Il film: I Roses (2025)
Regia: Jay Roach Genere: Commedia nera, Drammatico, Satirico
Cast: Olivia Colman, Benedict Cumberbatch, Andy Samberg, Kate McKinnon, Allison Janney, Ncuti Gatwa, Zoë Chao, Jamie Demetriou Durata: 105 minuti
Dove l’abbiamo visto: In sala.
Trama: Theo e Ivy Rose sembrano la coppia perfetta: lui è un architetto visionario, lei una chef di talento. Ma quando le loro carriere si invertono e i rancori personali prendono il sopravvento, il loro matrimonio si trasforma in un campo di battaglia fatto di umiliazioni, vendette e distruzione, fino a un epilogo tanto inevitabile quanto amaro.
A chi è consigliato? I Roses è perfetto per chi ama le commedie nere con dialoghi affilati e personaggi complessi. Ideale per chi ha apprezzato La guerra dei Roses, Marriage Story o le sceneggiature pungenti di Tony McNamara. Da evitare se si cerca un dramma puro o un conflitto emotivo profondo: qui il registro resta più brillante che crudele.
I Roses nasce con un carico di aspettative: un romanzo iconico, un precedente cinematografico di culto e due interpreti di livello assoluto come Olivia Colman e Benedict Cumberbatch. A firmare la sceneggiatura è Tony McNamara, maestro del sarcasmo tagliente, mentre dietro la macchina da presa c’è Jay Roach, abituato a equilibrare comicità e malinconia. Il risultato, però, è un film che alterna momenti brillanti a cadute di tono, oscillando tra commedia nera e rom-com patinata senza mai trovare una vera identità.
Una coppia perfetta… solo in apparenza

Theo e Ivy Rose sono due professionisti di successo: lui architetto visionario, lei chef di talento. Si incontrano a Londra in una scena di irresistibile chimica iniziale, che li porta a trasferirsi in California per costruire insieme una vita e una famiglia. Ma quando le fortune professionali si invertono – con Theo umiliato pubblicamente dopo il crollo di un progetto e Ivy proiettata verso la fama – il matrimonio perfetto comincia a sgretolarsi. Da qui prende forma una spirale di rancori, umiliazioni e vendette che culmina in un’escalation distruttiva, nel solco del classico “se non posso averti, nessuno può”.
Dialoghi affilati e cast d’eccezione

La penna di McNamara è la vera arma del film: battute al vetriolo, umorismo nero e dialoghi così ben scritti da sembrare coreografie verbali. Colman e Cumberbatch si muovono con maestria in questo terreno, rendendo credibili anche i momenti più sopra le righe. Cumberbatch sa dosare rabbia e vulnerabilità, mentre Colman incarna con perfezione una donna divisa tra orgoglio e desiderio di rivalsa. Nei ruoli secondari brillano Allison Janney, spietata avvocatessa divorzista, e un Andy Samberg più misurato del solito. Peccato che il film sprechi gran parte del cast di contorno (da Kate McKinnon a Ncuti Gatwa) riducendoli a macchiette senza reale funzione narrativa.
Un’estetica troppo levigata per tanta cattiveria

Il problema principale di I Roses è il tono. La fotografia luminosa, le location da sogno e il design degli interni fanno pensare a una commedia romantica in stile Nancy Meyers, in netto contrasto con la natura corrosiva della storia. Questa patina levigata smorza la tensione, impedendo al film di affondare davvero il coltello nel cuore del matrimonio tossico che vuole raccontare. Ne risulta un conflitto meno viscerale e meno disperato di quello dell’originale, che non lasciava scampo né ai personaggi né allo spettatore.
Chimica in chiaroscuro

Nonostante le ottime performance individuali, Colman e Cumberbatch faticano a convincere come coppia. Mancano quella scintilla e quella carica erotica che nel film di DeVito esplodevano tra Michael Douglas e Kathleen Turner. Qui, l’amore e l’odio sembrano più costruiti che vissuti, e questo rende meno credibile l’escalation che porta al tracollo finale. È un peccato, perché la sceneggiatura offre loro più di un momento per far brillare quella tensione irrisolta che regge tutta la vicenda.
Dietro la commedia, I Roses prova a raccontare qualcosa di più: il peso delle dinamiche di potere all’interno di una coppia, la fragilità dell’identità maschile davanti al successo femminile, e il modo in cui l’amore può trasformarsi in odio quando la complicità cede il passo al rancore. Spunti interessanti, che però il film affronta solo in superficie, preferendo il registro brillante alla crudezza drammatica. Il risultato è una satira elegante ma poco incisiva, che diverte ma raramente colpisce nel profondo.
Un finale che non osa abbastanza

Il terzo atto, che dovrebbe esplodere in cattiveria e dolore, sceglie invece un approccio più contenuto. C’è la distruzione della casa, c’è l’inevitabile caduta, ma manca quella tensione da tragedia greca che aveva reso il film del 1989 indimenticabile. Qui, l’odio sembra quasi una posa, e la violenza emotiva resta addomesticata. È proprio questa mancanza di ferocia a lasciare un senso di incompiuto quando scorrono i titoli di coda.
La recensione in breve
I Roses è un rifacimento elegante ma irrisolto, che brilla nei dialoghi e nelle performance dei protagonisti ma perde mordente per un tono troppo patinato e una chimica non sempre credibile. Una commedia nera che diverte, ma non affonda il colpo.
Pro
- Dialoghi brillanti e taglienti, tipici della scrittura di Tony McNamara
- Olivia Colman e Benedict Cumberbatch impeccabili nelle performance individuali
- Allison Janney memorabile in una breve ma intensa apparizione
- Spunti interessanti sulle dinamiche di potere nelle relazioni di coppia
Contro
- Chimica poco convincente tra i protagonisti
- Tono estetico troppo patinato per una storia così cupa
- Cast secondario sprecato e mal gestito
- Conflitto centrale troppo attenuato rispetto al materiale originale
- Voto CinemaSerieTV
