Il film: Il Buco – Capitolo 2, 2024. Diretto da: Galder Gaztelu-Urrutia. Genere: Horror, Thriller. Cast: Milena Smit, Hovik Keuchkerian, Natalia Tena, Oscar Jaenada. Durata: 101 minuti. Dove l’abbiamo visto: Su Netflix, in anteprima stampa ed in lingua originale con sottotitoli.
Trama: Appena entrati nella piattaforma i nuovi arrivati selezionano un piatto. Tutti sembrano seguire una regola non scritta: ogni persona mangia unicamente la pietanza scelta, permettendo così che ogni livello riceva il cibo. Ma questo sistema è davvero equo?
A chi è consigliato? A chi ha amato temi ed atmosfere del primo capitolo cinematografico del 2019, a chi preferisce guardare film intensi e stimolanti, che non hanno timore di mostrare il meglio ma anche il peggio dell’umanità costretta a vivere in situazioni terrificanti, al limite della dignità.
Era il 2019 quando il già vastissimo catalogo di film e lungometraggi targati Netflix si arricchiva di un originalissima pellicola di produzione spagnola che giocava con i temi e gli stili fondanti della distopia, dell’allegoria e dei prodromi del genere horror e thriller. Prefigurando una realtà contemporanea alternativa nella quale i dislivelli sociali venivano reiterati all’interno di una misteriosa Fossa dove chi era più in alto beneficiava di cibo a volontà e chi in basso si accontentava delle briciole, Il Buco fu letteralmente un caso che generò fan e proseliti in streaming.
Cinque anni dopo il primo capitolo nato dalla penna in tandem degli sceneggiatori David Desola e Pedro Rivero, il regista ispanico Galder Gaztelu-Urrutia torna dietro la macchina da presa per un inaspettato sequel. Nella nostra recensione de Il Buco – Capitolo 2 vi racconteremo da dove la storia tesse le sue fila, i significati nascosti ed allegorici ed il perché non riesca del tutto a rivaleggiare con la freschezza di visione e scrittura del cult muvie del 2019.
Dove eravamo rimasti?

In una sorta di prigione che si sviluppa in verticale su un gran numero di livelli, al piano 0, situato in cima all’edificio, è presente una cucina attrezzatissima il cui personale ha il compito di imbandire ogni giorno una larga tavola, la “piattaforma”, con i piatti preferiti di tutte le persone imprigionate nei piani sottostanti. Ogni piano è numerato e due compagni ogni mese vengono spostati da un livello all’altro insieme, se entrambi sopravvissuti, in maniera casuale. La stanza presenta un lavandino con cui lavarsi, degli asciugamani per pulirsi e un gabinetto. La piattaforma scende verticalmente attraverso “la fossa”, un’apertura rettangolare al centro di ogni piano. Non avendo cibo con sé, i prigionieri hanno la possibilità di mangiare, entro pochi minuti, gli avanzi di chi sta ai piani superiori.
In questo secondo capitolo un nuovo arrivato vuole guadagnarsi la leadership ribellandosi contro il sistema, una personalità misteriosa ma carismatica che decide di lottare contro un metodo di alimentazione spietato e brutale. La paura e la fame la fanno sempre da padrone, ma mangiare dal piatto sbagliato è una condanna a morte e non tutti sono disposti a rischiare la vita; e anche questa volta, la lotta (di classe) per la sopravvivenza sarà crudele e del tutto brutale. Così come per le premesse del gioiellino spagnolo del 2019, anche in Il Buco – Capitolo 2 ritornano le scenografie claustrofobiche che hanno fatto il successo ed hanno stabilito il tratto distintivo del cult movie diretto da Galder Gaztelu-Urrutia. Solo che al secondo tentativo, qualcosa sembra essere andato storto.
Una (nuova) distopia gastronomica

Anche in questo caso, con il sequel in arrivo in esclusiva su Netflix a partire da venerdì 4 ottobre, si ripete la kermesse brutale e sconvolgente della lotta di classe servita su un tavolo imbandito di ogni cibaria. Nel nuovo capitolo con protagonisti un inedito e corpulento Hovik Keuchkerian e la Milena Smit che abbiamo tutti imparato ad amare in Madres Paralelas di Pedro Almodovar, la distopia classista e sociale si spreca. E questa volta, la voce ed il volto della rivoluzione (gastronomica?) è a passo doppio: non uno, bensì due nuovi protagonisti in combutta contro il tirannico e misterioso potere che regola e gestisce le leggi della prigione a livelli. Dalle premesse, tutto in Il Buco – Capitolo 2 sembra riportare alla mente degli spettatori di Netflix gli elementi stimolanti ed originali che avevano fatto presa nel 2019 con il lungometraggio capostipite record di visualizzazioni sulla piattaforma di streaming.
E allora, cosa non funziona in questo secondo capitolo? La sensazione che si ha guardando con attenzione la nuova fatica dietro la macchina da presa del regista spagnolo, è che qualcosa sia andato storto in fase di sceneggiatura. Difatti, i crediti di scrittura del sequel sono attribuito non soltanto al duo preesistente formato da David Desola e Pedro Rivero, ma appartengono questa volta anche allo stesso Gaztelu-Urrutia e al “quarto incomodo” Egoitz Moreno. Segnale di divergenze artistiche in fase di stesura della sceneggiatura del tanto sospirato sequel? Sembrerebbe proprio di sì.
Un sequel non all’altezza del primo capitolo

Del resto, Il Buco- Capitolo 2 è a tutti gli effetti, un sequel decisamente non all’altezza del precedente celebre. In questa nuova avventura all’interno della terrificante prigione a più livelli, tutto è raccontato dal punto di vista dei suoi due nuovi protagonisti, dai loro dilemmi, dalle loro azioni e dalla loro ferrea volontà di sradicare una volta per tutte il gerarchico potere al di sopra della “piattaforma”. Anche in questo caso, l’aspetto culinario gioca un ruolo solamente e volutamente accessorio, con l’obiettivo di voler raccontare altro nel corso della durata della pellicola spagnola.
Disamina pop ed entertaining delle peggiori bestialità dell’essere umano, delle sue bassezze, dei suoi istinti ma anche della forza di sopravvivenza, Il Buco – Capitolo 2 si sorregge soltanto grazie alle performance attoriali che lo impreziosiscono. Con le new entry capitanate dagli enigmatici personaggi con il volto rispettivamente di Milena Smit ed Hovik Keuchkerian, il sequel firmato Netflix non lascia altro che “briciole” al resto degli elementi strutturali che lo compongo, dalla scrittura alle idee di regia. Un secondo capitolo non necessariamente urgente o richiesto dagli internauti dello streaming, ma che snatura tutto il senso del lungometraggio di cinque anni prima nelle vesti di seguito annacquato e decisamente dimenticabile.
Tiriamo le somme

Tirando le somme, vale la pena guardare il sequel de Il Buco? Sì e no. Di certo chi ha amato le atmosfere e i temi claustrofobici e a tratti distopici del primo film del 2019 ritroverà un “vecchio amico” comodamente in streaming, seppur con una storia differente e personaggi del tutto nuovi (o forse no?). Ma la realtà è che questo Il Buco – Capitolo 2 ha più l’aspetto sfacciato di un nuovo capitolo che non conserva la forza e l’originalità del suo eccellente predecessore, attestandosi più come un tentativo produttivo di ricercarne il successo algoritmico e di utenti che non di voler veramente continuare a raccontare una storia che pure aveva tratti allegorici molto interessanti.
Un po’ un peccato, perché il racconto metaforico e quasi mefistofelico di una società contemporanea in cui poter espiare i propri errori all’interno di una prigione a più livelli e che sembra fare eco alle storture di un sistema capitalistico moderno che divide sempre più i cittadini del mondo in ricchezza e povertà, era veramente geniale. Stavola però, la voglia probabilmente di far cassa e di replicare un successo “garantito” ha avuto la meglio su quello che altrimenti sarebbe potuto tramutarsi in un sequel potenzialmente di tutto rispetto.
La recensione in breve
Il Buco - Capitolo 2 è il sequel del celeberrimo film horror spagnolo che qualche anno fa fece scalpore nel catalogo cinematografico di Netflix. Il nuovo capitolo diretto da Galder Gaztelu-Urrutia però non ne conserva forza ed originalità, attestandosi più come un tentativo produttivo di ricercarne il successo algoritmico e di utenti che non di voler veramente continuare a raccontare una storia che pure aveva tratti allegorici molto interessanti.
Pro
- L'atmosfera distopica e claustrofobica del film
- Le ottime interpretazioni dei due protagonisti
- L'allegoria sociale, qui sempre presente
Contro
- Non possiede nemmeno un grammo dell'originalità del primo film
- Un sequel non necessario e poco potente
- La sceneggiatura possiede moltissime pecche
- Voto CinemaSerieTV
