Close Menu
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Cinema
    • News
    • Recensioni
    • Ultime uscite al cinema
    • Prossimamente al cinema
  • Serie
    • News
    • Recensioni
    • Serie TV in uscita
  • TV
    • News
    • Recensioni
  • Streaming
    • Apple TV+
      • Ultime uscite su Apple TV+
      • Prossime uscite su Apple TV+
    • Disney+
      • Ultime uscite su Disney+
      • Prossime uscite su Disney+
    • Netflix
      • Ultime uscite su Netflix
      • Prossime uscite su Netflix
    • NOW
      • Ultime uscite su NOW
      • Prossime uscite su NOW
    • Prime Video
      • Ultime uscite su Prime Video
      • Prossime uscite su Prime Video
  • Personaggi
CinemaSerieTV.it
Home » Film » Recensioni film » Sheep in the Box, la recensione: Kore-eda firma un melodramma sci-fi elegante ma povero di idee

Sheep in the Box, la recensione: Kore-eda firma un melodramma sci-fi elegante ma povero di idee

Sheep in the Box di Hirokazu Kore-eda prova a unire lutto e fantascienza, ma finisce per essere un film troppo lungo e poco incisivo.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana17 Maggio 2026Aggiornato:17 Maggio 2026
Facebook Twitter WhatsApp Telegram
Una scena di Sheep in the Box
Una scena di Sheep in the Box
Condividi
Facebook Twitter WhatsApp Email LinkedIn Telegram Pinterest

L’idea alla base di Sheep in the Box è immediatamente disturbante e affascinante: una coppia distrutta dalla morte del figlio decide di accogliere in casa una replica umanoide del bambino, creata grazie all’intelligenza artificiale.

È una premessa che potrebbe aprire riflessioni profonde sul lutto, sulla memoria, sull’elaborazione del dolore e sul bisogno disperato di trattenere chi non c’è più. Ma il problema principale del film è proprio questo: sembra non sapere mai davvero cosa fare del proprio concept.

Kore-eda evita quasi completamente le implicazioni più inquietanti della storia e sceglie invece una strada molto più morbida, rassicurante e sentimentale. Il risultato è un film che sfiora continuamente temi enormi senza mai avere il coraggio di affondarci dentro davvero.

Kore-eda torna ai suoi temi, ma senza la forza del passato

Una scena di Sheep in the Box
Una scena di Sheep in the Box

Il cinema di Kore-eda ha sempre raccontato famiglie spezzate, assenze e relazioni fragili con grande delicatezza. Qui però quella delicatezza finisce per trasformarsi spesso in qualcosa di troppo controllato e artificiale.

Sheep in the Box sembra quasi un collage di elementi già visti nel cinema del regista: il lutto di After Life, le dinamiche familiari di Like Father, Like Son, la riflessione sull’umanità artificiale di Air Doll. Ma stavolta manca davvero uno sguardo nuovo.

Il film si muove continuamente dentro territori già esplorati senza aggiungere particolari spunti originali. Anche la componente sci-fi, che poteva essere l’elemento più interessante, resta incredibilmente timida e innocua.

Tutto viene trattato con estrema cautela, come se Kore-eda avesse paura di sporcarsi le mani con le implicazioni più disturbanti della storia.

Un film troppo lungo e spesso ripetitivo

Una scena di Sheep in the Box
Una scena di Sheep in the Box

Uno dei problemi maggiori di Sheep in the Box è la durata. Le oltre due ore finiscono per appesantire enormemente un racconto che già dopo la prima metà sembra aver esaurito gran parte delle sue idee.
Kore-eda insiste su scene contemplative, silenzi e piccoli gesti quotidiani che nel suo cinema hanno spesso funzionato benissimo, ma qui rischiano continuamente di trasformarsi in ripetizione.

Molte dinamiche tra i personaggi vengono ribadite più volte senza reali evoluzioni narrative o emotive. Il conflitto tra i due genitori, l’attaccamento della madre al bambino-robot, la diffidenza iniziale del padre: tutto procede in modo estremamente prevedibile.

Il film cerca continuamente la commozione attraverso immagini dolciastre e momenti costruiti per essere poetici, ma a lungo andare il tono diventa quasi soffocante nella sua insistenza.

L’emozione resta sempre troppo controllata

Una scena di Sheep in the Box
Una scena di Sheep in the Box

La cosa più sorprendente è quanto Sheep in the Box riesca a essere poco coinvolgente nonostante il tema trattato. Si parla di perdita di un figlio, di elaborazione del lutto e di bisogno disperato di amore, ma il film resta spesso emotivamente distante.

Kore-eda sembra molto più interessato alla grazia estetica delle immagini che alla complessità psicologica dei personaggi. La sofferenza viene continuamente addolcita, smussata, resa elegante.

Perfino i momenti che dovrebbero essere più devastanti vengono trattati con una leggerezza quasi irreale, e alla lunga il film finisce per apparire più melenso che davvero toccante.

L’uso insistito della musica e di certe immagini “da favola” contribuisce ulteriormente a questa sensazione di artificiosità emotiva.

Haruka Ayase è la cosa migliore del film

Una scena di Sheep in the Box
Una scena di Sheep in the Box

A salvare almeno in parte Sheep in the Box è soprattutto Haruka Ayase. La sua interpretazione riesce a dare una certa autenticità a un personaggio che rischiava facilmente di diventare soltanto simbolico.

Ayase rende molto bene il vuoto emotivo di una madre incapace di lasciar andare il figlio e il modo in cui il robot diventa una proiezione disperata del suo bisogno di continuare a sentirsi madre.

Anche Daigo funziona nel ruolo del padre più scettico e distante, ma i personaggi restano comunque limitati da una scrittura che non li lascia mai davvero esplodere.

Un film elegante ma sorprendentemente povero di idee

Visivamente Sheep in the Box è molto bello: la fotografia luminosa, gli spazi minimalisti, il design futuristico e il tono sospeso funzionano bene. Ma l’eleganza formale da sola non basta.
Il problema è che il film sembra continuamente girare intorno alle sue intuizioni senza mai approfondirle davvero. Non diventa mai inquietante, mai davvero doloroso, mai realmente provocatorio.

Alla fine resta soprattutto la sensazione di un’occasione mancata: un film che parte da una delle idee più forti e disturbanti viste a Cannes, ma che sceglie continuamente la strada più semplice, rassicurante e prevedibile.
Sheep in the Box è un’opera curata e raffinata, ma anche sorprendentemente povera di idee nuove. Un melodramma sci-fi troppo lungo, troppo controllato e troppo innamorato della propria delicatezza per lasciare davvero il segno.

La recensione in breve

5.5 Melenso

Sheep in the Box è un film elegante ma sorprendentemente debole per Hirokazu Kore-eda. Partendo da una premessa potentissima — una coppia che “riporta in vita” il figlio morto attraverso un robot umanoide — il regista costruisce un racconto troppo lungo, prevedibile e incapace di approfondire davvero le implicazioni emotive e morali della sua idea.

Pro
  1. Ottima interpretazione di Haruka Ayase
  2. Esteticamente molto curato
  3. Alcuni momenti delicati funzionano
Contro
  1. Povero di idee davvero originali
  2. Troppo lungo e ripetitivo
  3. Emozioni spesso fredde e artificiose
  4. Tono eccessivamente melenso
  5. Non sfrutta davvero il potenziale della premessa
  • Voto CinemaSerieTV 5.5
  • Voto utenti (0 voti) 0
Carlotta Deiana
  • Facebook
  • Instagram
  • LinkedIn

Nata a Bologna nel 1987, è la coordinatrice editoriale e responsabile social di Cinemaserietv.it, che fa parte del network Digital Dreams Srl che Carlotta ha co-fondato. Dopo essersi laureata nel 2013 in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l'Università degli Studi di Bologna e lavorato in quell'ambito all'estero per qualche anno, torna in Italia per perseguire la sue seconda passione, quella per il cinema e le serie TV, che ha coltivato sin da piccola anche grazie ai genitori amanti del genere horror. Nel 2019 ha frequentato un Master di Comunicazione all'Università degli Studi Roma Tre, finalizzato ad approfondire le sue coscienze sul mondo dei social media e della comunicazione digitale. Negli ultimi cinque anni ha collaborato attivamente con Movieplayer.it come editor e redattrice, per poi co-fondare dei progetti editoriali tutti suoi sotto il network di Digital Dreams Srl.

Facebook Instagram YouTube TikTok X (Twitter) Twitch
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contattaci
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CinemaSerieTV.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.