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Home » Film » Recensioni film » Honey Don’t!, la recensione: seduzione e indagine

Honey Don’t!, la recensione: seduzione e indagine

La recensione di Honey Don’t!, il secondo capitolo di una trilogia a tema saffico ideata da Ethan Coen e Tricia Cooke.
Max BorgDi Max Borg19 Settembre 2025
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Drive Away Dolls
Margaret Qualley e Geraldine Viswanathan in una scena del film - fonte: Focus Features
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La serie: Honey Don’t!, 2025. Diretto da: Ethan Coen. Cast: Margaret Qualley, Aubrey Plaza, Chris Evans, Lera Abova. Genere: Commedia, thriller, noir. Durata: 89 min. Dove l’abbiamo visto: al cinema

Trama: A Bakersfield, una detective privata indaga sulla morte sospetta di una donna, scoprendo intrecci di narcotraffico, religione corrotta e legami familiari complicati. Tra indizi, depistaggi e incontri imprevisti, la sua ricerca la porta a confrontarsi anche con se stessa.

A chi è consigliato? A chi ama i crime movie dal tono pulp e provocatorio, capaci di mescolare ironia, sesso e degrado della provincia americana.


Separatosi artisticamente dal fratello Joel, Ethan Coen ha cominciato a lavorare a più stretto contatto con la moglie Tricia Cooke, già montatrice di diversi progetti del duo, e nel 2024 è arrivato nelle sale Drive-Away Dolls. Nato da una sceneggiatura che i coniugi hanno iniziato a scrivere nel 2002, era un crime movie a tema omoerotico femminile che si rifaceva in parte ai primi film di Joel ed Ethan, ma con una componente sessuale generalmente assente dalle pellicole dei fratelli. I suoi creatori lo descrissero come il primo capitolo di una trilogia di B-movies in chiave saffica, e un anno dopo, con tanto di anteprima nella sezione di mezzanotte del Festival di Cannes, è arrivato il secondo, quello di cui si parla in questa recensione di Honey Don’t!.

La strada del peccato

Una scena di Honey Don’t!.
Una scena di Honey Don’t!. Fonte: Focus Features.

A Bakersfield, in California, viene rinvenuta una macchina con al suo interno il cadavere di una donna. Tutto lascia intendere che si sia trattato di un incidente stradale, ma l’investigatrice privata Honey O’Donahue, che era stata contattata dalla vittima nei giorni precedenti, non ne è del tutto convinta. Lei sospetta che c’entri in qualche modo la chiesa locale, il cui reverendo, all’insaputa dei fedeli, è un narcotrafficante per conto di una misteriosa organizzazione francese. Mentre indaga, Honey deve anche fare i conti con la propria famiglia, per l’esattezza una nipote le cui frequentazioni non sono il massimo dell’affidabilità. E poi c’è la sfera privata, con la detective – apertamente lesbica, anche se il poliziotto Marty Metakawich pensa che sia una scusa per non uscire con lui – che stringe amicizia con un altro membro delle forze dell’ordine, MG Falcone, ritrovandosi presto nel letto di lei.

Protagonista che vince non si cambia

Una scena di Honey Don’t!.
Una scena di Honey Don’t! Fonte: Focus Features.

Come in Drive-Away Dolls, il ruolo principale è stato affidato a Margaret Qualley, perfettamente in sintonia con lo spirito di serie B portato sullo schermo da Coen e Cooke. La sua intesa con Aubrey Plaza (MG), anch’ella avvezza ad atmosfere simili in vari progetti, nutre il mood stralunato e consapevolmente lurido di un film che vuole soprattutto intrattenere con il suo ritratto dello squallore della provincia americana. Sul fronte maschile, la marcia in più la assicura Chris Evans, che è sempre disposto a demolire la propria immagine di bravo ragazzo e lo fa con assoluto piacere nei panni del reverendo criminale, un misto di libido e turpiloquio che lascia il segno ogni volta che lui appare. Per chi vede la pellicola in lingua originale, segnaliamo anche un buffo cameo vocale di Bill Camp, già presente nell’episodio inaugurale della trilogia.

Non tutti i nodi vengono al pettine

Una scena di Honey Don’t!
Una scena di Honey Don’t! Fonte: Focus Features.

La coerenza spirituale tra i due film di Coen e Cooke è evidente, così come il tentativo di fare qualcosa di puramente ludico rimescolando ingredienti di un genere che i cineasti conoscono bene (laddove Joel, come prima cosa dopo lo scioglimento del sodalizio con il fratello, si è avventurato in territorio shakespeariano facendo interpretare Macbeth a Denzel Washington). Viene un po’ meno la solidità strutturale che c’era in Drive-Away Dolls, che era una storia unica mentre qui i depistaggi fanno sì che gli ultimi venti minuti siano quasi qualcosa di completamente diverso dal resto del film. Ma anche quel qualcosa di diverso arriva con un sorriso sulle labbra, quello di Qualley, il cui carisma rende scorrevole anche l’evoluzione un po’ farraginosa di una premessa che, nei momenti migliori, è lurida e pulp al punto giusto.

La recensione in breve

6.5 Saffico

Ethan Coen prosegue il suo sodalizio artistico con la moglie Tricia Cooke, realizzando un nuovo thriller omoerotico al femminile che vuole soprattutto divertire.

PRO
  1. Margaret Qualley è strepitosa
  2. Chris Evans è un villain divertentissimo
  3. L'atmosfera pulp diverte il giusto
CONTRO
  1. La trama gialla si perde un po' per strada verso la fine
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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