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Home » Film » Recensioni film » Se solo potessi ti prenderei a calci: Rose Byrne straordinaria in una tragicommedia materna che sfiora l’horror

Se solo potessi ti prenderei a calci: Rose Byrne straordinaria in una tragicommedia materna che sfiora l’horror

Se solo potessi ti prenderei a calci è una commedia nera disturbante sulla maternità e sul crollo mentale, con una straordinaria Rose Byrne.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana6 Marzo 2026
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Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
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Il film: Se solo potessi ti prenderei a calci (2025)
Titolo originale: If I Had Legs I’d Kick You
Regia: Mary Bronstein
Sceneggiatura: Mary Bronstein
Genere: Commedia nera, Drammatico, Horror psicologico
Cast: Rose Byrne, Conan O’Brien, A$AP Rocky, Danielle Macdonald, Christian Slater
Durata: 113 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema

Trama: Una psicoterapeuta deve affrontare da sola la malattia della figlia mentre il marito è lontano per lavoro. Quando il soffitto della loro casa crolla, la donna si ritrova intrappolata in una spirale di stress, paranoia e isolamento.

A chi è consigliato? Se solo potessi ti prenderei a calci è consigliato a chi ama le commedie nere e i film psicologici che esplorano il lato più oscuro della vita quotidiana.


In Se solo potessi ti prenderei a calci, Mary Bronstein racconta il crollo mentale di una madre trasformando la fatica della genitorialità in una commedia nera vicina all’horror. Non ci sono mostri né minacce soprannaturali: l’angoscia nasce dalla quotidianità, da una serie di problemi apparentemente banali che finiscono per accumularsi fino a diventare insostenibili. Il risultato è un film che osserva l’esaurimento mentale della protagonista con uno sguardo insieme crudele e ironico, immergendo lo spettatore nella stessa spirale di stress e paranoia.

Al centro della storia c’è Linda, una psicoterapeuta interpretata da una straordinaria Rose Byrne. Il marito è lontano per lavoro e lei deve occuparsi da sola della figlia malata, che necessita di cure costanti e di un macchinario per l’alimentazione. Come se non bastasse, il soffitto del suo appartamento crolla improvvisamente, costringendola a trasferirsi con la bambina in un motel decadente.È da questa premessa che Bronstein costruisce un film che procede come una lunga crisi di nervi.

Una spirale di stress e paranoia

Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)

Il film segue Linda mentre tenta disperatamente di tenere insieme la propria vita. Deve gestire la salute della figlia, rispondere alle continue pressioni del marito a distanza, affrontare le critiche dei medici e continuare a lavorare come terapeuta mentre lei stessa sta lentamente perdendo il controllo.

Il paradosso più interessante del film sta proprio qui: Linda è una professionista dell’empatia, una persona che dovrebbe aiutare gli altri a comprendere i propri problemi. Ma quando si tratta di sé stessa, non è più capace di vedere nulla con lucidità.

La sua terapia personale – condotta da un collega interpretato con ironica rigidità da Conan O’Brien – diventa quasi una caricatura del processo terapeutico: due professionisti che si parlano senza realmente ascoltarsi.

Un horror domestico

Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)

Bronstein costruisce il film con un linguaggio quasi claustrofobico. La macchina da presa rimane spesso incollata al volto di Byrne in primi piani soffocanti, mentre la colonna sonora e il montaggio trasmettono una crescente sensazione di ansia.

Il risultato è un film che ricorda più un thriller psicologico che un dramma familiare. La maternità diventa un territorio quasi surreale, pieno di simboli e immagini disturbanti: tubi medicali che sembrano cordoni ombelicali, buchi nei soffitti che si trasformano in metafore visive del crollo interiore della protagonista.

È un film che mette lo spettatore dentro la mente di Linda, condividendone la stanchezza e la paranoia.

Rose Byrne regge tutto il film

Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)

Se Se solo potessi ti prenderei a calci funziona è soprattutto grazie alla performance di Rose Byrne. L’attrice offre una delle interpretazioni più intense della sua carriera, trasformando Linda in una figura tragica e allo stesso tempo grottamente comica.

La sua è una recitazione fisica, nervosa, sempre sull’orlo dell’esplosione. Byrne riesce a rendere credibile il progressivo crollo psicologico del personaggio, mantenendo però anche una vena di umorismo nero che impedisce al film di diventare completamente oppressivo.

Accanto a lei, A$AP Rocky sorprende nel ruolo del gestore del motel, uno dei pochi personaggi che sembra offrire a Linda un minimo di gentilezza umana.

Un film difficile ma potente

Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)
Una scena di Se solo potessi ti prenderei a calci (fonte: I Wonder Pictures)

Non è un film facile. Bronstein non cerca mai di rendere l’esperienza più confortevole per lo spettatore. Il ritmo è teso, il tono cupo e l’umorismo spesso crudele.

Eppure proprio questa radicalità rende Se solo potessi ti prenderei a calci un’opera memorabile. È un film che parla dell’esaurimento mentale e del peso invisibile della maternità con una sincerità quasi brutale.Alla fine non offre soluzioni né consolazioni. Ma lascia addosso una sensazione difficile da dimenticare.

La recensione in breve

8.0 Estenuante

Una commedia nera che diventa horror psicologico: Rose Byrne guida un ritratto disturbante e potentissimo dell’esaurimento materno.

PRO
  1. Performance straordinaria di Rose Byrne
  2. Regia claustrofobica ed efficace
  3. Umorismo nero tagliente
  4. Ritratto potente dello stress materno
CONTRO
  1. Tono estremamente cupo
  2. Alcuni simbolismi risultano un po’ espliciti
  3. Esperienza volutamente sfiancante
  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
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Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

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