Il film: Anemone (2025)
Titolo originale: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Sceneggiatura: Daniel Day-Lewis, Ronan Day-Lewis
Genere: Dramma, Psicologico
Cast: Daniel Day-Lewis, Sean Bean, Samantha Morton, Samuel Bottomley
Durata: 128 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema.
Distribuzione in Italia: Focus Features
Trama: Dopo anni di isolamento in una capanna nei boschi, l’ex soldato Ray Stoker viene raggiunto dal fratello Jem, che gli chiede di tornare a casa per aiutare il figlio Brian, finito nei guai con l’esercito. Tra rancori, colpe e confessioni, Ray è costretto ad affrontare il passato e a confrontarsi con l’uomo che è diventato.
A chi è consigliato? Anemone è consigliato a chi ama il cinema d’attore e i drammi familiari intensi, a chi cerca storie che indagano la colpa, la redenzione e la fragilità maschile. Perfetto per chi ha amato film come There Will Be Blood e The Father, e per chi non ha mai smesso di attendere il ritorno di Daniel Day-Lewis.
Dopo quasi un decennio di silenzio, Daniel Day-Lewis torna sullo schermo con Anemone, film scritto e diretto dal figlio Ronan Day-Lewis. L’incontro tra due generazioni, dentro e fuori la storia, diventa il cuore pulsante di un’opera che parla di colpa, redenzione e memoria. Non è solo un ritorno attoriale, ma un atto di fiducia reciproca tra padre e figlio, che usano il cinema come strumento di riconciliazione. Day-Lewis interpreta Ray Stoker, ex soldato britannico ritiratosi nei boschi dopo un passato militare traumatico. Quando il fratello Jem (Sean Bean) lo raggiunge per chiedergli di tornare a casa e aiutare il figlio Brian, Ray è costretto a confrontarsi con un dolore che non ha mai smesso di crescere.
Traumi, radici e redenzione

Il titolo Anemone richiama il fiore che si chiude al sopraggiungere della tempesta, un simbolo fin troppo esplicito ma efficace di un uomo che si è chiuso al mondo per sopravvivere. Ronan Day-Lewis costruisce attorno a questo simbolo una parabola intima sulla mascolinità ferita, sull’incapacità di chiedere perdono e sulla violenza ereditaria che si tramanda di padre in figlio. Ray, Jem e Brian rappresentano tre generazioni di uomini intrappolati nel silenzio e nella vergogna, mentre le donne, interpretate da una toccante Samantha Morton, diventano la fragile ancora di umanità che tenta di tenerli a galla.
Daniel Day-Lewis: un’icona che riscrive se stessa

Il film vive e respira attraverso Daniel Day-Lewis. Il suo Ray è un uomo segnato, nervoso, ironico e solenne allo stesso tempo. Con pochi sguardi e monologhi magnetici, uno in particolare grottesco e brillante destinato a diventare cult, l’attore ricorda perché è considerato uno dei più grandi di sempre. Il suo corpo, i gesti e la voce costruiscono un personaggio che non chiede empatia ma la conquista, trasformando ogni scena in un duello interiore. È un’interpretazione che fonde realismo e teatralità, rendendo tangibile la sua fame di verità, anche quando il film rischia di indulgere nel simbolismo.
Ronan Day-Lewis, un esordio complesso ma ispirato

Come regista, Ronan Day-Lewis mostra un controllo visivo sorprendente per un debutto. Anemone alterna lunghe sequenze silenziose a momenti di visionarietà pura: foreste che sembrano respirare, rallenty che trasformano il quotidiano in rito, apparizioni oniriche come un enigmatico animale spettrale che mescolano poesia e follia. In certi passaggi la regia eccede in estetismo, con droni insistiti e simboli troppo dichiarati, ma la sincerità dello sguardo resta intatta. È un’opera prima densa, ambiziosa e personale, segno di un autore che sta ancora cercando la propria voce ma che possiede già una visione.
Al di là della forma, Anemone è un film sull’eredità emotiva del trauma: la guerra, la paternità, il senso di fallimento. La tensione non nasce tanto dagli eventi quanto dal silenzio tra i personaggi. Ogni dialogo sembra trattenere una confessione, ogni gesto è un tentativo di espiazione. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dai Day-Lewis, diventa una sorta di autoanalisi: il film di un figlio che chiede al padre di raccontarsi e di farsi vulnerabile, davanti alla macchina da presa e davanti a lui.
Un film coraggioso e profondamente umano

Anemone è un film imperfetto, ma anche autentico, coraggioso e intriso di un’emotività rara nel cinema contemporaneo. Pur con i suoi eccessi e la sua teatralità, riesce a restituire un ritratto sincero della fragilità maschile, scavando nella solitudine, nel senso di colpa e nella possibilità del perdono. È un’opera che non teme la vulnerabilità, e proprio per questo lascia un segno profondo.
La recensione in breve
Anemone segna il ritorno di Daniel Day-Lewis con un ruolo di straordinaria intensità, in un dramma familiare scritto e diretto dal figlio Ronan. Tra simbolismi e visioni, il film esplora la colpa, il perdono e la mascolinità ferita. Nonostante alcune derive autoriali e un tono talvolta eccessivo, resta un esordio sincero, potente e profondamente umano.
Pro
- Magistrale interpretazione di Daniel Day-Lewis
- Regia visivamente ispirata e coraggiosa
- Temi profondi di paternità, colpa e riconciliazione
- Ottima alchimia tra Sean Bean e Day-Lewis
- Alcuni momenti di pura poesia visiva
Contro
- Simbolismo a tratti troppo esplicito
- Ritmo diseguale nella seconda parte
- Alcune scene eccessivamente teatrali
- L’uso dei droni e degli effetti visivi talvolta ridondante
- Voto CinemaSerieTV
