Il film: Never Let Go – A un passo dal male, 2024. Diretto da: Alexandre Aja. Genere: Horror, thriller. Cast: Halle Berry, Percy Daggs IV, Anthony B. Jenkins, Matthew Kevin Anderson, Christin Park, e Stephanie Lavigne. Durata: 101 minuti . Dove l’abbiamo vista: Al cinema.
Trama: In un mondo post apocalittico una mamma sopravvive con i suoi due bambini, in un’isolata casa nel bosco. Attorno a loro si nasconde un “Male” terribile, e solo restando insieme e “legati” alla casa i tre potranno sopravvivere.
A chi è consigliata: Agli amanti del genere horror e dei contesti post apocalittici. A chi ha apprezzato opere dall’ambientazione simile, prima fra tutte The Village di M. Night Shyamalan.
Con la spooky season in avvicinamento le sale si arricchiscono come da copione di titoli horror: in un’annata ricchissima di film davvero interessanti (dai recenti Alien: Romulus e Speak No Evil al prossimo ed osannatissimo Longlegs) il film diretto Alexandre Aja e con protagonista Halle Berry, Never Let Go – A un passo dal male fatica decisamente a distinguersi. C’è poco di originale nell’opera del regista di Crawl – Intrappolati, lo spettatore amante del genere si divertirà infatti a trovare le chiare citazioni ad altri cult (volute o no, su questo non ci esprimiamo): la fonte di ispirazione principale sembra essere M. Night Shyamalan e il suo cult The Village, e il gioco con le percezioni dello spettatore – che non sa mai dove si nasconde la verità – funziona anche piuttosto bene fino a circa metà della pellicola.
Ad un certo punto, però, la sceneggiatura deraglia e si preoccupa più di confondere chi guarda che di coinvolgerlo. Il “Male” continuamente paventato dal personaggio di Halle Barry sarà reale o no? È tutto nella sua testa o si aggira veramente per i boschi in cui la storia è ambientata? La risposta di Aja – e non è quella che volevamo, dobbiamo ammetterlo – è che saperlo non è veramente importante. Quello che dovrebbe interessarci, invece, è cogliere la chiara simbologia biblica che fa da scheletro all’opera, lasciandoci trasportare nelle atmosfere inquietanti che prendono vita sullo schermo. La scelta di lasciare alcuni misteri irrisolti può funzionare, in certi casi addirittura elevare un film a opera di maggiore spessore, questa volta però la sceneggiatura non è abbastanza solida e ben costruita da far sì che il film funzioni anche senza una chiara risoluzione finale.
Quella casa nel bosco

Una madre (Halle Berry) vive con i suoi due figli, Samuel e Nolan (rispettivamente Anthony B. Jenkins e Percy Daggs IV), in una casa isolata nel bosco. Ci troviamo in un mondo post-apocalittico in cui il genere umano è stato spazzato via da un “Male” sconosciuto, che possiede le persone e le porta alla morte. Solo i nostri tre protagonisti sono sopravvissuti, perché la casa in cui vivono è pervasa da un potere ancestrale capace di proteggerli. I genitori della donna lo sapevano e l’hanno costruita per mantenere al sicuro la loro famiglia e i loro discendenti. La madre (ci si riferisce a lei sempre come “Mamma”), che è l’unica a poter vedere chiaramente il “Male” che si aggira nel buio della foresta, ha delineato delle rigidissime regole per proteggere se stessa e soprattutto i suoi due bambini: ci si può allontanare solo se legati ad una corda fissata al “cuore” benefico della casa, se si è legati il male non può raggiungere né lei né Samuel e Nolan. Se Samuel è devotissimo agli insegnamenti materni, Nolan non può evitare di porsi delle domande, di chiedersi se davvero ci sia qualcosa pronto ad ucciderli nascosto tra gli alberi. In fin dei conti lui non ha mai visto nulla, deve fidarsi completamente della madre.
Saranno i suoi dubbi a scompaginare la routine rigidamente costruita dalla madre, e a portare qualcosa di nuovo e pericoloso nelle loro esistenze… Ma c’è davvero qualcosa di maligno nei boschi che circondano la loro casa? Nolan e Samuel finiranno per scoprirlo nel più terribile dei modi.
Una sceneggiatura claudicante

Le premesse di Never Let Go non hanno molto di originale, prendono a piene mani da tanti titoli di genere horror post-apocalittico cercando, come dicevamo in apertura, di rifarsi – come gestione dei colpi di scena e delle sorprese – al “classico” Shyamalan, ed in particolare al suo The Village. Se nel caso di The Village avevamo però una sceneggiatura costruita alla perfezione, in cui i colpi di scena venivano ben dosati per mantere altissima l’attenzione dello spettatore, in quello di Never Let Go, in particolare dalla seconda metà in poi, le cose si fanno caotiche e mal sviluppate.
L’obiettivo dell’autore è quello di mantenere costantemente chi guarda nel dubbio: il “Male” esiste davvero o è solo nella mente della madre? La sua è una sorta di schizofrenia ereditaria (presa dal poco che riusciamo a dedurre dal ramo materno della famiglia), o c’è veramente un pericolo mortale nei boschi che circondano la casa? Per mantenere questo gioco di incertezze e sospetti servirebbe però un diverso tipo di worldbuilding alla base, andrebbero forniti più dettagli sul passato della famiglia e del mondo in cui vive. In questo modo lo spettatore si convince fin da subito che il problema sia la madre, e che il piccolo Nolan sia semplicemente quello che si pone le domande giuste. Arrivati alla fine, i vari colpi di scena che si susseguono non hanno quindi nulla di così sorprendente e lasciano lo spettatore decisamente più annoiato che coinvolto.
Buone scelte di cast

A salvare leggermente il film ci sono però le interpretazioni dei tre protagonisti, tutti convincenti e in parte. Halle Berry è una donna forte e decisa ma al contempo sull’orlo del tracollo mentale. I suoi due figli, in particolare Nolan interpretato da Percy Daggs IV, sono capaci di creare una solida connessione emotiva con lo spettatore, che si immedesima nella situazione in cui si trovano e nella necessità di ottenere risposte. Il dilemma che vivono è davvero palpabile: fidarsi della persona che li ha cresciuti, l’unica al mondo che conoscono e che gli ha sempre dimostrato amore, o seguire il loro naturale istinto di scoprire la verità? È grazie a loro che chi guarda è spinto a restare fino alla fine, non tanto perchè voglia risolvere il mistero di questo “Male” impalpabile che si nasconde nei boschi, ma per scoprire il destino dei tre protagonisti.
La recensione in breve
Never Let Go prende a piene mani da tanti horror simili, ma fatica a trovare una sua identità, sopratutto nella parte finale. Buone le interpretazioni dei tre protagonisti.
Pro
- L'ambientazione inquietante
- Le interpretazioni dei tre protagonisti
Contro
- Il finale incerto
- La sceneggiatura in certi punti lacunosa
- In certi momenti è troppo derivativo
- Voto CinemaSerieTV
