Aprire il Festival di Cannes dovrebbe significare dare il via alla manifestazione con un film capace di lasciare il segno, accendere l’entusiasmo e ricordare immediatamente perché quella Croisette rappresenti ancora il centro del cinema mondiale. Negli ultimi anni, però, il festival sembra essersi affezionato a opener più innocui che memorabili. E La Vénus Électrique (The Electric Kiss) conferma perfettamente questo trend.
Il nuovo film di Pierre Salvadori è una commedia romantica ambientata nella Parigi della Belle Époque che mescola sedute spiritiche, artisti tormentati e illusioni amorose dentro un racconto volutamente leggero, teatrale e molto francese nel tono e nell’umorismo. Un film ben confezionato, elegante nella messa in scena e interpretato con mestiere, ma che alla fine lascia poco oltre una piacevole sensazione di leggerezza.
Una commedia romantica tra illusioni e sedute spiritiche
Una scena di La Vénus Électrique (fonte: Diaphana Distribution, O’Brother Distribution) La protagonista è Suzanne, interpretata da Anaïs Demoustier, artista di un circo itinerante che si esibisce come “Venere Elettrica”, attrazione capace di regalare baci “elettrici” agli spettatori grazie a un elaborato trucco scenico. Quando un pittore devastato dal lutto entra casualmente nella tenda di una medium, Suzanne improvvisa una falsa seduta spiritica fingendo di metterlo in contatto con la moglie morta.
Da quel momento nasce l’inganno centrale del film: il gallerista dell’uomo decide infatti di sfruttare la situazione per riaccendere la creatività dell’artista, convinto che il dolore e il contatto con il passato possano riportarlo a dipingere.
Il problema è che La Vénus Électrique sembra non sapere mai davvero cosa vuole essere. Una farsa romantica? Un melodramma sull’elaborazione del lutto? Una riflessione sull’arte e sull’illusione? Pierre Salvadori prova continuamente a muoversi tra tono comico e drammatico, ma spesso lo fa senza grande sicurezza.
Il film funziona soprattutto quando resta leggero
Una scena di La Vénus Électrique (fonte: Diaphana Distribution, O’Brother Distribution) Le parti migliori sono proprio quelle più semplici e leggere. Quando il film si concentra sulle dinamiche da commedia tra Suzanne, il pittore Antoine e il gallerista interpretato da Gilles Lellouche, emerge un certo fascino da cinema francese classico, quasi teatrale, fatto di dialoghi ironici, piccoli equivoci e romanticismo malinconico.
Anaïs Demoustier riesce a sostenere gran parte del film grazie alla sua presenza delicata e stralunata, perfetta per questo tipo di personaggio sospeso tra ingenuità e manipolazione. Anche Gilles Lellouche porta energia nelle scene più apertamente farsesche, mentre Pio Marmaï resta invece più sacrificato da un personaggio volutamente passivo e continuamente intrappolato nel proprio dolore.
Il problema arriva quando The Electric Kiss tenta di diventare qualcosa di più profondo. I flashback dedicati alla relazione tra Antoine e la moglie Irène interrompono continuamente il ritmo e appesantiscono una narrazione che funzionava meglio nella leggerezza. Salvadori cerca di dare maggiore spessore emotivo alla storia, ma il film perde progressivamente brillantezza e finisce per sembrare più costruito che realmente coinvolgente.
Una comicità molto francese che difficilmente conquisterà tutti
Una scena di La Vénus Électrique (fonte: Diaphana Distribution, O’Brother Distribution) C’è poi un elemento molto evidente: The Electric Kiss è un film profondamente francese nella scrittura e nella comicità. I tempi, i dialoghi e persino il modo in cui costruisce il romanticismo ricordano un certo cinema francese borghese e teatrale che può risultare affascinante per alcuni spettatori ma distante per altri.
Il paragone con Woody Allen o con certe commedie sofisticate europee viene quasi spontaneo, ma Salvadori non riesce mai davvero a raggiungere quella leggerezza elegante o quella brillantezza narrativa. Il film resta continuamente in equilibrio tra il voler essere sofisticato e il voler essere popolare, senza eccellere realmente in nessuna delle due direzioni.
Visivamente il film è molto curato. Costumi, fotografia e scenografie restituiscono bene la Parigi della Belle Époque, creando un’atmosfera romantica e artificiale che accompagna coerentemente il racconto. Ma tutta questa eleganza visiva non basta mai a trasformare il film in qualcosa di davvero memorabile.
Il problema più grande è che manca davvero la magia
Una scena di La Vénus Électrique (fonte: Diaphana Distribution, O’Brother Distribution) Per un film che parla continuamente di illusioni, sedute spiritiche e magia emotiva, La Vénus Électrique paradossalmente per non avere mai vera magia cinematografica. Tutto è piacevole, ben confezionato e anche discretamente divertente a tratti, ma raramente emozionante.
Persino il finale, pur essendo estremamente prevedibile, appare comunque coerente con il percorso dei personaggi e con il tono generale del film. Non sorprende, ma probabilmente era l’unico epilogo possibile per una storia che punta più sul comfort romantico che sul rischio narrativo.
Ed è forse proprio qui il limite maggiore del film: non osa mai davvero. Rimane sempre elegante, controllato e gradevole, ma senza mai accendersi completamente.
Un’apertura di Cannes che conferma un trend
Una scena di La Vénus Électrique (fonte: Diaphana Distribution, O’Brother Distribution) The Electric Kiss non è un brutto film. È una commedia romantica ben realizzata, con attori convincenti e una confezione raffinata. Ma è anche l’ennesimo opener di Cannes che sembra non avere il peso, la forza o l’ambizione necessaria per inaugurare uno dei festival cinematografici più importanti del mondo.
Piacevole durante la visione, rapidamente dimenticabile appena terminata.
La recensione in breve
6.0Dimenticabile
The Electric Kiss è una commedia romantica elegante e ben confezionata che alterna toni comici e drammatici senza trovare sempre il giusto equilibrio. Pierre Salvadori costruisce un film molto francese nella comicità e nell’atmosfera, piacevole ma poco memorabile, confermando il recente trend dei deludenti film d’apertura del Festival di Cannes.
PRO
Ottima ricostruzione della Belle Époque
Anaïs Demoustier molto convincente
Atmosfera elegante e raffinata
Alcuni momenti comici funzionano bene
Finale prevedibile ma coerente
CONTRO
Non trova mai davvero il giusto tono
Flashback che rallentano il ritmo
Poco emozionante nonostante i temi trattati
Commedia molto “francese” che non coinvolgerà tutti
Film dimenticabile per essere un'apertura di Cannes
Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.