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Home » Film » Recensioni film » Look Back, la recensione: creare qualcosa insieme è la forma più bella di amicizia

Look Back, la recensione: creare qualcosa insieme è la forma più bella di amicizia

La recensione di Look Back, il film di Hirokazu Kore-eda a Venezia 83 tratto dal manga di Tatsuki Fujimoto, tra amicizia, arte e passione per il disegno.
Carlotta DeianaBy Carlotta Deiana7 Settembre 2026
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Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
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Ci sono amicizie che nascono perché due persone si assomigliano e altre che diventano fondamentali proprio perché permettono a ciascuno di trovare nell’altro qualcosa che gli manca. Look Back, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, appartiene decisamente alla seconda categoria. Hirokazu Kore-eda trasforma in live action l’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto e costruisce attorno all’incontro tra Fujino e Kyomoto una delle storie di amicizia più belle viste recentemente sullo schermo, ma anche una dichiarazione d’amore nei confronti dell’arte, del disegno e di quell’impulso apparentemente irrazionale che porta qualcuno a passare ore davanti a un foglio bianco semplicemente perché sente il bisogno di creare.

Fujino è determinata, espansiva, sicura del proprio talento e sogna di diventare una mangaka. Kyomoto è praticamente il suo opposto: schiva, solitaria, afflitta da una forte ansia sociale che la porta a trascorrere quasi tutto il proprio tempo chiusa in casa. A unirle è il disegno. Prima le mette in competizione, poi le avvicina e infine diventa il linguaggio attraverso il quale costruiscono un rapporto destinato ad accompagnarle per tredici anni.

Kore-eda racconta questa amicizia con la delicatezza che da sempre caratterizza il suo cinema, ma Look Back trova qualcosa di particolarmente vitale nel modo in cui osserva le due ragazze mentre crescono insieme. Non è soltanto una storia su due amiche che condividono la stessa passione: è una storia su cosa significhi trovare qualcuno capace di alimentare quella passione, costringerci a diventare migliori e, soprattutto, farci immaginare una versione di noi stessi che prima non riuscivamo ancora a vedere.

Fujino e Kyomoto, due metà dello stesso processo creativo

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

La caratterizzazione delle due protagoniste è uno degli aspetti più riusciti del film. Fujino e Kyomoto sono profondamente diverse, ma Kore-eda non costruisce la loro complementarità soltanto attraverso i caratteri. È il modo stesso con cui creano a raccontare chi sono.

Fujino è quella delle storie. Immagina i personaggi, costruisce le situazioni, possiede lo slancio narrativo e quella sicurezza quasi istintiva che la porta a mettere continuamente qualcosa di sé sulla pagina. Kyomoto possiede invece una capacità tecnica straordinaria, soprattutto nella realizzazione degli sfondi. Dove una immagina il mondo, l’altra sembra capace di renderlo concreto.

Il loro incontro diventa quindi anche l’incontro tra due componenti della creazione artistica. Non c’è semplicemente la ragazza estroversa che trascina fuori di casa quella introversa, né la più talentuosa che insegna qualcosa all’altra. Fujino e Kyomoto si completamente reciprocamente. La competizione iniziale diventa ammirazione, l’ammirazione collaborazione e la collaborazione qualcosa di molto più profondo.

Le attrici che le interpretano nelle diverse fasi della vita riescono soprattutto a conservare questa continuità. Le due protagoniste rimangono riconoscibili mentre crescono, cambiano e acquistano sicurezza, senza che il passaggio del tempo cancelli ciò che le aveva definite all’inizio.

L’ansia sociale di Kyomoto raccontata senza bisogno di “guarirla”

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

Particolarmente delicato è il modo in cui Look Back racconta Kyomoto e la sua ansia sociale. Il rapporto con Fujino cambia profondamente la sua vita, ma Kore-eda evita la soluzione più semplice: trasformare l’amicizia in una cura capace improvvisamente di cancellare ciò che la rende diversa.

Fujino permette a Kyomoto di aprire progressivamente una porta verso l’esterno. Le offre uno spazio sicuro attraverso il quale affrontare il mondo, ma Kyomoto rimane Kyomoto. La sua crescita non coincide con una trasformazione radicale della personalità, bensì con la possibilità di trovare gli strumenti per convivere con le proprie difficoltà e, soprattutto, non lasciare che siano soltanto quelle difficoltà a decidere cosa può fare della propria vita.

È un dettaglio fondamentale perché impedisce al film di trasformare il rapporto tra le due in una dinamica unilaterale. Fujino non “salva” Kyomoto. Le due ragazze crescono insieme e ciò che ciascuna offre all’altra assume forme diverse. La sicurezza di Fujino spinge Kyomoto fuori dalla propria stanza; il talento e la dedizione di Kyomoto, allo stesso tempo, costringono Fujino a guardare diversamente il proprio lavoro e a diventare un’artista migliore.

Il suono di una matita può raccontare una vita

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

Se l’amicizia rappresenta il primo cuore di Look Back, il secondo è inevitabilmente il disegno. Non semplicemente il manga come oggetto culturale, ma l’atto stesso di creare.

Kore-eda filma le sue protagoniste mentre disegnano con un’attenzione quasi tattile. Ci sono le mani, la carta, le matite, gli strumenti che cambiano e soprattutto i suoni. Il rumore della matita accompagna una parte importante del film fino a diventare quasi una componente della colonna sonora. Poi il tempo passa, le ragazze crescono e cambia anche il modo di lavorare: alla matita si affianca la penna della tavoletta grafica. È un dettaglio apparentemente minuscolo che riesce però a raccontare il trascorrere degli anni senza bisogno di sottolinearlo.

Trasformare il suono del disegno in un elemento fondamentale dell’adattamento, una forma di espressione non verbale che cambia insieme alle protagoniste, è una delle intuizioni più belle del film, perché Look Back non si limita mai a dire quanto Fujino e Kyomoto amino disegnare: ci fa sentire cosa significa farlo.

Il tempo trascorso su una tavola, la ripetizione di un gesto, la concentrazione, la frustrazione e infine la soddisfazione di vedere qualcosa che prima esisteva soltanto nella propria testa prendere lentamente forma davanti agli occhi diventano parte dell’esperienza dello spettatore.

La meraviglia di vedere una storia prendere vita

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

È probabilmente qui che l’adattamento di Kore-eda trova la propria ragione più profonda. Look Back nasce da un manga che parla di persone che creano manga e diventa un film che riflette continuamente sulla possibilità di trasformare una scena immaginata in qualcosa che possa essere condiviso con gli altri.

Il disegno non è soltanto la passione che unisce Fujino e Kyomoto. È il modo attraverso il quale entrambe riescono a entrare in relazione con il mondo. Inventare personaggi, costruire sfondi e riempire le tavole significa prendere qualcosa che esiste soltanto dentro di loro e permettere a qualcun altro di vederlo.

Kore-eda sembra innamorato proprio di questo processo. C’è una meraviglia quasi infantile nel modo in cui il film osserva le storie prendere forma, prima sulla carta e poi idealmente sullo schermo. E il fatto che a raccontarlo sia il cinema crea un continuo gioco tra linguaggi: il manga diventa film mentre il film racconta la nascita del manga.

Le quattro stagioni trasformano il Tōhoku in un altro protagonista

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

Anche visivamente Look Back è un piacere per gli occhi. Kore-eda ha seguito le protagoniste attraverso le quattro stagioni del Tōhoku e utilizza il paesaggio per accompagnarne la crescita. Gli spazi cambiano insieme a Fujino e Kyomoto e il passaggio del tempo diventa qualcosa che si percepisce prima ancora di essere raccontato.

Ci sono immagini che sembrano provenire da un film dello Studio Ghibli, riferimento che inevitabilmente attraversa anche l’immaginario delle protagoniste. La natura, le strade, la neve, la luce e gli interni assumono una qualità quasi pittorica senza mai trasformare il film in un esercizio estetico fine a sé stesso.

La bellezza degli ambienti è funzionale alla stessa idea che attraversa tutto il racconto: imparare a guardare. Per disegnare un mondo bisogna prima osservarlo. E Kyomoto, che proprio negli sfondi trova la propria espressione artistica più naturale, sembra progressivamente imparare a entrare in quel mondo che per tanto tempo aveva osservato soltanto dalla propria stanza.

Look Back è una storia sull’amicizia, ma anche sul perché continuiamo a creare

Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)
Una scena di Look Back (fonte: K2 Pictures)

Dietro la sua apparente semplicità, Look Back contiene allora due storie che diventano progressivamente inseparabili. C’è quella di Fujino e Kyomoto, un’amicizia capace di attraversare tredici anni e di modificare profondamente entrambe. E c’è quella di due artiste che cercano di capire perché continuino a disegnare nonostante la fatica, le rinunce, la frustrazione e tutto ciò che la vita mette sulla loro strada.

Kore-eda non ha bisogno di grandi dichiarazioni per raccontarlo. Gli bastano due ragazze sedute davanti a un foglio, il rumore di una matita e la sensazione che qualcosa che pochi istanti prima non esisteva stia lentamente prendendo forma.

Ed è forse proprio questo che rende Look Back così emozionante. L’arte e l’amicizia funzionano secondo un principio sorprendentemente simile: entrambe richiedono tempo, dedizione e la disponibilità a lasciare che qualcosa o qualcuno ci cambi. Fujino e Kyomoto diventano artiste perché si incontrano, ma soprattutto diventano le persone che saranno perché, a un certo punto della loro vita, hanno trovato qualcuno con cui condividere ciò che amavano di più.

In un film attraversato inevitabilmente anche dal dolore e dalla perdita, Kore-eda sceglie così di lasciare emergere soprattutto la forza di ciò che rimane. Le persone possono allontanarsi, le vite possono prendere direzioni imprevedibili, ma quello che abbiamo creato insieme continua a esistere. E qualche volta basta il rumore di una matita sulla carta per ricordarci perché avevamo iniziato.

La recensione in breve

8.5 Emozionante

Con Look Back, Hirokazu Kore-eda trasforma il manga di Tatsuki Fujimoto in una splendida storia sull’amicizia e sulla necessità di creare. Fujino e Kyomoto sono due protagoniste magnetiche e perfettamente complementari, unite dal disegno e capaci di modificarsi reciprocamente senza mai perdere la propria identità. Tra paesaggi meravigliosi e il suono delle matite che diventa quasi una colonna sonora, Kore-eda racconta con straordinaria delicatezza la meraviglia di vedere una storia prendere vita.

PRO
  1. Una storia di amicizia raccontata con straordinaria delicatezza
  2. La complementarità perfetta tra Fujino e Kyomoto
  3. Il ritratto dell’ansia sociale di Kyomoto
  4. Il disegno raccontato come esperienza fisica e creativa
  5. L’utilizzo del suono delle matite e degli strumenti di lavoro
  6. Le splendide ambientazioni del Tōhoku
CONTRO
  1. La seconda parte richiede di accettare un netto cambio di registro
  2. Alcuni passaggi legati al trascorrere degli anni sono molto rapidi
  • Voto CinemaSerieTV 8.5
  • User Ratings (0 Votes) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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