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Home » Film » Recensioni film » L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual, la recensione: quando l’horror dimentica di far paura

L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual, la recensione: quando l’horror dimentica di far paura

La recensione di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual: un horror senza brividi che trasforma la possessione in noia protocollare.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana29 Maggio 2025Aggiornato:29 Maggio 2025
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Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
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Il film: L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual, 2025. Diretto da: David Midell. Genere: Horror, Drammatico, Storico. Cast: Al Pacino, Dan Stevens, Abigail Cowen, Beverly D’Angelo. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: In sala, in lingua italiana.

Trama: Basato su una storia vera, il film racconta l’esorcismo di Emma Schmidt, uno dei casi più documentati della demonologia cattolica americana. Nel 1928, in un convento dell’Iowa, la giovane Emma viene sottoposta a un rituale estenuante per liberarla dal demonio, sotto la guida dell’esperto Padre Riesinger e del più giovane Padre Steiger. The Ritual affronta il confine tra fede e scienza, verità e superstizione, in un dramma che privilegia la parola e la riflessione al posto del terrore puro.

A chi è consigliato? L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è pensato per chi ama gli horror più introspettivi e simbolici, e per chi è interessato a storie vere trattate con taglio sobrio e quasi documentaristico. Chi cerca tensione, ritmo e paura viscerale, però, rischia di uscire dalla sala con l’amaro in bocca.


David Midell tenta di esplorare l’abisso tra fede e ragione attraverso il caso realmente documentato di Emma Schmidt, trasformando un celebre episodio di cronaca religiosa in una parabola austera e ragionata. L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual sceglie di rifuggire i facili spaventi per costruire un dramma spirituale incentrato sulla parola, sul dubbio, sulla sofferenza interiore. Un approccio ambizioso, che si distanzia dall’horror commerciale per abbracciare una narrazione più meditativa. Ma la paura, quella vera, resta fuori campo. Il risultato è un’opera glaciale e scolastica, che disinnesca il potenziale del genere in favore di una teorizzazione che, anziché coinvolgere, finisce per allontanare. Un film che riflette tanto, ma emoziona poco.

Un esorcismo celebre, una premessa potente

Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)

Nel 1928, a Earling, Iowa, un convento fu teatro di uno degli esorcismi più discussi della storia cattolica americana. Il caso di Emma Schmidt – pseudonimo di Anna Ecklund – fu riportato con dovizia di dettagli da Padre Joseph Steiger, coadiutore del rituale compiuto dal frate Theophilus Riesinger. Documenti, articoli, testimonianze oculari: materiale ce n’era, e Midell lo tratta con il massimo rispetto. Forse troppo. L’ossessione per l’accuratezza storica, per la cronaca minuziosa, trasforma un soggetto intrinsecamente perturbante in una sequenza di riti osservati con distacco. È come se il regista avesse paura di “sporcare” la verità con la finzione: ma nel cinema, soprattutto nell’horror, è proprio dalla collisione tra verità e immaginazione che nasce il turbamento.

Tra documento e finzione: un film in cerca di forma

Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)

L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è costruito in sei segmenti: una premessa, cinque “capitoli rituali” e un epilogo che fornisce contesto storico. L’impianto è preciso, ma narrativamente sterile. La regia adotta una macchina a mano per simulare il realismo, ma non si avverte mai un’intenzione forte dietro l’inquadratura. Il risultato è un ibrido stilistico: a tratti sembra un docudrama, a tratti un tentativo di cinema contemplativo, ma senza mai raggiungere l’efficacia dell’uno né la profondità dell’altro. La scelta di non indulgere in effetti speciali e di limitare le manifestazioni demoniache ai codici più noti – levitazione, bestemmie, lingua latina, occhi rovesciati – finisce per diventare prevedibile. Ogni scena è una variazione minima della precedente, e il film, invece di crescere in tensione, ristagna.

Emma come simbolo: corpo, trauma, possessione

Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)

L’aspetto più interessante è forse la volontà di trasformare Emma in una figura archetipica. Il suo corpo è campo di battaglia, soglia tra il sacro e il profano, tempio della colpa. Ma il film ci dice più che mostrarci: sappiamo che Emma è devastata dalla morte della madre, e che le sue crisi non hanno risposte mediche, ma non conosciamo davvero la sua interiorità. Abigail Cowen offre una performance fisicamente intensa, ma il personaggio è scritto come un contenitore per la possessione, non come un essere umano complesso. Se la possessione è anche – come suggerisce il film – una manifestazione psichica di traumi repressi, questa componente resta solo accennata, mai davvero affrontata. La possibilità di una lettura femminista (la ragazza oppressa da una società patriarcale, manipolata da figure maschili in abiti religiosi) viene suggerita, ma poi abbandonata.

Due sacerdoti, due visioni: fede, scienza, confusione

Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)

Accanto a Emma, ci sono due figure maschili chiave: Padre Theophilus Riesinger, interpretato da Al Pacino, e Padre Joseph Steiger, interpretato da Dan Stevens. L’anziano esorcista dovrebbe incarnare la saggezza e la fermezza della fede. Ma Pacino appare spesso spaesato, quasi caricaturale nel suo gesticolare stanco e nei suoi borbottii. Più che il Vecchio Saggio delle fiabe, sembra un attore capitato per sbaglio in un dramma spirituale. Stevens, invece, avrebbe l’occasione di incarnare il dubbio moderno, il conflitto tra religione e scienza. Ma la sua prova è neutra, priva di mordente. Il suo personaggio attraversa una crisi, ma il film non riesce a renderla credibile. Le sue esitazioni sembrano appunti di sceneggiatura non sviluppati. Neanche i momenti più drammatici – le visioni, i rituali violenti – riescono a scuoterlo o a scuoterci.

Midell ha l’ambizione di usare il cinema come lente d’analisi. L’esorcismo diventa metafora del dolore, dell’identità, del conflitto interiore. Ma il linguaggio scelto non comunica, non colpisce, non coinvolge. L’orrore è ridotto a repertorio visivo: voci cavernose, croci capovolte, corpi contorti. Tutto già visto, tutto senza impatto. Non c’è costruzione del terrore, né esplorazione dell’ignoto. Non c’è neppure la tensione psicologica che ci si aspetterebbe da un’opera introspettiva. Il film si osserva con distacco, come un rito da verificare piuttosto che da vivere. Persino nei momenti di climax – le urla, le lacerazioni, le invocazioni – manca l’urgenza, manca l’imprevisto. Si assiste, si prende atto, al massimo si aspetta che la scena finisca.

Simbolismo e spiritualità: un’occasione sprecata

Una scena di L'esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)
Una scena di L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual (fonte XYZ Films)

In alcuni momenti, The Ritual sembra voler dialogare con il mito e l’archetipo: Emma come vittima-sacerdotessa, Riesinger come il Mentore spezzato, Steiger come l’Eroe riluttante. Anche la messa in scena – i chiaroscuri, i corridoi del convento, l’atmosfera sospesa – lascia intravedere un potenziale esoterico. Ma queste suggestioni restano isolate. Il film non osa mai davvero. Non diventa mai visione. Non arriva mai a porre la domanda fondamentale dell’horror: “e se fosse vero?”. Perché per quanto possiamo razionalizzare il male, se lo vediamo e lo sentiamo sullo schermo, è lì che scatta la paura. E The Ritual, semplicemente, non la innesca.

L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual è un film che sembra sempre sul punto di dire qualcosa di importante, ma non lo fa mai davvero. Troppo legato al rigore della cronaca per abbandonarsi all’invenzione, troppo sobrio per essere disturbante, troppo statico per essere coinvolgente. La possessione di Emma Schmidt meritava uno sguardo più profondo o più viscerale. Invece, ci troviamo di fronte a un film che cammina sulle uova, che non sbaglia mai clamorosamente, ma che non riesce neanche a lasciare il segno. Al cinema si cerca la verità, sì, ma anche la vertigine. E qui, purtroppo, resta tutto piatto. Compreso il battito del nostro cuore.

La recensione in breve

5.0 Blando

L’esorcismo di Emma Schmidt – The Ritual cerca di raccontare una delle possessioni più celebri della storia con sobrietà e rigore, evitando gli stereotipi dell’horror classico. Ma il risultato è un’opera sterile, priva di tensione, dove ogni elemento – dalla regia alle interpretazioni – appare bloccato in una ritualità fredda. Non inquieta, non coinvolge, non emoziona. Un’occasione mancata.

Pro
  1. Basato su un caso storico realmente documentato
  2. Ambizione autoriale e volontà di rinnovare il genere
  3. Alcune suggestioni visive e simboliche
  4. Un interessante sottotesto spirituale e psichico
Contro
  1. Regia piatta e impersonale
  2. Ritmo lentissimo e monotono
  3. Mancanza totale di tensione e paura
  4. Personaggi poco sviluppati e mal utilizzati
  • Voto CinemaSerieTV.it 5.0
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