Il film: Libre, 2024. Regia: Elisa Fuksas. Genere: Poliziesco. Cast:Lucas Bravo, Yvan Attal, Lea Luce Busato, Radivoje Bukic, Steve Tientcheou . Durata: 109 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Festa del Cinema di Roma.
Trama: La vita e le avventure di Bruno Sulak, rapinatore che negli anni ’80 fu il ricercato più famoso di Francia, del suo amore con Thalie e del suo rapporto con il poliziotto che lo deve braccare, Gerges Moréas.
A chi è consigliato: A chi ama le storie di guardie e ladri e i personaggi di rapinatori gentiluomini.
Fu una delle più perfette incarnazioni del mito di Arsenio Lupin e non fu un attore, ma una persona in carne e ossa: Bruno Sulak è stato negli anni ’80 il ladro più famoso di Francia, bello, carismatico, educato e romantico. A questa figura Mélanie Laurent ha dedicato il suo nuovo film da regista, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in procinto di finire su Prime Video: un’opera che conferma la mano sicura della regista/attrice nel gestire i generi.
Il privato non è più politico

Il film si concentra sull’apice della carriera criminale di Sulak (Lucas Bravo), quando smette di rapinare i supermercati dopo un colpo andato a male, e comincia a rapinare gioiellerie di alto bordo. Assieme a lui un gruppo di complici che sono una famiglia, soprattutto Thalie (Lea Luce Busato), la donna che ama ricambiato. Laurent, assieme a Christophe Deslandes, incentra tutto il racconto meno sulle gesta criminali e la loro pianificazione ed esecuzione che sui rapporti umani che Sulak seppe creare.
Lontano dalla politica, al contrario di molti suoi “colleghi” dell’epoca (come Pierre Goldman, raccontato di recente ne Il caso Goldman), Sulak rapina solo chi può permettersi di perdere quei soldi, non danneggia niente e nessuno e lo fa per costruirsi rifugi e porti franchi in cui vivere con le persone che ha scelto. Un ritratto romantico, certo, ma non idealizzato, in cui emerge la figura interessantissima di Moreas (Yvan Attal, il migliore del cast), il poliziotto che con il ladro crea uno strano rapporto di amichevole competizione.
Liscio ed efficace come una rapina ben eseguita

Libre sceglie strade abbastanza sicure per conquistare il suo pubblico, partendo dalla storia e arrivando ai modi in cui si sceglie di narrarla, passando per attori e personaggi ben tratteggiati, una regia veloce e limpida, una ricostruzione d’ambiente funzionale e via elencando. Certo, è un Nemico pubblico N. 1 (il film con Vincent Cassel sul gangster Jacques Mesrine) semplificato, ma è interessante notare lo sguardo di Laurent – che si conferma davvero una regista da tenere d’occhio: provate a guardare Le ladre, il suo Charlie’s Angels – nel cambiare sottilmente gli accenti del racconto.
Ovvero, non solo perché l’azione è più contenuta, ma anche perché gli elementi del dramma e della partecipazione del pubblico sono raccontati con toni meno enfatici, più liberi e quasi lirici, perché la stessa figura che la stampa rese mitologica è filtrata da una sensibilità che alla tragedia preferisce la consapevolezza del realismo, inteso come approccio vitale, prima che artistico. Se tutto il resto è conforme alle regole del genere, almeno questo è un tocco personale, il tocco della regista che non è più solo una brava attrice prestata alla macchina da presa.
La recensione in breve
Libre è un poliziesco biografico dritto e sicuro, scritto, diretto e interpretato molto bene, senza invenzioni ma con un tocco personale che aumenta la soddisfazione dello spettatore
Pro
- La figura di Moréas, un bravissimo Attal, poliziotto implacabile che diventa paradossale amico
- La sicurezza della regia e dello sguardo
- Il talento tutto francese nello scovare volti e corpi
- La capacità di reinventare il mito romantico del ladro genitluomo
Contro
- Una messinscena poco ambiziosa, pensata per lo streaming
- Poche invenzione, qualche concessione al manierismo
- Voto CinemaSerieTV
