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Home » Film » Recensioni film » Rivedere Daniel Day-Lewis sullo schermo vale da solo la visione

Rivedere Daniel Day-Lewis sullo schermo vale da solo la visione

La recensione di Anemone: il ritorno di Daniel Day-Lewis in un intenso dramma padre figlio tra colpa, perdono e visioni poetiche.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana9 Novembre 2025
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Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
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Il film: Anemone (2025)
Titolo originale: Anemone
Regia: Ronan Day-Lewis
Sceneggiatura: Daniel Day-Lewis, Ronan Day-Lewis
Genere: Dramma, Psicologico
Cast: Daniel Day-Lewis, Sean Bean, Samantha Morton, Samuel Bottomley
Durata: 128 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema.

Distribuzione in Italia: Focus Features

Trama: Dopo anni di isolamento in una capanna nei boschi, l’ex soldato Ray Stoker viene raggiunto dal fratello Jem, che gli chiede di tornare a casa per aiutare il figlio Brian, finito nei guai con l’esercito. Tra rancori, colpe e confessioni, Ray è costretto ad affrontare il passato e a confrontarsi con l’uomo che è diventato.

A chi è consigliato? Anemone è consigliato a chi ama il cinema d’attore e i drammi familiari intensi, a chi cerca storie che indagano la colpa, la redenzione e la fragilità maschile. Perfetto per chi ha amato film come There Will Be Blood e The Father, e per chi non ha mai smesso di attendere il ritorno di Daniel Day-Lewis.


Dopo quasi un decennio di silenzio, Daniel Day-Lewis torna sullo schermo con Anemone, film scritto e diretto dal figlio Ronan Day-Lewis. L’incontro tra due generazioni, dentro e fuori la storia, diventa il cuore pulsante di un’opera che parla di colpa, redenzione e memoria. Non è solo un ritorno attoriale, ma un atto di fiducia reciproca tra padre e figlio, che usano il cinema come strumento di riconciliazione. Day-Lewis interpreta Ray Stoker, ex soldato britannico ritiratosi nei boschi dopo un passato militare traumatico. Quando il fratello Jem (Sean Bean) lo raggiunge per chiedergli di tornare a casa e aiutare il figlio Brian, Ray è costretto a confrontarsi con un dolore che non ha mai smesso di crescere.

Traumi, radici e redenzione

Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
Una scena di Anemone (fonte Focus Features)

Il titolo Anemone richiama il fiore che si chiude al sopraggiungere della tempesta, un simbolo fin troppo esplicito ma efficace di un uomo che si è chiuso al mondo per sopravvivere. Ronan Day-Lewis costruisce attorno a questo simbolo una parabola intima sulla mascolinità ferita, sull’incapacità di chiedere perdono e sulla violenza ereditaria che si tramanda di padre in figlio. Ray, Jem e Brian rappresentano tre generazioni di uomini intrappolati nel silenzio e nella vergogna, mentre le donne, interpretate da una toccante Samantha Morton, diventano la fragile ancora di umanità che tenta di tenerli a galla.

Daniel Day-Lewis: un’icona che riscrive se stessa

Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
Una scena di Anemone (fonte Focus Features)

Il film vive e respira attraverso Daniel Day-Lewis. Il suo Ray è un uomo segnato, nervoso, ironico e solenne allo stesso tempo. Con pochi sguardi e monologhi magnetici, uno in particolare grottesco e brillante destinato a diventare cult, l’attore ricorda perché è considerato uno dei più grandi di sempre. Il suo corpo, i gesti e la voce costruiscono un personaggio che non chiede empatia ma la conquista, trasformando ogni scena in un duello interiore. È un’interpretazione che fonde realismo e teatralità, rendendo tangibile la sua fame di verità, anche quando il film rischia di indulgere nel simbolismo.

Ronan Day-Lewis, un esordio complesso ma ispirato

Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
Una scena di Anemone (fonte Focus Features)

Come regista, Ronan Day-Lewis mostra un controllo visivo sorprendente per un debutto. Anemone alterna lunghe sequenze silenziose a momenti di visionarietà pura: foreste che sembrano respirare, rallenty che trasformano il quotidiano in rito, apparizioni oniriche come un enigmatico animale spettrale che mescolano poesia e follia. In certi passaggi la regia eccede in estetismo, con droni insistiti e simboli troppo dichiarati, ma la sincerità dello sguardo resta intatta. È un’opera prima densa, ambiziosa e personale, segno di un autore che sta ancora cercando la propria voce ma che possiede già una visione.

Al di là della forma, Anemone è un film sull’eredità emotiva del trauma: la guerra, la paternità, il senso di fallimento. La tensione non nasce tanto dagli eventi quanto dal silenzio tra i personaggi. Ogni dialogo sembra trattenere una confessione, ogni gesto è un tentativo di espiazione. La sceneggiatura, scritta a quattro mani dai Day-Lewis, diventa una sorta di autoanalisi: il film di un figlio che chiede al padre di raccontarsi e di farsi vulnerabile, davanti alla macchina da presa e davanti a lui.

Un film coraggioso e profondamente umano

Una scena di Anemone (fonte Focus Features)
Una scena di Anemone (fonte Focus Features)

Anemone è un film imperfetto, ma anche autentico, coraggioso e intriso di un’emotività rara nel cinema contemporaneo. Pur con i suoi eccessi e la sua teatralità, riesce a restituire un ritratto sincero della fragilità maschile, scavando nella solitudine, nel senso di colpa e nella possibilità del perdono. È un’opera che non teme la vulnerabilità, e proprio per questo lascia un segno profondo.

La recensione in breve

7.0 Melanconico

Anemone segna il ritorno di Daniel Day-Lewis con un ruolo di straordinaria intensità, in un dramma familiare scritto e diretto dal figlio Ronan. Tra simbolismi e visioni, il film esplora la colpa, il perdono e la mascolinità ferita. Nonostante alcune derive autoriali e un tono talvolta eccessivo, resta un esordio sincero, potente e profondamente umano.

Pro
  1. Magistrale interpretazione di Daniel Day-Lewis
  2. Regia visivamente ispirata e coraggiosa
  3. Temi profondi di paternità, colpa e riconciliazione
  4. Ottima alchimia tra Sean Bean e Day-Lewis
  5. Alcuni momenti di pura poesia visiva
Contro
  1. Simbolismo a tratti troppo esplicito
  2. Ritmo diseguale nella seconda parte
  3. Alcune scene eccessivamente teatrali
  4. L’uso dei droni e degli effetti visivi talvolta ridondante
  • Voto CinemaSerieTV 7.0
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