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Home » Film » Recensioni film » Opus – Venera la tua stella, la recensione: mai fidarsi delle pop star!

Opus – Venera la tua stella, la recensione: mai fidarsi delle pop star!

La nostra recensione di Opus - Venera la tua stella, film con John Malkovich nelle nostre sale da giovedì 27 marzo.
Simone FabrizianiDi Simone Fabriziani27 Marzo 2025
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Opus
Ayo Edebiri nel manifesto di Opus - fonte: A24
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Il film: Opus – Venera la tua stella, 2025. Diretto da: Mark Anthony Green. Genere: Horror, Grottesco. Cast: Ayo Edebiri, John Malkovich, Juliette Lewis, Murray Bartlett. Durata: 103 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima stampa ed lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Trama: Dopo essere scomparsa dalla scena pubblica per quasi trent’anni, un’iconica star della musica pop torna improvvisamente alla ribalta e invita una giovane scrittrice nel remoto complesso dove si è ritirata e dove vive circondata da succubi che la riveriscono come fosse la leader di un culto, adulatori ipocriti e giornalisti costantemente ubriachi. In questo ambiente straniante, la scrittrice si ritroverà inconsapevolmente al centro di un piano contorto ordito dalla cantante.

A chi è consigliato? Opus è consigliato a tutti coloro che hanno voglia di immergersi all’interno di un film curioso ed inaspettato, divertente e allo stesso tempo scioccante. Una chicca per tutti gli amanti di un cinema thriller non scontato e da un gran cast capitanato da un inaspettato John Malkovich.


Cosa sareste disposti a fare per idolatrare la vostra pop star preferita? Una domanda spinosa che di certo non possiede una risposta semplice, ma che sarebbe interessante proporre ai fan più sfegatati degli artisti musicali più celebri o ai critici del settore, sempre pronti a trovare l’ago nel pagliaio della loro produzione artistica. Dilemmi che il regista e sceneggiatore Mark Anthony Green porta sul grande schermo nel curioso film Opus – Venera la tua stella, nelle nostre sale a partire da giovedì 27 marzo con la distribuzione di I Wonder Pictures.

Nell nostra recensione di Opus – Venera la tua stella, vi racconteremo parte della trama del thriller inedito con protagonistra un carismatico ed inedito John Malkovich, i significati nascosti ed una chiave di lettura per interpretare al meglio riferimenti, allegorie, sottostrati metaforici ed obiettivi contenutistici del lungometraggio di Mark Anthony Green che negli Stati Uniti batte bandiera A24. Concludendo però la nostra arringa con una parziale stroncatura, perché sì, Opus non regge affatto il peso delle proprie (e troppe) ambizioni.

Di cosa parla il film?

Opus
Una scena dal film – fonte: A24

Alfred Moretti (John Malkovich) è una leggenda. Le sue canzoni hanno ispirato generazioni, la sua musica è un fenomeno globale e la sua vita. sospesa tra realtà, mito e gossip, incuriosisce e anima appassionati in ogni angolo del mondo, soprattutto da quando si è ritirato dalle scene. Ora, dopo oltre 20 anni di silenzio, Moretti annuncia che uscirà un suo nuovo album. Per promuoverlo, invita in un ranch isolato un gruppo selezionatissimo di giornalisti, critici ed esperti di musica. Per Ariel (Ayo Edebiri), giovane redattrice di belle speranze, è l’occasione che stava aspettando da sempre. Ma nella vita, come nell’arte, nulla è mai come sembra e sarà presto chiaro a tutti gli invitati che non c’è culto più pericoloso di quello della celebrità.

Così ha inizio il curioso Opus – Venera la tua stella, thriller dagli aspetti grotteschi scritto e diretto dall’esordiene Mark Anthony Green. Battente bandiera A24, il film che arriva nelle nostre sale a partire da giovedì 27 marzo con I Wonder Pictures dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival, segue tutti i crismi e gli elementi narrativi che sembrano in passato (anche quello più recente) aver caratterizzato ed etichettato alcuni dei più riusciti thriller ed horror della casa di distribuzione americana. Ma dei celebri Midsommar, Hereditary, Talk to Me ed Heretic della famosa ed ormai replicatissima “formula A24” non ve n’è più traccia in Opus – Venera la tua stella; o, quantomeno, latita la vena di freschezza ed originalità che ci si aspetterebbe da una produzione cinematografica che ha fatto del genere horror la sua punta di diamante capace di soddisfare i palati più cinefili.

La formula A24 al capolinea?

Opus
John Malkovich e Ayo Edebiri in una scena del film – fonte: A24

Non è un caso che nel film di debutto di Mark Anthony Green la sensazione di fatica artistica per la fortunata casa di distribuzione statunitense si faccia sentire a più riprese. Al netto di uno spunto narrativo e contenutistico di grande originalità e richiamo del tutto contemporaneo, Opus – Venera la tua stella si perde fin troppo facilmente nel bicchiere d’acqua delle sue ambizioni. Certo, i richiami e le suggestioni (anche cinematografiche) sono tante e il regista e sceneggiatore Green ce la mette tutta per omaggiare alcuni punti di riferimento per il suo esordio dietro la macchina da presa (su tutti, il Midsommar di Ari Aster e, in forma meno sagace, addirittura La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl), ma il gioco non vale del tutto la candela.

E, in maniera ancor più accentuata, l’inesperienza dietro la macchina da presa del giovane cineasta statunitense sembra permeare un po’ tutto lo sviluppo della pellicola, incerta a più riprese su quale tono e linguaggio imboccare, quale metafore mettere in campo, quale film o pop star del passato o presente citare in maniera più o meno velata. La struttura narrativa, seppur sostenuta da tante idee seppur intriganti e di oggettivo fascino, non riesce a reggere da sola quando le fondamenta su cui si poggia appaiono più fragili della somma delle sue parti. E così, dopo un primo ed un secondo atto che strizzano l’occhio a figure apparentemente improponibili assieme come Liberace e Charles Manson, Opus perde tutto il suo mordente nel capitolo narrativo finale, ripiegato su se stesso e su uno “spiegone” didascalico che sembra voglia più imboccare il pubblico che non invece esortare alla discussione e alla ricerca di piani di lettura stimolanti.

Un gigantesco John Malkovich

Opus
Johhn Malkovich in una scena di Opus – fonte: A24

Per fortuna che il cast che compone Opus – Venera la tua stella sia in grande spolvero e di grande qualità. A svettare non c’è soltanto la grande Ayo Edebiri alla ribalta grazie alla serie The Bear, ma soprattutto un ritrovato John Malkovich nei panni dell’ambivalente e carismatico Alfred Moretti, pop star di mezza età capace non soltanto di irretire a sé nei decenni milioni e milioni di fan in tutto il mondo, ma anche di creare attorno alla propria persona publica un culto solido e dalle ramificazioni pericolosissime di cui però non vi sveleremo qui azioni e conseguenze che si dipaneranno nel corso del film.

Dopo alcuni titoli cinematografici non all’altezza della sua fama e del suo talento ma molta tv di qualità ( su tutti, da ricordare l’ottimo ruolo da protagonista in The New Pope di Paolo Sorrentino), Malkovich si diverte nei panni di un ruolo che gli regala senza alcun dubbio una delle interpretazioni più incisive dalla fase più recente della sua carriera.

In conclusione

Opus
Ayo Edebiri in Opus – fonte: A24

Un plus di grande valore per il film d’esordio di Mark Anthony Green, che nel suo protagonista maschile trova la chiave di maggior richiamo ed interesse da parte del pubblico pagante in sala. Certo, oltre a Malkovich ed Edebiri ci sono anche Juliette Lewis e Murray Bartlett nel cast, che tuttavia nulla possono contro il potere irretitore del grande attore statunitense e di alcune delle canzoni originali del film (composte da Nile Rodgers e The-Dream), tutte interpretate dallo stesso John Malkovich e che giocano con divertita consapevolezza con i sound synth-pop di ieri e di oggi, strizzando l’occhio a Brian Wilson e Taylor Swift.

In conclusione, Opus – Venera la tua stella è molto meno di quanto non lo sia la somma delle sue (pur buone) parti. Come vi spiegavamo più sopra, il film di Mark Anthony Green targato A24 è una delusione su molti livelli: seppur la satira horror e thriller sul mondo della musica contemporanea con John Malkovich e Ayo Edebiri parta con il piede (e il ritmo) giusti, si incarta nell’atto finale, dove le pretese didascaliche e francamente banali del titolo in sala a partire da giovedì 27 marzo si schiudono davanti agli occhi dello spettatore con fin troppa facilità.

La recensione in breve

5.0 Didascalico

Il film di Mark Anthony Green targato A24 è una delusione su molti livelli. Seppur la satira horror sul mondo della musica contemporanea con John Malkovich e Ayo Edebiri parta con il piede (e il ritmo) giusti, si incarta nel secondo atto, dove le pretese didascaliche e francamente banali di Opus si schiudono davanti agli occhi dello spettatore.

Pro
  1. La musica originale del film curata da Nile Rodgers e The Dream
  2. Il carisma di John Malkovich, sempre una garanzia di qualità
  3. Un ottimo cast, impreziosito da Ayo Edebiri e Juliette Lewis
Contro
  1. La scritura del film parte bene, poi affonda nel finale
  2. Una satira che vorrebbe raccontare e dire tanto, ma lo fa male
  3. La sensazione è quella di un'occasione veramente sprecata
  • Voto CinemaSerieTV 5.0
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