Il film: Nata per te, 2023. Regia: Fabio Mollo. Cast: Pierluigi Gigante, Teresa Saponangelo, Barbora Bobulova e Iaia Forte. Genere: Drammatico. Durata: 113 minuti. Dove l’abbiamo visto: Anteprima stampa.
Trama: Cosa fare quando nel proprio intimo si avverte un forte desiderio di paternità ed accudimento ma si è single? Per Luca la risposta è sempre stata il volontariato, soprattutto nei confronti dei bambini meno fortunati o con delle difficoltà fisiche evidenti. Tutto, però, è destinato a cambiare quando in un ospedale di Napoli nasce Alba. La piccola è affetta dalla sindrome di Down, un motivo che spinge la madre ad abbandonarla e che risveglia in Luca la necessità di esserci per lei.
Per questo motivo inizia il lungo percorso per ottenere almeno il suo affidamento. Ma in Italia non si tratta di una questione facile da affrontare, soprattutto per un giovane uomo single e gay. Fortunatamente, però, accanto a Luca si schiera una compagine di donne che, facendo leva sulla loro professionalità e sulla forza dell’amore, riusciranno a trasformare un sogno in realtà.
Per Fabio Mollo la paternità è una tematica importante. Lo ha già dimostrato nel 2017 con la regia di Il padre d’Italia. Non è un caso, dunque, che oggi riprenda simbolicamente quel discorso interrotto con il film Nata per te. La pellicola, infatti, è ispirata al libro omonimo scritto da Luca Trapanese con Luca Mercadante e nato dalla sua storia caratterizzata da un’umanità incredibile.
Al centro, infatti, c’è la vicenda personale dello stesso Trapanese che, in un momento storico del tutto inaspettato, è riuscito a diventare famiglia, elemento essenziale e fondamentale per la crescita di una bambina disabile. La loro vicenda personale ha conquistato l’attenzione dei media ed ha alimentato una certa discussione sulla genitorialità e l’adozione da parte dei singoli. Al di là di tutto, com’è possibile vedere nella recensione di Nata per te, l’elemento essenziale è sempre l’amore che, il più delle volte, dimostra quanto le così dette regole sociali e giuridiche non rispecchino le effettive necessità della comunità in cui si vive. Il film è interpretato da Pierluigi Gigante, Teresa Saponangelo, Barbora Bobulova e Iaia Forte.
Trama: L’uomo perfetto
Luca sembra avere al suo attivo tutte le qualità giuste per diventare un padre affidatario. Si sofferma a riflettere su questo quando incontra Alba per la prima volta. Lui è un giovane operatore che presta la sua azione all’interno di una casa famiglia atta ad ospitare bambini disabili. La piccola, invece, è stata abbandonata dalla madre in ospedale dopo il parto ed ha bisogno di trovare una famiglia, anche affidataria. Per questo motivo, il ragazzo si candida immediatamente per il compito. Cattolico, impegnato in attività di volontariato nelle zone più sperdute del mondo e, soprattutto, abituato ad interagire con chi si deve confrontare con una disabilità. Tutti elementi, questi, che dovrebbero far salire il suo nome in cima alla classifica per ottenere la responsabilità paterna di Alba.
Nonostante questo, però, la procedura non è così semplice. Luca, infatti, è single e non ha mai fatto mistero della sua omosessualità. Due aspetti che, dal punto di vista giuridico e sociale non remano certo a suo favore. Nonostante questo, però, decide di non arrendersi. L’incontro con Alba, infatti, ha mosso dentro di lui un sentimento paterno molto forte e la consapevolezza di poter fare la differenza in questa vicenda. Per questo motivo, dopo i primi colloqui con i giudici e la consapevolezza di non aver ottenuto un effetto positivo, decide di non arrendersi portando avanti la sua battaglia personale.
Ad affiancarlo c’è la sua famiglia, ovviamente, ma anche il legale che lo rappresenta e molti membri della struttura con cui collabora. Grazie, dunque, a questa sinergia nata introno a lui, Luca riesce a vincere una battaglia incredibile per se stesso e, soprattutto, per Alba diventando il primo single in Italia ad adottare una bambina disabile.
Dalla realtà alla finzione
Spesso si dice che la realtà quotidiana nasconda un potenziale narrativo più forte di qualsiasi racconto inventato. Poche volte, però, questo principio è risultato tanto evidente come nel caso della vicenda personale di Luca Trapanese e di sua figlia Alba. Diventato assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, l’uomo è stato trasformato nel simbolo di ben due tabù culturali ancora tutti da superare per la cultura del nostro paese: la famiglia singola e la paternità esclusiva.
Per quanto riguarda il primo, infatti, Trapanese ha dimostrato che un genitore single è indubbiamente migliore di una casa famiglia. Per il secondo, invece, è andato a sfatare il concetto e preconcetto secondo cui solo la maternità è atta alla crescita dei figli. Considerando tutto questo, dunque, il film si sarebbe potuto caricare di una grande responsabilità, facendosi veicolo di un pensiero o di una precisa lotta. Una scelta che, pur essendo condivisa e sostenibile, avrebbe però appesantito l’intera vicenda, dandole una sorta di connotato “politico” completamente avulso rispetto alle intenzioni originarie.
Lo stile narrativo scelto da Fabio Mollo, invece, ha preferito utilizzare la naturalezza priva di retropensiero che ha caratterizzato un gesto nato dall’amore e dall’attenzione verso gli altri di Luca. Per questo motivo, dunque, il film può essere definito come un percorso personale, il più delle volte emotivo ed interiore, esteriorizzato solo in virtù di una battaglia legale.
Anche in questo caso, però, gli accenti non sono mai eccessivi. Anzi, il più delle volte, Mollo utilizza uno stile sommesso, minimalista che riesce ad intensificare attraverso un uso consapevole dei primi piani e della colonna sonora. Due aspetti che, ben integrati insieme, contribuiscono a creare un’atmosfera capace di coinvolgere lo spettatore in prima persona all’interno di una battaglia dettata dall’affetto piuttosto che dalla rabbia.
Un racconto di uomini e donne
L’intero piano narrativo del film si divide attraverso un confronto costante tra il maschile e il femminile in relazione alla genitorialità. In questo caso, però, è assolutamente assente qualsiasi tipo di giudizio culturale o anche lontanamente morale. Lo scopo di questa vicenda, infatti, non è quello di consegnare un attestato di garanzia ad un genere piuttosto che ad un altro. Il fine, invece, è di vedere come l’uomo, nella sua complessità e varietà, affronti l’impegno genitoriale e le sfide che comporta.
Per questo motivo, anche se apparentemente poco incisivo, il personaggio di Luca appare sempre perfettamente consapevole del ruolo che dovrà svolgere. Un impegno che, grazie alle specifiche necessità di Alba, rifugge da qualsiasi interpretazione romantica del ruolo parentale. Perché essere genitori è tutt’altro che semplice. Un concetto che viene chiarito anche dall’universo femminile con cui Luca incrocia la sua strada.
Al suo interno, infatti, si trova un insieme piuttosto variegato tra cui spicca il personaggio di un’avvocatessa eternamente in bilico tra il suo ruolo professionale e quello famigliare con la responsabilità esclusiva di due gemelli. A lei fa da controcanto la madre di Luca che, nella rappresentazione più tradizionale della maternità, mette in scena l’accoglienza di cui solo l’amore è capace.
Attraverso tutta questa variegata umanità, poi, si va costituendo una nuova idea di famiglia, forse non necessariamente consanguinea ma allargata, più forte e consapevole perché nata dalla libera scelta. Una realtà che, proprio sul finale, assume un significato sociale e culturale ben preciso, mostrando come quella del legame d’amore sia l’unica ed effettiva via da percorrere.
Il film: Nata per te, 2023. Regia: Fabio Mollo. Cast: Pierluigi Gigante, Teresa Saponangelo, Barbora Bobulova e Iaia Forte. Genere: Drammatico. Durata: 113 minuti. Dove l’abbiamo visto: Anteprima stampa.
Trama: Cosa fare quando nel proprio intimo si avverte un forte desiderio di paternità ed accudimento ma si è single? Per Luca la risposta è sempre stata il volontariato, soprattutto nei confronti dei bambini meno fortunati o con delle difficoltà fisiche evidenti. Tutto, però, è destinato a cambiare quando in un ospedale di Napoli nasce Alba. La piccola è affetta dalla sindrome di Down, un motivo che spinge la madre ad abbandonarla e che risveglia in Luca la necessità di esserci per lei.
Per questo motivo inizia il lungo percorso per ottenere almeno il suo affidamento. Ma in Italia non si tratta di una questione facile da affrontare, soprattutto per un giovane uomo single e gay. Fortunatamente, però, accanto a Luca si schiera una compagine di donne che, facendo leva sulla loro professionalità e sulla forza dell’amore, riusciranno a trasformare un sogno in realtà.
Per Fabio Mollo la paternità è una tematica importante. Lo ha già dimostrato nel 2017 con la regia di Il padre d’Italia. Non è un caso, dunque, che oggi riprenda simbolicamente quel discorso interrotto con il film Nata per te. La pellicola, infatti, è ispirata al libro omonimo scritto da Luca Trapanese con Luca Mercadante e nato dalla sua storia caratterizzata da un’umanità incredibile.
Al centro, infatti, c’è la vicenda personale dello stesso Trapanese che, in un momento storico del tutto inaspettato, è riuscito a diventare famiglia, elemento essenziale e fondamentale per la crescita di una bambina disabile. La loro vicenda personale ha conquistato l’attenzione dei media ed ha alimentato una certa discussione sulla genitorialità e l’adozione da parte dei singoli. Al di là di tutto, com’è possibile vedere nella recensione di Nata per te, l’elemento essenziale è sempre l’amore che, il più delle volte, dimostra quanto le così dette regole sociali e giuridiche non rispecchino le effettive necessità della comunità in cui si vive. Il film è interpretato da Pierluigi Gigante, Teresa Saponangelo, Barbora Bobulova e Iaia Forte.
Trama: L’uomo perfetto
Luca sembra avere al suo attivo tutte le qualità giuste per diventare un padre affidatario. Si sofferma a riflettere su questo quando incontra Alba per la prima volta. Lui è un giovane operatore che presta la sua azione all’interno di una casa famiglia atta ad ospitare bambini disabili. La piccola, invece, è stata abbandonata dalla madre in ospedale dopo il parto ed ha bisogno di trovare una famiglia, anche affidataria. Per questo motivo, il ragazzo si candida immediatamente per il compito. Cattolico, impegnato in attività di volontariato nelle zone più sperdute del mondo e, soprattutto, abituato ad interagire con chi si deve confrontare con una disabilità. Tutti elementi, questi, che dovrebbero far salire il suo nome in cima alla classifica per ottenere la responsabilità paterna di Alba.
Nonostante questo, però, la procedura non è così semplice. Luca, infatti, è single e non ha mai fatto mistero della sua omosessualità. Due aspetti che, dal punto di vista giuridico e sociale non remano certo a suo favore. Nonostante questo, però, decide di non arrendersi. L’incontro con Alba, infatti, ha mosso dentro di lui un sentimento paterno molto forte e la consapevolezza di poter fare la differenza in questa vicenda. Per questo motivo, dopo i primi colloqui con i giudici e la consapevolezza di non aver ottenuto un effetto positivo, decide di non arrendersi portando avanti la sua battaglia personale.
Ad affiancarlo c’è la sua famiglia, ovviamente, ma anche il legale che lo rappresenta e molti membri della struttura con cui collabora. Grazie, dunque, a questa sinergia nata introno a lui, Luca riesce a vincere una battaglia incredibile per se stesso e, soprattutto, per Alba diventando il primo single in Italia ad adottare una bambina disabile.
Dalla realtà alla finzione
Spesso si dice che la realtà quotidiana nasconda un potenziale narrativo più forte di qualsiasi racconto inventato. Poche volte, però, questo principio è risultato tanto evidente come nel caso della vicenda personale di Luca Trapanese e di sua figlia Alba. Diventato assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, l’uomo è stato trasformato nel simbolo di ben due tabù culturali ancora tutti da superare per la cultura del nostro paese: la famiglia singola e la paternità esclusiva.
Per quanto riguarda il primo, infatti, Trapanese ha dimostrato che un genitore single è indubbiamente migliore di una casa famiglia. Per il secondo, invece, è andato a sfatare il concetto e preconcetto secondo cui solo la maternità è atta alla crescita dei figli. Considerando tutto questo, dunque, il film si sarebbe potuto caricare di una grande responsabilità, facendosi veicolo di un pensiero o di una precisa lotta. Una scelta che, pur essendo condivisa e sostenibile, avrebbe però appesantito l’intera vicenda, dandole una sorta di connotato “politico” completamente avulso rispetto alle intenzioni originarie.
Lo stile narrativo scelto da Fabio Mollo, invece, ha preferito utilizzare la naturalezza priva di retropensiero che ha caratterizzato un gesto nato dall’amore e dall’attenzione verso gli altri di Luca. Per questo motivo, dunque, il film può essere definito come un percorso personale, il più delle volte emotivo ed interiore, esteriorizzato solo in virtù di una battaglia legale.
Anche in questo caso, però, gli accenti non sono mai eccessivi. Anzi, il più delle volte, Mollo utilizza uno stile sommesso, minimalista che riesce ad intensificare attraverso un uso consapevole dei primi piani e della colonna sonora. Due aspetti che, ben integrati insieme, contribuiscono a creare un’atmosfera capace di coinvolgere lo spettatore in prima persona all’interno di una battaglia dettata dall’affetto piuttosto che dalla rabbia.
Un racconto di uomini e donne
L’intero piano narrativo del film si divide attraverso un confronto costante tra il maschile e il femminile in relazione alla genitorialità. In questo caso, però, è assolutamente assente qualsiasi tipo di giudizio culturale o anche lontanamente morale. Lo scopo di questa vicenda, infatti, non è quello di consegnare un attestato di garanzia ad un genere piuttosto che ad un altro. Il fine, invece, è di vedere come l’uomo, nella sua complessità e varietà, affronti l’impegno genitoriale e le sfide che comporta.
Per questo motivo, anche se apparentemente poco incisivo, il personaggio di Luca appare sempre perfettamente consapevole del ruolo che dovrà svolgere. Un impegno che, grazie alle specifiche necessità di Alba, rifugge da qualsiasi interpretazione romantica del ruolo parentale. Perché essere genitori è tutt’altro che semplice. Un concetto che viene chiarito anche dall’universo femminile con cui Luca incrocia la sua strada.
Al suo interno, infatti, si trova un insieme piuttosto variegato tra cui spicca il personaggio di un’avvocatessa eternamente in bilico tra il suo ruolo professionale e quello famigliare con la responsabilità esclusiva di due gemelli. A lei fa da controcanto la madre di Luca che, nella rappresentazione più tradizionale della maternità, mette in scena l’accoglienza di cui solo l’amore è capace.
Attraverso tutta questa variegata umanità, poi, si va costituendo una nuova idea di famiglia, forse non necessariamente consanguinea ma allargata, più forte e consapevole perché nata dalla libera scelta. Una realtà che, proprio sul finale, assume un significato sociale e culturale ben preciso, mostrando come quella del legame d’amore sia l’unica ed effettiva via da percorrere.
La recensione in breve
Chi dice che un'emozione può essere veicolata solo attraverso dei toni intensi ed una vicenda ad alto tasso di drammaticità? Sicuramente non Fabio Mollo che, prediligendo delle atmosfere ed una interpretazione minimal, riesce a puntare l'attenzione su ciò che è essenziale. Anzi, affidandosi ad una regia spoglia di esagerazioni ma concentrata sull'essenzialità della vicenda, ottiene un effetto coinvolgente e realista puntando l'attenzione su uno dei temi più discussi senza cadere nel tentativo di politicizzarlo.
- Voto CinemaSerieTV
