narrativi. Peccato per quel finale pregno di retorica e caricato di un eccessivo sentimentalismo.

Pro
  1. Le tematiche di stringente attualità
  2. Le prove attoriali
  3. Il riuscire a legare registri narrativi differenti
Contro
  1. La discontinuità della narrazione
  2. Un finale retorico ed inutilmente emotivo
  • Voto Cinemaserietv 5.0
  • Voto utenti (2 voti) 4.3
Luigi Spedale

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