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Home » Film » Recensioni film » La nuit se traîne, la recensione: un thriller semplice fatto con i migliori ingredienti

La nuit se traîne, la recensione: un thriller semplice fatto con i migliori ingredienti

La recensione di La nuit se traîne, thriller di debutto del belga Michel Blanchiard, presentato alla Festa del Cinema di Roma
Emanuele RaucoDi Emanuele Rauco25 Ottobre 2024
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Il film: La nuit se traîne, 2024. Regia: Michiel Blanchart. Genere: Thriller. Cast: Jonathan Feltre, Natacha Krief, Romain Duris. Durata: 97 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Festa del Cinema di Roma.

Trama: Un notte come tutte le altre per Mady, studente di giorno e fabbro di notte. Ma Claire, la giovane enigmatica che aiuta quella notte, non è chi dice di essere. Mady ha solo una notte per provare la sua innocenza in una città in subbuglio.

A chi è consigliato: Agli amanti dei thriller ad alto ritmo.


Per fare un buon thriller poliziesco, non serve per forza un grande copione o delle spericolate prestazioni fisiche da parte di attori e stuntman. Basta una stringa di trama, ma soprattutto le competenze tecniche per dare ritmo e tensione a quella stringa: quelle competenze Michiel Blanchart le ha acquisite lungo una bella carriera nei cortometraggi che lo hanno portato oggi a esordire nel lungometraggio con l’adrenalinico La nuit se traîne.

Caccia al fabbro

Il film segue la sfortunata e rocambolesca notte di Mady (Jonathan Feltre), un giovane fabbro che viene chiamato da una ragazza (Natacha Krief) per aprire una porta da cui è rimasta chiusa fuori; non sa però che la ragazza è interessata a rubare dei soldi da quella casa, che fuggirà lasciandolo solo col padrone e che dovrà fare poi i conti con Yannick (Romain Duris), il boss proprietario di quei soldi, che vuole ritrovarli a ogni costo.

La nuit se traîne è una caccia all’uomo serrata, chiusa in una notte e in una città bloccata da manifestazioni, scritto dal regista con Gilles Marchand a cui bastano piccoli tocchi per descrivere i personaggi e costruire una sua piccola epica.

Le vite (nere) che contano

Blanchard mescola il thriller classico con un impianto estetico da action contemporaneo, usa come sfondo Bruxelles, anima contraddittoria del continente, luogo in cui sono preservati e garantiti i diritti dell’Europa, ma che al tempo stesso è il luogo in cui la radicalizzazione islamica è partita per mietere vittime ovunque. In questa contraddizione, arriva come un colpo di martello la manifestazione anti-razziale Black Lives Matters, lo sfondo dell’azione, che diventa importante nel finale, e che fa da commento politico a tutto il film.

La nuit se traîne però non è interessato al messaggio politico in prima istanza, ne fa un ingrediente che arricchisce il sapore di un opera avvincente e intelligente, nell’uso degli spazi sempre più ampi, delle sequenze sempre più complesse, e dei corpi in movimento, che trovano l’apice nella corsa in bicicletta seguita dalla steadycam. Siamo dalle parti dei buoni polar francesi, o semplicemente dentro la capacità del cinema francofono di manovrare con personalità materiale proveniente da USA o estremo Oriente, qui con meno mezzi e più semplicità.

Emanuele Rauco

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