Il film: Fantasma in guerra (2025)
Titolo originale: She Walks in Darkness
Regia: Agustín Díaz Yanes
Sceneggiatura: Agustín Díaz Yanes
Genere: Thriller, Drammatico, Storico
Cast: Susana Abaitua, Iraia Elias, Andrés Gertrúdix, Raúl Arévalo, Ariadna Gil, Anartz Zuazua
Durata: 105 minuti
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Netflix
Trama: Negli anni ’90, Amaia, un’agente della Guardia Civil, si infiltra sotto copertura nel gruppo separatista ETA per svelare la posizione dei loro depositi di armi. Ma vivere tra bugie, sospetti e violenza la porta a smarrire la propria identità, in un conflitto dove la verità non è mai limpida e la sopravvivenza ha un prezzo altissimo.
A chi è consigliato? Fantasma in guerra è consigliato a chi ama i thriller politici tesi e introspettivi, più interessati al peso delle scelte morali che all’azione. Perfetto per chi ha apprezzato film come Tinker Tailor Soldier Spy o Il traditore, e cerca un racconto umano dentro le zone d’ombra della storia spagnola.
Fantasma in guerra, diretto da Agustín Díaz Yanes, è un thriller politico che intreccia finzione e realtà, ambientato durante gli anni più bui della lotta tra la Guardia Civil e l’organizzazione separatista basca ETA. La protagonista, Amaia (interpretata da Susana Abaitua), è un’agente sotto copertura infiltrata all’interno del gruppo terroristico per smantellarne le reti e scoprire i nascondigli di armi in Francia.
Il film prende spunto da fatti realmente accaduti, ma sceglie di concentrarsi più sull’esperienza personale di una donna intrappolata tra il dovere e la perdita di sé. È una storia di spionaggio, ma anche di identità, solitudine e colpa.
Un thriller lento, teso e profondamente umano

Díaz Yanes costruisce un film di tensione controllata, dove il pericolo si percepisce più che si mostra. Non ci sono inseguimenti frenetici o esplosioni spettacolari, ma un costante senso di minaccia che avvolge ogni scena. La tensione nasce dal silenzio, dagli sguardi trattenuti e dalle bugie necessarie a sopravvivere.
La regia predilige la lentezza per permettere allo spettatore di respirare l’ambiguità morale della storia: Amaia vive in un mondo dove il confine tra bene e male è sempre sfocato. Il ritmo può risultare altalenante, ma è proprio questa calma apparente a rendere più incisivi i momenti di violenza improvvisa e i tradimenti inaspettati.
La performance di Susana Abaitua: un’anima in bilico

Susana Abaitua regge l’intero film sulle sue spalle con una prova intensa e dolorosa. Amaia è una donna costretta a cancellare se stessa per diventare qualcun altro, e l’attrice riesce a rendere palpabile questa lenta dissoluzione interiore. Nei suoi silenzi si leggono la stanchezza, il rimorso e la paura costante di essere scoperta.
Abaitua non interpreta un’eroina classica, ma un personaggio fragile e credibile, spinto dal senso del dovere e schiacciato dal peso della menzogna. Accanto a lei, Iraia Elias nei panni della militante Begoña rappresenta il lato opposto dello stesso sacrificio: due donne che, pur su fronti diversi, hanno rinunciato alla propria vita privata in nome di una causa che le divora.
Regia e atmosfera: la Spagna come spettro del passato

La fotografia di Paco Femenía trasforma i paesaggi del nord della Spagna e della Francia meridionale in un mosaico di nebbia, pioggia e malinconia. Ogni scena è immersa in tonalità grigie e spente, simbolo di un’epoca e di un’anima che si stanno disfacendo.
La scelta di inserire filmati d’archivio reali degli attentati dell’ETA dona autenticità e peso storico al racconto, mentre la colonna sonora – fatta di canzoni italiane degli anni ’70 usate come codice segreto – crea un contrasto malinconico e poetico. È un modo sottile ma efficace per ricordare che anche nei momenti più oscuri, la vita continua a suonare in sottofondo.
Un finale che non libera, ma ferisce

Nel finale, Amaia viene scoperta. Tradita e braccata, riesce a salvarsi grazie a un messaggio cifrato trasmesso via radio – la canzone “Parole Parole”, segnale d’allarme concordato con il suo superiore. La fuga attraverso la foresta chiude il cerchio con un’immagine ambigua e potente: Amaia sopravvive, ma non è più la stessa.
Il sole che filtra tra gli alberi al mattino sembra promettere redenzione, ma la sua espressione dice altro. È viva, ma svuotata. Ha vinto, ma a un prezzo altissimo. Come suggerisce il titolo, la guerra non finisce mai davvero: il fantasma non è solo quello della lotta armata, ma anche quello di un’identità perduta per sempre.
Fantasma in guerra non è un film d’azione né un thriller da binge-watching. È un’opera riflessiva, densa, che mette in scena il logorio dell’anima più che la tensione fisica della missione. A tratti risente di una scrittura che non approfondisce abbastanza il contesto politico e lascia alcune dinamiche sullo sfondo, ma trova la sua forza nella resa emotiva e visiva.
Yanes firma un film cupo e coerente, che sceglie la verità dei sentimenti al posto della spettacolarità. Il risultato è un racconto di spionaggio diverso, che parla del prezzo della lealtà e delle ombre che restano anche quando la missione è compiuta.
La recensione in breve
Fantasma in guerra è un thriller spagnolo cupo e intimo, ambientato durante la lotta tra ETA e Guardia Civil. Più che sulla politica, il film si concentra sulla psicologia di una spia costretta a rinunciare a se stessa per il bene comune. Grazie all’intensa interpretazione di Susana Abaitua e a una regia sobria ma suggestiva, il film colpisce più per il suo dolore silenzioso che per l’azione. Lento ma autentico, imperfetto ma necessario.
Pro
- Interpretazione intensa e sfaccettata di Susana Abaitua
- Fotografia e ambientazione di grande impatto emotivo
- Tono realistico e coerente, lontano dagli stereotipi del genere
- Finale simbolico e memorabile
Contro
- Ritmo lento e talvolta eccessivamente dilatato
- Approfondimento politico ridotto al minimo
- Alcuni personaggi secondari poco sviluppati
- Mancanza di tensione costante nella parte centrale
- Voto CinemaSerieTV.it
