Il film: Regretting You (2025)
Regia: Josh Boone
Sceneggiatura: Susan McMartin, basata sul romanzo di Colleen Hoover
Genere: Drammatico, Melodramma, Romantico
Cast: Allison Williams, McKenna Grace, Dave Franco, Willa Fitzgerald, Scott Eastwood, Mason Thames
Durata: 116 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema.
Trama: Dopo un’introduzione ambientata nell’adolescenza dei protagonisti, la storia segue Morgan, ora adulta, che vede la propria vita crollare quando un incidente improvviso svela anni di segreti e tradimenti. Mentre cerca di proteggere la figlia Clara dal peso della verità, il loro rapporto si incrina sempre di più. Tra lutto, fragilità e legami che si spezzano, Morgan e Clara devono affrontare emozioni incontrollabili e riscrivere il proprio posto nella famiglia. Un melodramma che esplora il dolore, la distanza e il difficile tentativo di ricostruire ciò che è andato perduto.
A chi è consigliato? Regretting You è consigliato a chi ama i drammi familiari intensi, i racconti di lutto e ricostruzione, e le storie tratte dai romanzi di Colleen Hoover. Perfetto per chi cerca un melodramma emotivo, con fragilità, segreti e relazioni complesse.
Regretting You nasce con l’intento di portare sullo schermo un dramma familiare intenso, dove i sentimenti ingestibili e le relazioni spezzate dovrebbero guidare ogni svolta narrativa. Il film prova a mantenere insieme tragedia, melodramma e momenti da rom-com, ma finisce per muoversi in uno spazio instabile, incapace di scegliere un tono dominante. L’idea di raccontare il dolore attraverso una lente più leggera è interessante sulla carta, ma nel passaggio alla messa in scena perde coesione. Le emozioni arrivano, ma non costruiscono un percorso: sembrano lampi isolati invece di un flusso narrativo solido.
Una storia di tradimenti e ricostruzioni raccontata a strappi

La prima parte, ambientata negli anni del liceo, introduce desideri confusi, amori sbagliati e scelte affrettate, gettando le basi per un futuro già incrinato. Il salto temporale mostra poi una famiglia apparentemente stabile, destinata a crollare di fronte a una perdita improvvisa che svela anni di inganni taciuti. È materiale drammatico potente, carico di possibilità. Tuttavia, il film sembra più attratto dal colpo di scena che dal peso emotivo che questo dovrebbe generare. Il rapporto tra Morgan e Clara, che dovrebbe essere il cuore vivo del racconto, rimane invece frantumato in episodi isolati: scontri, silenzi, incomprensioni che non sempre si trasformano in un vero percorso narrativo. La storia procede così per scosse, senza che le ferite trovino davvero il tempo di pulsare.
Il legame madre-figlia come promessa mancata

Morgan affronta un dolore doppio: la morte del marito e il tradimento scoperto troppo tardi. Clara, dal canto suo, cerca risposte in un mondo che sembra improvvisamente crollarle addosso. Tra loro si crea un muro di incomprensioni che avrebbe tutte le caratteristiche per diventare la vera anima del film. Ma la sceneggiatura non scava con sufficiente costanza. A momenti di autentica fragilità seguono improvvise svolte più leggere, quasi appartenenti a un’altra storia. Le due protagoniste oscillano tra intensità e distacco senza che il film definisca con chiarezza la traiettoria emotiva che le unisce. Il risultato è un legame che avrebbe potuto reggere l’intero racconto, ma che rimane invece incompleto.
Allison Williams porta sullo schermo una madre controllata, spezzata e spesso intrappolata nei propri non detti. L’attrice prova a rendere credibili gli scatti emotivi di Morgan, ma il personaggio viene guidato più dalle svolte narrative che da un’evoluzione interiore. McKenna Grace riesce invece a incarnare la confusione dell’adolescenza, soprattutto nei momenti in cui Clara tenta di spiegare sentimenti troppo grandi per la sua età. Anche Dave Franco, nei panni di Jonah, trova un equilibrio malinconico che rende il personaggio più sfumato della sua funzione narrativa. Tuttavia, nessuno dei tre riesce a emergere pienamente: la scrittura li costringe a inseguire emozioni già decise a tavolino, invece di lasciarli respirare.
Una regia che alterna melodramma e leggerezza senza armonia

Uno dei limiti più evidenti del film è l’incapacità di costruire un tono uniforme. Le scene di dolore più intenso sono spesso seguite da momenti di leggerezza che non preparano né alleggeriscono davvero quello che accade. La regia sembra voler inserire frammenti da rom-com in un racconto che non può sostenerli, creando contrasti che impoveriscono la forza del materiale di partenza. Il ritmo fatica a stabilizzarsi: ciò che dovrebbe essere una lenta immersione nella fragilità emotiva delle protagoniste diventa una sequenza di sbalzi improvvisi che spezzano l’impatto di ogni svolta.
La resa visiva contribuisce ulteriormente a questa sensazione di instabilità. La fotografia, troppo uniforme, smorza i contrasti emotivi invece di amplificarli. Le scelte di luce e inquadratura sembrano privilegiare una compostezza quasi artificiale, poco adatta a un racconto che dovrebbe andare a fondo nella complessità del dolore. Il montaggio, privo di un vero crescendo, rende difficile percepire la progressione emotiva dei personaggi. Ne deriva un’estetica che non accompagna la storia, ma la appiattisce, sottraendole intensità proprio nei momenti in cui avrebbe più bisogno di emergere.
Un melodramma che sfiora la verità ma non vi si abbandona mai

Regretting You offre più volte l’impressione di essere sul punto di entrare in una dimensione emotiva più profonda: uno sguardo trattenuto, un gesto impulsivo, una confessione che pesa. In quei momenti il film sembra toccare qualcosa di autentico, qualcosa che potrebbe restare allo spettatore. Ma subito si ritrae, come se avesse paura di scendere davvero nel buio che racconta. È questa la sua più grande promessa mancata: l’incapacità di lasciare che il dolore e la complessità dei sentimenti guidino davvero il racconto. Il film rimane in superficie, elegante ma distante, incapace di trasformare un dramma familiare in un’esperienza emotiva coerente e coinvolgente.
La recensione in breve
Regretting You tenta di trasportare sullo schermo un dramma familiare ricco di potenziale, ma si perde in una narrazione incoerente, personaggi poco approfonditi e una messa in scena che non valorizza i momenti emotivi. Il risultato è un melodramma che sfiora la verità ma non la abbraccia mai davvero.
Pro
- Alcuni momenti emotivi autentici, soprattutto grazie a McKenna Grace.
- Temi forti con potenziale drammatico elevato.
- Un terzetto di interpreti principali che prova a dare profondità dove la sceneggiatura non la offre.
Contro
- Scrittura troppo dispersiva e personaggi poco sviluppati.
- Alternanza di toni incoerente e penalizzante.
- Regia indecisa che spezza il ritmo emotivo.
- Estetica poco cinematografica e resa visiva piatta.
- Durata eccessiva per un racconto così fragile nella struttura.
- Voto CinemaSerieTV.it
