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Home » Film » Recensioni film » Masters of the Universe, la recensione: da qui ad Eternia

Masters of the Universe, la recensione: da qui ad Eternia

La recensione di Masters of the Universe, il reboot cinematografico del franchise anni Ottanta ideato dalla Mattel.
Max BorgDi Max Borg8 Giugno 2026
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Masters of the Universe
Masters of the Universe
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Nato come linea di giocattoli, il franchise di Masters of the Universe sullo schermo è stato principalmente televisivo e animato, a partire dal 1983 fino ad arrivare alla recente duplice operazione di Netflix (una serie realizzata con l’animazione tradizionale, prodotta da Kevin Smith e direttamente legata al prototipo; l’altra in computer grafica, dal target più giovane, e impostata come un reboot della saga di He-Man e soci). L’unico vero esemplare cinematografico è stato per anni il film del 1987, con un robotico Dolph Lundgren nel ruolo di He-Man (talmente rigido che fu necessario ridoppiare tutte le sue battute in post-produzione) e un divertito Frank Langella in quello del perfido Skeletor.

Un insuccesso all’epoca, è diventato un piccolo cult col passare del tempo, e non sorprende che faccia parte degli elementi che il regista Travis Knight ha voluto omaggiare in questo nuovo film, di cui parliamo nella nostra recensione di Masters of the Universe, che vuole essere una lettera d’amore a tutte le incarnazioni del franchise (compreso un meme che per molti giovani di oggi è stato l’introduzione al mondo dei Masters).

Il principe cerca padre

Una scena di Masters of the Universe.
Una scena di Masters of the Universe. Fonte: Eagle Pictures

Skeletor invade il regno di Eternos, mettendo in ginocchio tutta la popolazione dopo aver sconfitto in duello il re Randor. La regina decide di salvare il principe Adam con la magia, mandandolo su un altro pianeta – il nostro – in attesa del momento giusto. Peccato che durante la trasferta Adam si ritrovi separato dalla spada magica che dovrebbe consentirgli di tornare a casa, e così è bloccato sulla Terra, arrivando all’età adulta in condizioni non proprio principesche (lavora nel reparto delle risorse umane presso un’anonima azienda). Un giorno la spada fa di nuovo capolino nella sua vita, e con essa anche Teela, amica d’infanzia diventata principale esponente delle forze che resistono all’armata di Skeletor. Ora non resta che tornare su Eternia, impugnare l’arma affidatagli da bambino e pronunciare quella frase fondamentale: “Per il potere di Grayskull…”

I nuovi Masters

Una scena di Masters of the Universe. Fonte: Eagle Pictures
Una scena di Masters of the Universe. Fonte: Eagle Pictures

C’è chi paragona il film a Guardiani della Galassia, anche se la caratterizzazione di Adam/He-Man, un principe alla ricerca della propria identità dopo essere stato mandato via dal mondo natale, ricorda più il Thor di Chris Hemsworth quando lo abbiamo incontrato per la prima volta nel 2011, e difatti l’attore inglese Nicholas Galitzine ha un approccio simile, con una miscela di serio e faceto, per interpretare questo pesce fuor d’acqua che deve dimostrarsi degno del potere.

Lo affiancano comprimari solidi come Camila Mendes, Idris Elba e Alison Brie, ma la performance più impressionante, a sorpresa, è quella di Jared Leto: solitamente svogliato nei film dal budget consistente (vedi per esempio Tron: Ares), qui si lascia andare al punto da essere totalmente irriconoscibile come Skeletor (in lingua originale – chi scrive ha visto il film in inglese – si capisce che è lui solo dalla risata, tutto sommato identica quella usata per il Joker in Suicide Squad). Un’interpretazione inaspettatamente divertita in quella che vuole essere un’operazione all’insegna dell’intrattenimento.

A lui il potere?

Una scena di Masters of the Universe. Fonte: Eagle Pictures
Una scena di Masters of the Universe. Fonte: Eagle Pictures

C’è la voglia di continuare (come suggeriscono le due scene post-credits), ma è legittimo interrogarsi su quanto sia forte l’appeal del franchise nel 2026, almeno da giustificare un film da 200 milioni di dollari per il cinema quando altre operazioni simili hanno dimostrato che gli anni Ottanta non sempre funzionano in ottica nostalgica. Eppure, la visione di Knight è efficace proprio perché ripesca quel sapore avventuroso vintage e lo mescola in maniera intelligente con le sensibilità odierne, situando Adam in un contesto dove gli archetipi, per quanto ancora validi, non sono immuni a critiche o riflessioni autoironiche (la spiegazione dei vari nomi dei personaggi secondari è molto buffa in tale ottica). Classico e moderno insieme, un po’ come la serie di Kevin Smith ma con una dose maggiore di humour.

Cosa ne pensiamo in sintesi

7.0 Avventuroso

He-Man e i suoi amici tornano al cinema, in un film che rispetta e al contempo aggiorna i capisaldi del franchise.

PRO
  1. Gli attori sono tutti affiatati e simpatici
  2. Jared Leto è sorprendente nel ruolo di Skeletor
  3. Il connubio tra epica fantasy e commedia funziona
CONTRO
  1. La parte centrale del film è un po' farraginosa
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Max Borg
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Finlandese di nascita, italiano e svizzero d'adozione, si innamora del cinema e della televisione nel periodo adolescenziale, e durante gli studi universitari trasforma gradualmente questo amore in lavoro. Scrive per varie testate in Italia e all'estero, soprattutto quando si tratta di supereroi, cinema nordico e svizzero, streaming e festival.

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