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Home » Film » Recensioni film » Fantasma in guerra, la recensione: del thriller spagnolo che trasforma l’ombra in verità

Fantasma in guerra, la recensione: del thriller spagnolo che trasforma l’ombra in verità

La recensione di Fantasma in guerra svela un thriller teso e malinconico, dove la verità si confonde con la colpa e la guerra diventa interiore.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana21 Ottobre 2025
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Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
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Il film: Fantasma in guerra (2025)
Titolo originale: She Walks in Darkness
Regia: Agustín Díaz Yanes
Sceneggiatura: Agustín Díaz Yanes
Genere: Thriller, Drammatico, Storico
Cast: Susana Abaitua, Iraia Elias, Andrés Gertrúdix, Raúl Arévalo, Ariadna Gil, Anartz Zuazua
Durata: 105 minuti
Dove l’abbiamo visto: In streaming su Netflix

Trama: Negli anni ’90, Amaia, un’agente della Guardia Civil, si infiltra sotto copertura nel gruppo separatista ETA per svelare la posizione dei loro depositi di armi. Ma vivere tra bugie, sospetti e violenza la porta a smarrire la propria identità, in un conflitto dove la verità non è mai limpida e la sopravvivenza ha un prezzo altissimo.

A chi è consigliato? Fantasma in guerra è consigliato a chi ama i thriller politici tesi e introspettivi, più interessati al peso delle scelte morali che all’azione. Perfetto per chi ha apprezzato film come Tinker Tailor Soldier Spy o Il traditore, e cerca un racconto umano dentro le zone d’ombra della storia spagnola.


Fantasma in guerra, diretto da Agustín Díaz Yanes, è un thriller politico che intreccia finzione e realtà, ambientato durante gli anni più bui della lotta tra la Guardia Civil e l’organizzazione separatista basca ETA. La protagonista, Amaia (interpretata da Susana Abaitua), è un’agente sotto copertura infiltrata all’interno del gruppo terroristico per smantellarne le reti e scoprire i nascondigli di armi in Francia.
Il film prende spunto da fatti realmente accaduti, ma sceglie di concentrarsi più sull’esperienza personale di una donna intrappolata tra il dovere e la perdita di sé. È una storia di spionaggio, ma anche di identità, solitudine e colpa.

Un thriller lento, teso e profondamente umano

Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)

Díaz Yanes costruisce un film di tensione controllata, dove il pericolo si percepisce più che si mostra. Non ci sono inseguimenti frenetici o esplosioni spettacolari, ma un costante senso di minaccia che avvolge ogni scena. La tensione nasce dal silenzio, dagli sguardi trattenuti e dalle bugie necessarie a sopravvivere.
La regia predilige la lentezza per permettere allo spettatore di respirare l’ambiguità morale della storia: Amaia vive in un mondo dove il confine tra bene e male è sempre sfocato. Il ritmo può risultare altalenante, ma è proprio questa calma apparente a rendere più incisivi i momenti di violenza improvvisa e i tradimenti inaspettati.

La performance di Susana Abaitua: un’anima in bilico

Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)

Susana Abaitua regge l’intero film sulle sue spalle con una prova intensa e dolorosa. Amaia è una donna costretta a cancellare se stessa per diventare qualcun altro, e l’attrice riesce a rendere palpabile questa lenta dissoluzione interiore. Nei suoi silenzi si leggono la stanchezza, il rimorso e la paura costante di essere scoperta.
Abaitua non interpreta un’eroina classica, ma un personaggio fragile e credibile, spinto dal senso del dovere e schiacciato dal peso della menzogna. Accanto a lei, Iraia Elias nei panni della militante Begoña rappresenta il lato opposto dello stesso sacrificio: due donne che, pur su fronti diversi, hanno rinunciato alla propria vita privata in nome di una causa che le divora.

Regia e atmosfera: la Spagna come spettro del passato

Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)

La fotografia di Paco Femenía trasforma i paesaggi del nord della Spagna e della Francia meridionale in un mosaico di nebbia, pioggia e malinconia. Ogni scena è immersa in tonalità grigie e spente, simbolo di un’epoca e di un’anima che si stanno disfacendo.
La scelta di inserire filmati d’archivio reali degli attentati dell’ETA dona autenticità e peso storico al racconto, mentre la colonna sonora – fatta di canzoni italiane degli anni ’70 usate come codice segreto – crea un contrasto malinconico e poetico. È un modo sottile ma efficace per ricordare che anche nei momenti più oscuri, la vita continua a suonare in sottofondo.

Un finale che non libera, ma ferisce

Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)
Una scena di Fantasma in guerra (fonte: Netflix)

Nel finale, Amaia viene scoperta. Tradita e braccata, riesce a salvarsi grazie a un messaggio cifrato trasmesso via radio – la canzone “Parole Parole”, segnale d’allarme concordato con il suo superiore. La fuga attraverso la foresta chiude il cerchio con un’immagine ambigua e potente: Amaia sopravvive, ma non è più la stessa.
Il sole che filtra tra gli alberi al mattino sembra promettere redenzione, ma la sua espressione dice altro. È viva, ma svuotata. Ha vinto, ma a un prezzo altissimo. Come suggerisce il titolo, la guerra non finisce mai davvero: il fantasma non è solo quello della lotta armata, ma anche quello di un’identità perduta per sempre.

Fantasma in guerra non è un film d’azione né un thriller da binge-watching. È un’opera riflessiva, densa, che mette in scena il logorio dell’anima più che la tensione fisica della missione. A tratti risente di una scrittura che non approfondisce abbastanza il contesto politico e lascia alcune dinamiche sullo sfondo, ma trova la sua forza nella resa emotiva e visiva.
Yanes firma un film cupo e coerente, che sceglie la verità dei sentimenti al posto della spettacolarità. Il risultato è un racconto di spionaggio diverso, che parla del prezzo della lealtà e delle ombre che restano anche quando la missione è compiuta.

La recensione in breve

7.0 Tormentato

Fantasma in guerra è un thriller spagnolo cupo e intimo, ambientato durante la lotta tra ETA e Guardia Civil. Più che sulla politica, il film si concentra sulla psicologia di una spia costretta a rinunciare a se stessa per il bene comune. Grazie all’intensa interpretazione di Susana Abaitua e a una regia sobria ma suggestiva, il film colpisce più per il suo dolore silenzioso che per l’azione. Lento ma autentico, imperfetto ma necessario.

Pro
  1. Interpretazione intensa e sfaccettata di Susana Abaitua
  2. Fotografia e ambientazione di grande impatto emotivo
  3. Tono realistico e coerente, lontano dagli stereotipi del genere
  4. Finale simbolico e memorabile
Contro
  1. Ritmo lento e talvolta eccessivamente dilatato
  2. Approfondimento politico ridotto al minimo
  3. Alcuni personaggi secondari poco sviluppati
  4. Mancanza di tensione costante nella parte centrale
  • Voto CinemaSerieTV.it 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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