Il film: L’albero, 2024. Regia: Sara Petraglia. Genere: Drammatico. Cast: Tecla Insolia, Carlotta Gamba, Cristina Pellegrino. Durata: 92 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Festa del Cinema di Roma.
Trama: Bianca ha 23 anni, dovrebbe frequentare l’università, ma non ci va mai. Ha poche ossessioni: il tempo che passa, la cocaina e Angelica. Da quando vivono insieme, tutto corre più veloce. Anche la loro amicizia, tra amore e dipendenza.
A chi è consigliato: A chi ama le storie giovanili, il disincanto e la malinconia di un racconto di formazione, le storie di amicizie al limite con l’amore.
“Dammi indietro la mia seicento, i miei vent’anni ed una ragazza che tu sai” cantava Roberto Vecchioni nel capolavoro Luci a San Siro. Sostituiamo la Seicento con una bicicletta celeste e abbiamo lo scheletro di L’albero, il bel debutto di Sara Petraglia, presentato nel concorso della Festa del Cinema di Roma, che racconta una storia in parte autobiografica che parla proprio del momento più doloroso e luminoso della giovinezza, quello in cui cerchiamo di capire chi essere.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore (?)

L’albero racconta del rapporto di amicizia stretto, confinante con l’amore e la dipendenza, tra Bianca (Tecla Insolia) e Angelica (Carlotta Gamba), due ventenni universitarie con poco profitto, che passano il tempo tra amicizie, semi-amori e soprattutto tra di loro, usando la cocaina come collante di un’amicizia che rischia di ingabbiarle non meno della droga.
Petraglia parte da sue proprie esperienze, scritte su blocchi e quaderni come la Bianca del film, e le elabora in una sceneggiatura che anziché affrontare il percorso tipico dei racconti di formazione o, peggio, quello dei percorsi di redenzione dalla tossicodipendenza, si concentra sul qui e ora della gioventù, sulle sue sensazioni fisiche, sulle declinazioni geografiche (l’importanza del Pigneto, dell’albero che dà il titolo il film), su spazi e suoni (le canzoni risuonano implacabili, dai Diaframma a Sergio Endrigo), sui sentimenti che diventano ora concreti ora lirici a seconda del momento.
I fiori del male del Pigneto

La regista sceglie un registro poco frequentato dal cinema giovane nostrano, quello di uno spleen post-adolescenziale tra Leopardi e Baudelaire (“A me piace essere triste”; “Perché siamo tutti così tristi?” dice Bianca) , venato di un romanticismo d’altri tempi che il film non deride né prende troppo sul serio, ma lo cala nel presente e in precisi contesti sociali e culturali, facendone un’opera in cui dialoghi, ambienti e volti suonano giusti e sinceri, anche quando distanti dal gergo giovanilistico che sentiamo abitualmente.
L’albero non schiva tutte le ingenuità che giustamente ci si possono aspettare da un esordio, ma sa come introiettarle nel lavoro anche stilistico e formale sulle attrici – oltre alle protagoniste, anche le comprimarie sono perfette – che lavorano sugli scarti di tono e l’intimità aumentando il senso di verità di L’albero. Quella verità che permette al film di chiudersi lasciando al pubblico un sospiro, quello di chi sta aspettando che i propri vent’anni possano prima o poi tornare.
La recensione in breve
Buon debutto per Sara Petraglia che filtra con tocchi di lirismo e malinconia il proprio vissuto per comporre un ritratto di gioventù, anche ingenuo, ma sincero
Pro
- Il lavoro prezioso sulle attrici, soprattutto le due protagoniste, capaci di esprimere tutti i sentimenti della giovinezza
- La cura dei luoghi, degli spazi e dei suoni
- L'atmosfera ironica che permea dai dialoghi
Contro
- Qualche ingenuità di scrittura, figlia di una certa idealizzazione del soggetto
- Voto CinemaSerieTV
