Il film: Final Destination: Bloodlines, 2025. Diretto da: Zach Lipovsky & Adam B. Stein. Genere: Horror, Thriller, Supernatural. Cast: Kaitlyn Santa Juana, Richard Harmon, Brec Bassinger, Tony Todd, Anna Lore, Owen Patrick Joyner. Durata: 1h 35min. Dove l’abbiamo visto: In anteprima stampa, doppiato.
Trama: Una studentessa inizia ad avere incubi ricorrenti su un disastro avvenuto cinquant’anni prima. Man mano che i sogni si rivelano visioni premonitrici, scopre di essere legata a una maledizione familiare: la Morte sta tornando per completare il lavoro iniziato nel 1968, uccidendo i sopravvissuti e la loro discendenza, uno alla volta.
A chi è consigliato? Ai fan storici del franchise, agli amanti degli horror con un’impronta ironica ma cruda, e a chi apprezza le riflessioni (più o meno esplicite) sul destino e la genealogia del trauma. Un ritorno in grande stile, tra sangue, simbolismo e un addio memorabile a Tony Todd.
Compie un quarto di secolo Final Destination, il franchise di successo della New Line Cinema sulla Morte che se la prende con un gruppo di persone scampate a un disastro che doveva avere esito letale per tutti. Una formula semplice – nata inizialmente come soggetto per un episodio di X-Files, motivo per cui finì in mano al regista James Wong e il suo cosceneggiatore Glen Morgan – ma molto efficace, dove anche i film meno riusciti (il quarto, parzialmente disconosciuto anche dai produttori) contengono almeno un momento memorabile e il pubblico si ritrova a fare il tifo per la sinistra (e invisibile) entità mietitrice. Entità che mancava all’appello da quasi quindici anni, prima di tornare in pompa magna nell’ambizioso sesto capitolo, quello di cui parliamo nella nostra recensione di Final Destination Bloodlines.
Decenni di rancore

1968: Iris Campbell, giovane donna incinta, è ospite, insieme al compagno, dell’inaugurazione di un nuovo, lussuoso ristorante che si trova in cima a una torre. Lei però percepisce che qualcosa che non va, e avvisa tutti i presenti circa la necessità di lasciare l’edificio. Cinque decenni dopo, una studentessa è tormentata da un incubo che ripropone la scena appena descritta, ma con tutti che muoiono. Ebbene, lei è la nipote di Iris, e quell’incubo è la visione che la spinse a salvare tutti anni or sono. Come da consuetudine, la Morte non ha digerito la cosa, ed è alla caccia degli ultimi superstiti. Perché in questo caso la lista è un po’ diversa: ogni volta che fa fuori uno dei superstiti originali, nell’ordine in cui la persona doveva morire nel disastro del ’68, prima di passare a quello successivo se la prende con eventuali figli e nipoti del defunto, poiché è un’intera discendenza che non doveva esistere (argomento già parzialmente affrontato nel secondo film). Inizia la classica corsa contro il tempo, alla ricerca di eventuali modi per scongiurare un fattaccio che è sempre dietro l’angolo…
Carne da macello

Come la maggior parte dei film precedenti, anche Bloodlines è stato girato a Vancouver, in Canada, e quasi tutto il cast proviene da lì. Tra questi, nei panni di uno dei cugini presi di mira dalla Morte, c’è Richard Harmon, veterano di vari horror, mentre provengono dall’universo dei supereroi le attrici Brec Bassinger (Iris nei flashback) e Kaitlyn Santa Juana (la protagonista Stefani), rispettivamente Stargirl e Lydia Sanchez nelle serie della DC in onda sul canale americano CW. Un gruppo eterogeneo e carismatico di giovani che devono soprattutto avere l’aria preoccupata e urlare a squarciagola, compiti che assolvono egregiamente (nel caso di Harmon, la sua scena madre è stata usata come teaser del film). E poi c’è un volto storico, del genere e del franchise, tornato per l’ultima volta poiché è venuto a mancare dopo le riprese (e la sua malattia è diventata parte integrante del personaggio e del suo commovente ultimo saluto agli spettatori): Tony Todd, per la quarta volta nei panni del misterioso William Bludworth, la cui expertise in materia di morte e le regole della stessa, oggetto di teorie dei fan da due decenni, trova finalmente una spiegazione, potentissima nella sua apparente semplicità. Un momento insolitamente toccante all’interno di un universo dove si tende a sperare che tutti muoiano male. Ma proprio male.
Come ti ammazzo la famiglia

Per certi versi, questa è una simpatica chiusura del cerchio, meno esplicita del film precedente (che poteva essere considerato un buon finale per come si ricollegava in modo intelligente ai capitoli precedenti) ma con una carica simbolica di non poco conto con l’uscita di scena di Tony Todd, vero volto di un franchise che, non potendo contare sulla classica iconografia di un antagonista in carne e ossa, aveva pensato bene di affidare il ruolo di “portavoce” della Morte a un’icona horror di quegli anni. Ma a giudicare dall’ambizione che ha accompagnato questo sesto capitolo, a livello temporale e di puro spettacolo, è altamente probabile che, a differenza dei protagonisti stessi, l’idea di base difficilmente finirà sulla lista di coloro che devono passare a miglior vita. E qualora dovesse accadere, sicuramente non sarà uno scenario pieno di mille, cruente complicazioni.
La recensione in breve
Al sesto giro, il franchise creato da Jeffrey Reddick non ha ancora esaurito le idee per ammazzare i personaggi nei modi più spettacolarmente assurdi possibili, ma in questo caso c'è anche una nota malinconica per la presenza di Tony Todd.
Pro
- Le morti sono sempre eseguite alla perfezione
- L'ultima apparizione nel franchise di Tony Todd è molto toccante
- La premessa apre ulteriormente il mondo della saga
Contro
- Alcuni dei dialoghi, come nei film precedenti, sono scritti in maniera fin troppo basilare
- Voto CinemaSerieTV
