Prima di cimentarsi con due film del franchise di Scream, i registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, noti anche come Radio Silence (che da collettivo artistico è diventato una vera e propria casa di produzione), hanno conosciuto il successo sul grande schermo nell’autunno del 2019 con la commedia horror Finché morti non ci separi, la storia di una sposa che doveva sopravvivere una notte intera dopo aver scoperto che la famiglia dello sposo faceva parte di una comunità satanista. Quasi sette anni dopo, quell’universo torna al cinema con dosi ancora più massicce di sangue (i cineasti sono soliti chiedere scusa agli attori per il fatto di spruzzargli sempre addosso quantità ingenti di liquido rosso posticcio sui loro set). Ed è di questo ritorno che si parla nella nostra recensione di Finché morte non ci separi 2.
L’alba del giorno dopo

Il sequel inizia esattamente dove finiva il film precedente: arrivata viva all’alba, Grace ha assistito allo sterminio della famiglia Le Domas, i cui membri sono tutti esplosi per volere del signor Le Bail (uno pseudonimo di Satana), i cui favori sono sempre a caro prezzo. Arrestata dalla polizia poiché sospettata di averli uccisi, la ragazza viene raggiunta in ospedale dalla sorella Faith, con la quale è in cattivi rapporti da alcuni anni. Nel frattempo, l’avvocato di Le Bail informa altre cinque famiglie, che insieme ai Le Domas facevano parte di un misterioso Consiglio, di quanto accaduto, poiché le azioni di Grace comportano una lotta per il potere tra i beneficiari dell’influenza del diavolo. Ancora una volta, la donna in abito da sposa – non ha fatto in tempo a cambiarsi – deve sopravvivere fino all’alba, con i vari capifamiglia che la inseguono all’interno della tenuta dei Danforth, dove è solito riunirsi il Consiglio. Solo che questa volta Grace deve salvare non solo sé stessa, ma anche Faith, a cui vuole bene nonostante la scarsa intesa negli ultimi tempi. E così la seconda partita a nascondino può avere inizio…
Il potere della sorellanza

La storia produttiva di questo secondo capitolo è un divertente caso del saper unire l’utile al dilettevole: i registi stavano sviluppando per conto loro un soggetto dove le loro collaboratrici Samara Weaving e Kathryn Newton, rispettivamente interpreti del primo Finché morte non ci separi e del film di vampiri Abigail, fossero sorelle, e quando la Searchlight ha chiesto un sequel della storia di Grace hanno deciso di combinare le due cose tramite un piccolo retcon (poiché nell’episodio precedente la sposa affermava di non avere più una famiglia). Scelta molto saggia, poiché l’intesa tra le due attrici è il motore principale della tensione e dell’efficacia delle scene d’azione, molto più truculente rispetto a quanto visto nel 2019. Nonostante siano passati sette anni, Weaving ritrova il suo personaggio come se niente fosse (aiutata anche dal non essere vistosamente invecchiata tra un film e l’altro, anche se adesso la differenza anagrafica tra lei e Grace è di quasi dieci anni), mentre Newton si inserisce in questo universo con grinta e simpatia, lasciando già intendere che un eventuale terzo episodio (non del tutto probabile, ma alle dirette interessate non dispiacerebbe) sarebbe un’occasione ottimale per farle di nuovo lavorare insieme.
“With David Cronenberg and Elijah Wood”

Alla proiezione a cui ha assistito chi scrive la reazione più rumorosa del pubblico in sala è stata durante i titoli di testa, alla menzione di alcuni membri del cast di contorno. Eh sì, perché a questo giro i registi hanno deciso di giocare più spudoratamente la carta della riconoscibilità legata al genere, puntando su nomi noti in ambito horror come Sarah Michelle Gellar, che sovverte allegramente l’immagine di Buffy Summers interpretando una cattiva. E nel ruolo del padre di lei nientemeno che David Cronenberg, il grande cineasta canadese che non ha mai disdegnato ruoli da attore nei progetti altrui (specie se, come in questo caso, girati a Toronto e dintorni, non troppo lontano da casa sua), qui delizioso come patriarca dei Danforth. E poi c’è Elijah Wood, che dopo l’esperienza tolkieniana alla corte di Peter Jackson ha ripetutamente usato la propria fama per sviluppare progetti horror, come attore e/o produttore, e che in questa sede è la scelta ideale per l’avvocato del diavolo, colui che spiega le regole del gioco nei minimi, cruenti dettagli come se si trattasse di una favola della buonanotte.
Trovare la famiglia giusta

Non manca la componente satirica, già accennata nel primo film ma qui ancora più esplicita, sul legame tra il patto con Le Bail e il controllo esercitato sul resto del mondo, ma Bettinelli-Olpin e Gillett non permettono a questa componente, forse un po’ abusata nella cultura popolare contemporanea che è più incline del solito a mettere alla berlina la classe dirigente e/o politica in risposta a ciò che accade nel mondo, di prendere il sopravvento sullo scopo principale del film: intrattenere e spaventare in egual misura, con una storia dove la lotta per il potere è soprattutto una scusa per vedere gente che si squarta a vicenda per quasi due ore, e l’elemento ludico – il primo film nasceva dalla nozione del gioco di società come elemento scatenante della mattanza – che è parte integrante del meccanismo di un sequel che espande senza stravolgere, restando fedele a ciò che il pubblico aveva apprezzato la prima volta: la protagonista che, da brava scream queen, rispondeva per le rime a chi cercava di accopparla. E questa volta non è da sola.
La recensione in breve
Grace torna a giocare a nascondino, e il gruppo Radio Silence confeziona un sequel leggermente più ambizioso, ma soprattutto molto più piacevolmente brutale.
PRO
- Samara Weaving e Kathryn Newton sono un duo formidabile
- Sarah Michelle Gellar è una villain deliziosa
- Gli effetti speciali legati al sangue sono nuovamente impressionanti
CONTRO
- La trama non riserva grandi sorprese
- David Cronenberg appare troppo poco
- Voto CinemaSerieTV
