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Home » Film » Recensioni film » Hope, la recensione: Na Hong-jin firma un monster movie folle, esagerato e troppo – troppo – lungo

Hope, la recensione: Na Hong-jin firma un monster movie folle, esagerato e troppo – troppo – lungo

La recensione di Hope, il nuovo divertentissimo (ma lunghissimo) film Na Hong-jin presentato a Cannes 2026.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana18 Maggio 2026
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Una scena di Hope
Una scena di Hope
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Dopo The Wailing, il ritorno di Na Hong-jin a Cannes 2026 era uno degli appuntamenti più attesi del cinema coreano contemporaneo. Hope arriva con ambizioni enormi, un budget imponente e la volontà di mescolare monster movie, commedia nera, fantascienza, action e horror rurale.

Il risultato è un film gigantesco, disordinato, a tratti irresistibile e a tratti (estremamente) frustrante. Na Hong-jin sembra voler mettere dentro tutto: mostri, inseguimenti, sparatorie, umorismo scatologico, alieni, villaggi devastati, cospirazioni e personaggi sopra le righe.

Per una buona parte del film questa energia funziona. Poi, però, Hope comincia a pagare il prezzo della propria ambizione.

Una prima ora davvero esplosiva

Una scena di Hope
Una scena di Hope

La parte migliore del film è senza dubbio quella iniziale (la prima ora su una durata totale di piu di due). In un piccolo villaggio vicino alla zona demilitarizzata coreana, il ritrovamento di una mucca brutalmente mutilata dà il via a una spirale di caos sempre più assurda.

Na Hong-jin orchestra la devastazione con un senso del ritmo notevole. Le strade del villaggio diventano un campo di battaglia, le auto volano, i corpi vengono scaraventati ovunque e i personaggi reagiscono con una miscela irresistibile di panico, stupidità e coraggio improvvisato.

In questa prima fase Hope è davvero travolgente. Il film gioca benissimo con l’attesa del mostro, con il non visto, con il panico collettivo e con una comicità rozza ma efficace.

Hwang Jung-min e Hoyeon sono il cuore del film

Una scena di Hope
Una scena di Hope

Hwang Jung-min è perfetto nel ruolo del capo della polizia Bum-seok, un uomo che prova a mantenere il controllo anche quando tutto intorno a lui diventa completamente ingestibile. Il suo personaggio funziona perché è insieme ridicolo, spaventato e sorprendentemente umano.

Ancora più sorprendente è Hoyeon, al suo debutto cinematografico, che porta al film un’energia pazzesca. La sua agente Sung-ae è uno dei personaggi più divertenti e riusciti: impulsiva, armata fino ai denti, sboccata, imprevedibile e capace di trasformare ogni scena d’azione in un momento di pura esaltazione.

La loro dinamica è una delle cose migliori di Hope, soprattutto quando il film resta ancorato alla dimensione più fisica e slapstick della sopravvivenza.

Il problema arriva quando vediamo troppo

Una scena di Hope
Una scena di Hope

Hope funziona molto meglio quando il mostro resta una minaccia fuori campo, una presenza che devasta tutto senza essere pienamente mostrata. Nel momento in cui il film rivela davvero le creature, l’incantesimo si rompe in parte.

La CGI è il limite più evidente dell’opera. Non sempre è all’altezza dell’ambizione visiva di Na Hong-jin e, in alcuni momenti, le creature sembrano appartenere a un film molto meno raffinato rispetto alla potenza delle scene girate dal vivo.

Il contrasto è netto: da una parte una regia action muscolare, elegante, precisa; dall’altra effetti digitali che spesso tolgono peso, paura e credibilità alla minaccia.

Troppo lungo e troppo dispersivo

Una scena di Hope
Una scena di Hope

Con i suoi 160 minuti, Hope è decisamente troppo lungo. La prima ora vola, ma la parte centrale rallenta molto e comincia ad accumulare sottotrame, spiegazioni, mitologia aliena e personaggi secondari non sempre necessari.

Il film perde progressivamente quella semplicità brutale che lo rendeva così efficace all’inizio. Quando prova a costruire un universo più ampio, con regole, creature, gerarchie e possibili sviluppi futuri (il finale sembra aperto ad un sequel), diventa meno interessante.

La mitologia sci-fi non ha la stessa forza del caos umano del villaggio. Hope è molto più divertente quando segue poliziotti, cacciatori e abitanti terrorizzati che cercano di sopravvivere con metodi assurdi, piuttosto che quando tenta di dare profondità al proprio immaginario alieno.

Un film folle, divertente, ma irrisolto

Una scena di Hope
Una scena di Hope

Hope è un’esperienza strana: ha momenti di cinema action davvero brillantissimi, sequenze comiche riuscite e un’energia che pochi blockbuster contemporanei possiedono. Quando accelera, diverte moltissimo. Quando si perde nelle spiegazioni, però, mostra tutti i suoi limiti.

Na Hong-jin dimostra ancora una volta di saper dirigere il caos come pochi, ma questa volta non riesce sempre a controllarlo. Il film è troppo lungo, troppo pieno, troppo sbilanciato tra genialità visiva e ingenuità narrativa.
Resta un monster movie folle e godibile, con almeno una grande prima parte e alcuni set piece memorabili, ma anche un’opera che avrebbe avuto bisogno di più sintesi, meno CGI esposta e una scrittura più compatta.

Hope diverte, sorprende e spesso travolge, ma non riesce mai davvero a diventare il grande film che prometteva di essere.

La recensione in breve

6.5 Caotico

Hope è un monster movie enorme, rumoroso e fuori controllo, capace nella prima parte di regalare alcune delle sequenze action più divertenti e spettacolari viste di recente. Na Hong-jin costruisce un film pieno di ritmo, umorismo volgare e caos visivo, ma la durata monstre, la CGI debole e una mitologia fantascientifica poco convincente finiscono per ridimensionare l’impatto complessivo.

Pro
  1. Prima parte travolgente
  2. Sequenze action spettacolari
  3. Grande energia comica
  4. Hwang Jung-min e Hoyeon funzionano benissimo
  5. Regia dinamica e molto fisica
Contro
  1. Durata eccessiva
  2. CGI spesso deludente
  3. Seconda parte meno compatta
  4. Mitologia sci-fi poco interessante
  5. Alcuni personaggi restano troppo caricaturali
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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