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Home » Film » Recensioni film » Nosferatu, la recensione: L’incubo gotico di Robert Eggers è un remake ipnotico

Nosferatu, la recensione: L’incubo gotico di Robert Eggers è un remake ipnotico

La nostra recensione di Nosferatu, l'ultima indimenticabile opera horror del regista Robert Eggers, autore di The Witch e The Lighthouse.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana9 Dicembre 2024Aggiornato:9 Dicembre 2024
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Il film: Nosferatu, 2024. Regia: Robert Eggers. Genere: Horror, Drammatico, Thriller. Cast: Bill Skarsgård, Lily-Rose Depp, Willem Dafoe, Aaron Taylor-Johnson. Durata: 118 minuti.
Dove l’abbiamo visto: Proiezione stampa.

Trama: Nella Germania del XIX secolo, il giovane Thomas Hutter viene inviato in Transilvania per incontrare il misterioso conte Orlok, ma il viaggio si trasforma in un incubo quando scopre la vera natura del conte e il suo sinistro interesse per la moglie Ellen.

A chi è consigliato: A chi ama gli horror d’autore, le atmosfere cupe e le riletture simboliche dei classici del cinema.


Un’ombra che striscia silenziosa con gli artigli protesi in avanti, il richiamo di una presenza oscura che vive negli incubi. Con il suo Nosferatu, Robert Eggers non si limita a riportare in vita il mito del vampiro e le opere di Murnau e di Herzog, ma lo riscrive con forza e visione. L’eredità del classico del 1922 è evidente, ma qui si respira qualcosa di diverso: non un semplice omaggio, ma una discesa ancor più profonda ed angosciosa in una dimensione onirica e febbrile che permea la visione e che non abbandona lo spettatore neanche a visione ultimata.

Al centro di questa storia non c’è solo il temibile Conte Orlok (un irriconoscibile Bill Skarsgård), ma anche e sopratutto Ellen (Lily-Rose Depp), non più vittima passiva ma fulcro attivo della narrazione. La sua presenza risuona in ogni inquadratura, mentre l’ombra di Orlok la avvolge, la bracca, la desidera. Eggers fa del suo Nosferatu una storia di potere e desiderio, in cui luce ed oscurità si mescolano e si contaminano, in cui lo studio del folklore e del mito sono ancora – come in tutte le sue opere precedenti – centrali.

L’arrivo di Orlok

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

La giovane Ellen (Lily-Rose Depp) vive in una cittadina portuale della Germania del XIX, Wisburg, secolo con il marito Thomas Hutter (Nicholas Hoult). L’uomo viene incaricato da sul datore di lavoro, lo strano Herr Knock (Simon McBurney), di trattare la vendita di un immobile con il Conte Orlok (Bill Skarsgård), un misterioso nobile che vive in un castello tra le montagne. Mentre Thomas è via, Ellen è tormentata dagli stessi sogni premonitori e visioni oscure che ne hanno segnato l’infanzia, tutti incentrati su una mortifera figura che la desidera e la chiama a sé.

Hutter scopre ben presto che Orlok non è un uomo qualunque, ma una creatura senza tempo spinta da una fame primordiale ed insaziabile. Quando il Conte si trasferisce a Wisburg, portando con sé la peste e il terrore, Ellen si ritrova a essere l’unico baluardo tra la sua comunità e la minaccia incombente.

La storia di Ellen

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

Se le versioni precedenti di Nosferatu relegavano il personaggio femminile (Ellen o Lucy) a un ruolo passivo, Eggers capovolge questa prospettiva. Ellen, interpretata da una magnetica Lily-Rose Depp, è il vero fulcro della narrazione. Il film si apre con una scena inedita: una giovane Ellen, svegliata nel cuore della notte, è attratta da una forza invisibile e si imbatte in una creatura bestiale. Questa sequenza, pregna di sensualità e terrore (che ricorda una scena in particolare di Dracula di Bran Stoker, di Francis Ford Coppola), ridefinisce tutto ciò che accadrà in seguito.

Eggers dà a Ellen un’autonomia narrativa e psicologica senza precedenti. Non è solo la “donna desiderata” da Orlok, ma una donna che combatte il proprio desiderio e il proprio trauma. Le sue visioni macabre, che gli altri liquidano velocemente come “melanconia”, si rivelano invece le radici di una forza interiore che non può essere repressa. Con il passare del tempo, la sua connessione con Orlok diventa una lotta tra attrazione e repulsione, tra desiderio e paura. Le scene in cui Ellen sembra posseduta, i suoi gemiti estatici e le sue parole sussurrate come “vieni da me”, confondono e intimidiscono gli uomini intorno a lei. Ma, a differenza di altre versioni, in questa storia Ellen non è vittima: è una donna che reclama il controllo della propria storia, del proprio corpo e del proprio destino.

Il terribile conte Orlok

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

L’inquietante presenza di Orlok, interpretato da Bill Skarsgård, è un vero capolavoro di costruzione visiva e drammatica. Eggers non lo mostra subito, ma lo introduce gradualmente attraverso dettagli inquietanti: un’ombra, una voce che vibra come un tuono sotterraneo, una sagoma oltre una tenda. Quando finalmente appareè la materializzazione di un incubo che si è insidiato nella mente della protagonista e dello spettatore.

L’aspetto di Orlok è un mix di riferimenti storici e innovazioni stilistiche. Se Max Shreck (nel Nosferatu di Murnau) era una sorta ratto umanoide e Klaus Kinski (nella versione di Herzog) una creatura patetica e dolente, Skarsgård è un re decaduto, un negromante maledetto, una sorta di Rasputin in decomposizione. Con i suoi abiti di pelliccia, i baffi da signore del XV secolo e una voce che l’attore ha abbassato di un’ottava grazie all’allenamento con un coach d’opera, Orlok è al contempo umano e mostruoso.

Desiderio, controllo e autonomia sessuale

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

Se il Nosferatu di Murnau era un’allegoria della peste e della paura del contagio, Eggers ne amplia il significato. Il film parla di desiderio e potere, due forze che si intrecciano in modo disturbante. Ellen non è solo il centro del desiderio di Orlok, ma anche il simbolo della repressione sessuale delle donne di ieri e di oggi. Fin dalla scena iniziale, la sua sessualità è sempre rappresentata come ambigua e inquietante. La creatura che incontra da bambina le lascia un’impronta psichica indelebile, trasformando il suo rapporto con la sensualità in qualcosa di torbido e irrisolto.

La dinamica tra Ellen e Orlok non è solo quella di vittima e predatore. Ellen prova una forma di attrazione verso l’ignoto, verso ciò che è proibito e selvaggio. Ma questa relazione non è mai chiaramente consensuale, perchè quando il loro primo incontro è avvenuto lei era ancora una bambina. Eggers gioca con la dualità tra il desiderio sessuale e la violenza, sfumando i confini tra attrazione e coercizione. Da adulta, Ellen sogna Orlok, lo chiama a sé, ma allo stesso tempo lotta per sfuggirgli. È il racconto di innocenza rubata, di una donna che cerca di riprendere il controllo su un desiderio che le è stato imposto e che, infine, fa suo addirittura rendendolo un’arma.

Il legame con The Witch

Anya Taylor-Joy in The VVitch
Anya Taylor-Joy in The VVitch (fonte: Universal)

Nell’agency che Eggers regala alla sua Ellen, ritroviamo un filo rosso con un’altra delle opere più riuscite del regista (e a nostro parere ancora insuperata): The Witch. Il cuore pulsante dei due film, tanto di The Witch quanto come dicevamo di Nosferatu, è la repressione della sessualità femminile, che viene trattata come qualcosa di nefasto, di impuro, da chi circonda le protagoniste, dalla società in sono è cresciute. Entrambe, tanto Thomasin quanto Ellen, troveranno una via d’uscita (nel caso di quest’ultima decisamente più tragica, ma comunque una via d’uscita) dal mondo di cui sono “prigioniere” proprio grazie alla propria sessualità.

Un protagonista maschile che è semplice spettatore

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

Accanto a Ellen, Thomas Hutter (Nicholas Hoult) diventa una figura secondaria, nonostante sia lui il protagonista delle versioni precedenti. Se nelle storie tradizionali è l’eroe che sfida il vampiro per salvare la moglie, qui è ridotto a una pedina del piano di Orlok. L’aspetto più interessante è il modo in cui il film trasforma la prospettiva di Thomas: invece di essere l’uomo che “salva la donna”, diventa un testimone della sua trasformazione.

Le sue disavventure nel castello di Orlok, il senso di paranoia crescente e la perdita di controllo sul proprio destino sono raccontati con un linguaggio visivo che lo isola sempre più dal resto del mondo. La macchina da presa, con i suoi lenti movimenti circolari, fa di Thomas una figura sempre più marginale, quasi uno spettatore della propria vita. Hoult interpreta con precisione questa discesa nel senso di impotenza, trasformandolo nel simbolo di un maschile che osserva, ma non può intervenire.

L’estetica di Eggers

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

Dal punto di vista visivo, Nosferatu è un’esperienza mozzafiato. La fotografia è costruita su un uso magistrale del chiaroscuro, con giochi di ombre e luci che rendono la notte ancora più nera e il fuoco ancora più caldo. Le sequenze a bordo della nave infestata dai ratti sono intrise di disperazione e caos, con il suono delle onde che si fonde al respiro di Ellen.

Eggers crea un’estetica che richiama la classicità del cinema muto ma con la potenza immersiva del cinema moderno. I simboli religiosi — croci, stelle e cerchi magici — arricchiscono la narrazione con un sottotesto esoterico e spirituale. Le immagini non sono mai neutre: tutto è carico di significati occulti. La presenza di Willem Dafoe, nei panni del professore Albin Von Franz, sottolinea questa dimensione. Il personaggio è una fusione di scienza e occultismo, l’anello di congiunzione tra razionalità e misticismo.

Non solo un remake

Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)
Una scena di Nosferatu (fonte: Universal)

Nosferatu è un’esperienza sensoriale senza pari: la colonna sonora di Robin Carolan, che utilizza persino il suono del respiro di Ellen per creare tensione (come vi accennavamo nella scena dell’arrivo in nave del Conte, per il rumore delle onde viene usato il respiro della protagonista), e le luci di Jarin Blaschke, che trasformano le candele in fari di inquietudine. L’energia narrativa sembra sempre sull’orlo di esplodere, ma non perde mai il controllo. Questo equilibrio tra delirio e disciplina rende il film, a nostro parere, uno dei capolavori horror più viscerali dell’anno.

Nosferatu non è solo un remake, ma la sintesi perfetta del percorso artistico di Robert Eggers. Dopo The Witch, The Lighthouse e The Northman, il regista raggiunge la piena maturità artistica. È un’opera che non ha paura di esplorare temi complessi come la sessualità, la violenza e il controllo. Lily-Rose Depp e Bill Skarsgård offrono interpretazioni indimenticabili, rendendo i loro personaggi eterni.

Con una colonna sonora ipnotica, una fotografia sublime e una regia che non fa concessioni, Nosferatu è più di un film: è un’esperienza sensoriale totale. Ti ipnotizza, ti seduce e ti lascia senza fiato. Come un sogno da cui non vuoi svegliarti.

La recensione in breve

9.0 Ipnotico

Robert Eggers è riuscito a rinnovare il mito di Nosferatu, non limitandosi a un semplice omaggio al classico di Murnau, ma trasformandolo in un’opera autonoma, densa di significati simbolici e inquietudini. Con uno stile visivo potente e una narrazione focalizzata su Ellen (Lily-Rose Depp), il regista offre una nuova prospettiva su una storia già nota. L’interpretazione del Conte Orlok da parte di Bill Skarsgård incarna una minaccia non solo fisica, ma anche psicologica.

Pro
  1. Eggers rinnova il mito, offrendo un’opera personale e simbolica.
  2. Ellen (Lily-Rose Depp) diventa il fulcro della storia, forte e complessa.
  3. Luci, ombre e stile espressionista creano un’inquietudine costante.
  4. Bill Skarsgård è un Orlok magnetico; Lily-Rose Depp sorprende per intensità.
Contro
  1. La narrazione dilatata può risultare pesante per alcuni spettatori.
  • Voto CinemaSerieTV.it 9.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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