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Home » Film » Recensioni film » Il regno del pianeta delle scimmie, la recensione: uomo cattivo, scimmia cattiva

Il regno del pianeta delle scimmie, la recensione: uomo cattivo, scimmia cattiva

La recensione de Il regno del pianeta delle scimmie, il nuovo film del franchise diretto da Wes Ball e interpretato da Owen Teague.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana8 Maggio 2024
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Il regno del pianeta delle scimmie
Il regno del pianeta delle scimmie (fonte: 20th Century Studios)
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Il film: Il regno del pianeta delle scimmie, 2024. Regia: Wes Ball. Cast: Owen Teague, Freya Allan, Kevin Durand, William H. Macy. Genere: Drammatico, avventura. Durata: 145 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema, in anteprima stampa, doppiato in italiano.

Trama: Il villaggio di Noa viene distrutto e il suo clan rapito, la giovane scimmia farà di tutto per salvare i suoi e si alleerà con una strana donna umana e con un colto orango.

A chi è consigliato? Agli amanti dei film originali e della trilogia reboot, a chi cerca storie ricche d’avventura e di emozioni.


A sette anni dall’uscita di War for the Planet of the Apes, un nuovo capitolo va ad aggiungersi alla saga reboot dello storico franchise de Il pianeta delle scimmie. Se la trilogia con Andy Serkis nel ruolo di Caesar esplorava il disastro – un’epidemia – che aveva decimato il genere umano, e la genesi di una nuova società guidata dalle scimmie, il nuovo film sceglie un momento cronologicamente diverso da raccontare.

Come vedremo in questa recensione de Il regno del pianeta delle scimmie, questo “quarto” capitolo fa infatti un bel passo avanti dal punto di vista temporale – “molte generazioni dopo la morte di Cesare” – e cerca di esplorare una fase diversa della storia scimmiesca sul nostro pianeta, quando già l’umanità è regredita alla totale barbarie (con qualche eccezione) ed i primati non hanno fatto ancora quel passo evolutivo per creare la società evoluta vista nelle opere originali della serie (nel primo Il pianeta delle scimmie, del 1968). Se l’idea di partenza è a suo modo piuttosto interessante, e ruota ancora attorno allo spunto dei film precedenti – possono uomo e scimmia convivere? L’uomo è un animale inevitabilmente distruttivo? Le scimmie progredendo diventeranno come lui? – la trama si sviluppa in maniera decisamente incerta e confusa, fallendo nel coinvolgere lo spettatore. Le buone idee ci sono e l’ambientazione è a tratti veramente spettacolare, peccato per una storia e dei personaggi (soprattutto i “cattivi”) che non convincono mai fino in fondo.

Il nuovo pianeta delle scimmie

Una scena de Il regno de Il pianeta delle scimmie
Una scena de Il regno de Il pianeta delle scimmie (fonte 20th Century Studios)

Al centro di questa storia troviamo il giovane Noa (Owen Teague), una scimmia del clan delle aquile che, insieme ai suoi più cari amici d’infanzia (Anaya e Soona) sta per affrontare il rituale che segna il passaggio alla maggiore età: arrampicarsi sulle vestigia degli antichi insediamenti umani per trovare i nidi delle aquile, rubare un uovo e farne nascere e crescere il pulcino come proprio compagno di vita. L’arrivo nel villaggio di una strana ragazza umana, però, porterà verso le loro case una banda di ferocissime scimmie, pronte a tutto per trovarla; anche a distruggere tutto quello che incontrano sul loro cammino.

Rimasto solo, Noa, dovrà affrontare una pericolosa avventura per ritrovare i membri del suo clan, rapiti dalle altre scimmie. Sarà nella giovane donna umana, Mae (Freya Allan), e in un colto orango Raka, che Noa troverà due inaspettati alleati: i tre arriveranno fino al regno di Proximus Caesar, seguace della memoria di Cesare desideroso di velocizzare il percorso evolutivo delle scimmie. Per farlo vuole possedere la conoscenza che un tempo era appartenuta al genere umano, scoprendo i segreti racchiusi in un bunker sigillato da tempo su cui ha costruito il suo insediamento.

Una storia che non coinvolge fino in fondo

Una scena de Il regno de Il pianeta delle scimmie
Una scena de Il regno de Il pianeta delle scimmie (fonte: 20th Century Studios)

Come vi anticipavamo in apertura, Il regno del pianeta delle scimmie fatica a coinvolgere lo spettatore: la trama scorre con un ritmo altalenante, in certi momenti troppo rapidamente, in altri al contrario con lentezza e non cattura mai veramente chi guarda.

Le forze in gioco in questa storia sono tre: Noah e il suo clan, che vivono una vita semplice e in armonia con la natura; Proximus e i suoi sudditi, che invece vorrebbero impadronirsi una conoscenza che ancora non posseggono, e sono disposti ad usare la violenza per farlo. Infine c’è Mae, che rappresenta un genere umano che non si è ancora arreso all’estinzione e vorrebbe ritornare quello di un tempo (a discapito della nuova specie dominante del pianeta, le scimmie). Queste tre diverse prospettive collidono nel corso della narrazione, dando vita una trama articolata sì, ma al tempo stesso un po’ confusa e “incompleta”. Da dove viene May? Come si sono salvati i suoi (e tutti gli altri no)? Da che cosa nasce la smisurata sete di potere e conoscenza di Proximus? La sensazione a pellicola ultimata è che sia mancato qualcosa, e i nuovi protagonisti non riescono – come invece facevano Cesare ed i personaggi del tre capitoli precedenti – a reggere una storia dalle fondamenta così deboli.

Noa e tutti gli altri

Una scena de Il regno del pianeta delle scimmie (fonte: 20th Century Studios)
Una scena de Il regno del pianeta delle scimmie (fonte: 20th Century Studios)

Anche la costruzione dei personaggi risulta infatti un po’ carente, senza quella tridimensionalità che renderebbe il film avvincente al punto giusto. Sia le motivazione dei “villain” che quelle di Mae risultano un po’ nebulose, abbozzate, e lo spettatore fatica a volte a capirne le scelte. Noa, invece, è guidato dal solo bisogno di riportare a casa i suoi cari, non abbandonando mai i principi morali che lo hanno sempre guidato: il suo arco narrativo pur essendo piuttosto prevedibile funziona, ma non basta a sorreggere una trama a tratti decisamente lacunosa.

La natura e le tradizioni vanno preservate e il progresso è cattivo, sia che siano le scimmie a volerlo che gli esseri umani: questo sembra volerci dire il film, che però non fa quel passo in più per approfondire veramente un messaggio che avrebbe invece interessanti sfaccettature. Come si collega questo frammento di narrazione nel contesto più generale della saga? Da quanto dichiarato Il regno del pianeta delle scimmie sarà il primo di una nuova trilogia, che con tutta probabilità seguirà le avventure di Noa e di Mae, fornendo le risposte che questo capitolo introduttivo lascia in sospeso. Il problema, in questo caso, è che non ci sentiamo poi così motivati nel proseguire: il film diretto da Wes Ball – a differenza del primo reboot, L’alba del pianeta delle scimmie diretto da Rupert Wyatt – non prepara una strada intrigante al punto giusto su cui andare avanti. Peccato perchè il mondo post-apocalittico in cui si muovono i protagonisti, in cui si è persa la memoria di chi erano gli esseri umani e di chi era lo stesso Cesare, è estremamente affascinante, e sarebbe stata l’ambientazione perfetta per delle nuove avventure.

La recensione in breve

6.0 Piatto

Il regno del pianeta delle scimmie è un nuovo capitolo dalle premesse interessanti ma dallo svolgimento - specialmente per quanto riguarda lo sviluppo della trama e la costruzione dei personaggi - un po' carente. Peccato perchè l'ambientazione è estremamente affascinante.

Pro
  1. L'ambientazione è davvero splendida
  2. Gli effetti speciali lasciano a bocca aperta
  3. Il protagonista di Owen Teague è convincente...
Contro
  1. ...ma il resto dei personaggi non sono costruiti altrettanto bene
  2. La trama è a tratti lacunosa
  3. Il ritmo della narrazione è altalenante
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
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