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Home » Film » Recensioni film » Play Dirty, la recensione: tra heist movie e buddy comedy, un film a metà strada

Play Dirty, la recensione: tra heist movie e buddy comedy, un film a metà strada

La recensione di Play Dirty: l’action-comedy di Shane Black diverte a tratti ma si perde tra cliché, violenza grottesca e un Wahlberg sottotono.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana2 Ottobre 2025
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Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)
Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)
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Il film: Play Dirty (2025)
Regia: Shane Black
Sceneggiatura: Shane Black, Charles Mondry, Anthony Bagarozzi (basato sui romanzi di Donald E. Westlake / Richard Stark)
Genere: Action, Heist, Crime Comedy
Cast: Mark Wahlberg, LaKeith Stanfield, Rosa Salazar, Keegan-Michael Key, Tony Shalhoub, Chukwudi Iwuji, Nat Wolff, Thomas Jane, Claire Lovering, Chai Hansen, Gretchen Mol
Durata: 125 minuti
Dove l’abbiamo visto: In anteprima streaming su Prime Video (versione originale sottotitolata in italiano)

Trama: Parker (Mark Wahlberg) è un criminale spietato e calcolatore che si ritrova tradito dalla sua stessa squadra dopo un colpo finito nel caos. Determinato a recuperare il bottino e vendicarsi, è costretto a collaborare con Zen (Rosa Salazar), ex soldatessa rivoluzionaria in lotta contro un dittatore sudamericano intenzionato a impossessarsi di un antico tesoro: la leggendaria Lady of Arintero. Tra doppi giochi, tradimenti e una nuova squadra di ladri improvvisati, Parker dovrà affrontare la mafia newyorkese e i suoi stessi demoni, in un heist movie ironico e ultraviolento firmato Shane Black.

A chi è consigliato? Play Dirty è consigliato agli amanti delle action-comedy di stampo anni ’80 e ’90, ai fan di Shane Black e a chi cerca un mix di ironia e violenza sopra le righe. Sconsigliato a chi desidera un noir realistico o un adattamento fedele al cinismo dei romanzi di Richard Stark.


Play Dirty – Triplo Gioco segna il ritorno di Shane Black al genere che lo ha reso celebre: l’action-comedy a base di rapine, tradimenti e sangue condito da battute fulminanti. A vestire i panni del celebre criminale Parker, nato dalla penna di Donald E. Westlake, è Mark Wahlberg, chiamato a incarnare un antieroe che la storia del cinema ha già affidato a volti come Lee Marvin, Mel Gibson e Jason Statham. Il risultato, però, è ambiguo: se da un lato il Parker di Wahlberg mantiene una certa freddezza e una vena di brutalità, dall’altro manca della verve necessaria a rendere il personaggio davvero magnetico.

Shane Black tra tradizione e auto-parodia

Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)
Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)

Il film alterna momenti in cui il regista ritrova la sua vena migliore – inseguimenti folli, dialoghi sferzanti, ritmo da buddy comedy natalizia – ad altri in cui sembra limitarsi a ricalcare se stesso. L’operazione appare un consapevole omaggio ai suoi successi passati, ma anche un rifugio sicuro in formule ormai collaudate. L’uso costante del Natale come cornice ironica e la commistione di umorismo e violenza sono marchi di fabbrica che funzionano a metà: la nostalgia c’è, ma il rischio di stanchezza narrativa è evidente.

Se Wahlberg non convince fino in fondo, il resto del cast dona al film il suo lato migliore. LaKeith Stanfield brilla nei panni di Grofield, attore fallito e criminale per necessità, capace di rubare la scena con nonchalance. Rosa Salazar si ritaglia un ruolo di spicco con Zen, femme fatale e soldatessa rivoluzionaria, che diventa la spalla (e rivale) più interessante di Parker. Anche Keegan-Michael Key, Claire Lovering e Tony Shalhoub contribuiscono a creare un ensemble divertito e coeso, pur senza trasformare i loro personaggi in icone memorabili.

Tra eccessi di violenza e leggerezza da cartone animato

Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)
Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)

Play Dirty gioca su un equilibrio fragile: da un lato non ha paura di mostrare Parker come un killer freddo, pronto a sparare a sangue freddo o a gettare un uomo giù da un palazzo; dall’altro trasforma la violenza in gag, in un susseguirsi di trovate grottesche che ricordano più i fumetti che il noir spietato di Westlake. Questa scelta regala un tono leggero, quasi parodico, ma abbassa di molto la tensione emotiva.

L’estetica del “già visto”

Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)
Una scena di Play Dirty (fonte: Prime Video)

Nonostante la presenza di professionisti come Alan Silvestri alla colonna sonora e Philippe Rousselot alla fotografia, il film soffre di una patina piatta e televisiva. L’azione è frenetica ma priva di vera eleganza visiva, e spesso sembra un collage di momenti presi da altri heist movie. Lo stesso colpo centrale – il furto di un antico tesoro destinato a salvare (o corrompere) un intero Paese – sembra uscito da un mix tra National Treasure e un sequel minore di Ocean’s Eleven.

Pur con tutti i suoi limiti, Play Dirty si lascia guardare come un guilty pleasure per amanti del genere. La struttura da buddy comedy natalizia, il ritmo incalzante e il cast corale rendono il film scorrevole e in alcuni momenti persino esilarante. Non è il ritorno in grande stile di Shane Black, ma piuttosto un prodotto che potrebbe funzionare come primo capitolo di una saga: la figura di Parker, tra ironia e ferocia, ha ancora molto da dire.

La recensione in breve

6.0 Derivativo

Play Dirty è un action-comedy che alterna buoni momenti di ritmo e ironia a cliché già visti. Wahlberg convince solo a tratti, mentre Stanfield e Salazar danno al film energia e carisma. Shane Black ripropone le sue formule classiche con un tocco auto-parodico, realizzando un film più divertente che memorabile.

Pro
  1. Cast corale brillante, con Stanfield e Salazar sugli scudi
  2. Umorismo nero in perfetto stile Shane Black
  3. Alcune sequenze d’azione folli e divertenti
  4. Atmosfera da buddy comedy natalizia che strappa sorrisi
Contro
  1. Mark Wahlberg poco incisivo come protagonista
  2. Estetica piatta e priva di personalità
  3. Trama caotica e poco coerente
  4. Ripetizione di schemi già visti in altri film del regista
  • Voto CinemaSerieTV.it 6.0
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