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Home » Film » Recensioni film » Shelby Oaks – Il covo del male, la recensione: sorella, dove sei?

Shelby Oaks – Il covo del male, la recensione: sorella, dove sei?

La recensione di Shelby Oaks – Il covo del male, l’esordio nel lungometraggio del noto YouTuber Chris Stuckmann.
Max BorgDi Max Borg21 Novembre 2025
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Una scena di Shelby Oaks - Il covo del male.
Una scena di Shelby Oaks - Il covo del male.
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Il film : Shelby Oaks – Il covo del male, 2025. Diretto da: Chris Stuckmann. Cast: Brendan Sexton III, Camille Sullivan, Keith David, Michael Beach, Robin Bartlett.. Genere: Horror, thriller. Durata: 99 minuti. Dove l’abbiamo visto: al cinema.

Trama: Nel 2008 la giovane Riley Brennan, creatrice di un canale YouTube dedicato al paranormale, scompare mentre indaga su strani eventi a Shelby Oaks, cittadina ormai abbandonata. Anni dopo, la sorella Mia è convinta che Riley sia ancora viva e decide di ripercorrere le sue tracce…

A chi è consigliato? Perfetto per chi ama gli horror che mescolano found footage, indagini personali e atmosfere da leggenda metropolitana.


Nel panorama di coloro che da YouTube sono passati al cinema, uno dei casi più recenti è quello di Chris Stuckmann, noto per le sue videorecensioni, in particolare quelle a tema horror nel mese di ottobre. Non sorprende, quindi, che proprio il brivido sia al centro del suo primo lungometraggio, che arriva nelle sale un annetto dopo la sua prima mondiale al Fantasia International Film Festival, manifestazione di genere che si tiene a Montréal, in Canada. Una prima coi fiocchi, poiché è riuscita ad attirare l’attenzione di un certo Mike Flanagan, ora legato al progetto come produttore esecutivo. E non è l’unica cosa significativa avvenuta al festival, come potrete leggere in questa recensione di Shelby Oaks – Il covo del male.

Il contenuto di troppo

Una scena di Shelby Oaks - Il covo del male.
Una scena di Shelby Oaks – Il covo del male. Fonte: Plaion Pictures.

Ohio, 2008. Riley Brennan, conduttrice del format Paranormal Paranoids su YouTube (nella realtà un mockumentary girato a suo tempo da Stuckmann e ripescato in questa sede come found footage), e i suoi collaboratori spariscono senza lasciare traccia mentre indagano su eventi strani che si sarebbero verificati a Shelby Oaks, una città che è stata abbandonata da tutti anni fa. Nel 2020, Mia, la sorella maggiore di Riley, viene intervistata per un documentario sull’accaduto, e in quell’occasione vive un’esperienza che la porta a credere che Riley sia ancora viva e che sia necessario indagare sull’accaduto. Questo la spinge a recarsi a Shelby Oaks, dove tutto sarebbe legato a qualche tipo di rituale malefico, e forse anche a un incubo ricorrente che Riley faceva da bambina…

La famiglia spezzata

Una scena di Shelby Oaks - Il covo del male.
Una scena di Shelby Oaks – Il covo del male. Fonte: Plaion Pictures.

Mia è l’intensa Camille Sullivan, attrice canadese alla sua prima esperienza in un progetto statunitense, mentre Riley ha le fattezze di Sarah Durn, il cui minutaggio, come dicevamo nel paragrafo precedente, è costituito soprattutto dal materiale d’archivio della vecchia web serie di Stuckmann. Sul piano dei comprimari, due presenze notevoli in materia di cinefilia horror del regista: l’ex-direttore del carcere di Shelby Oaks è Keith David, storico collaboratore di John Carpenter negli anni Ottanta (soprattutto ne La cosa), mentre la presenza oscura che sembrerebbe tormentare la città è interpretata, nelle scene in cui interagisce effettivamente con gli esseri umani, da Derek Mears, attore e stuntman la cui stazza lo ha reso celebre nei panni di personaggi iconici come Jason Voorhees e il Predator in singoli capitoli dei rispettivi franchise. E la sua, tra l’altro, è l’indicazione più significativa di come il film sia cambiato in corso d’opera…

Dal festival alla distribuzione regolare

Una scena di Shelby Oaks - Il covo del male.
Una scena di Shelby Oaks – Il covo del male. Fonte: Plaion Pictures.

Shelby Oaks – Il covo del male è anche un affascinante esempio di come un film possa evolversi anche dopo la prima proiezione pubblica, perché la versione uscita in sala, quella che noi abbiamo visto, non è la stessa proiettata al Fantasia nel luglio del 2024. Questo perché, dopo aver acquisito i diritti per la distribuzione negli USA, la società Neon ha letto la sceneggiatura e fornito a Stuckmann il budget aggiuntivo necessario per tre giorni di riprese supplementari che hanno integrato nel montaggio finale delle scene che erano state scritte ma non girate per mancanza di fondi (il lungometraggio è stato finanziato tramite campagna Kickstarter, diventando l’horror con il maggior sostegno pecuniario nella storia della piattaforma). Tra queste integrazioni un epilogo espanso e diverso, e tutta la parte di Mears (il cui personaggio prima appariva solo da lontano, interpretato da tre stuntmen come specificato nei titoli di coda).

Sarebbe interessante poter mettere le due versioni a confronto, ma anche senza il paragone emerge chiaramente l’amore di Stuckmann per il mezzo filmico e per il genere horror. Un amore a tratti eccessivo nella sua filologia, e difatti la parte meno riuscita della pellicola è quella iniziale, che scimmiotta The Blair Witch Project e soci per diciassette minuti prima che i titoli di testa segnino il passaggio a una modalità più tradizionale. Prevedibile, sicuramente, e piena di déjà vu per chi conosce il genere, indubbiamente. Ma anche tremendamente sincera e personale (Stuckmann si è in parte ispirato al rapporto con la sorella, allontanata dalla comunità di Testimoni di Geova in cui sono cresciuti e che lui stesso ha abbandonato per inseguire i suoi sogni cinematografici), con al centro un bel rapporto umano che riesce a nutrire il brivido nella giusta misura, fino ad arrivare a una conclusione forse non sorprendente, ma a suo modo comunque efficace.

La recensione in breve

6.5 Cinefilo

Chris Stuckmann esordisce con un horror elementare ma non privo di fascino, che dimostra soprattutto un grande amore per il genere.

Pro
  1. Gli attori sono tutti perfettamente calati nelle loro parti
  2. L'apparato formale è abbastanza ben curato
Contro
  1. L'inizio a base di found footage a ripetizione diventa presto stucchevole
  2. Gli spaventi puri sono abbastanza prevedibili
  • Voto CinemaSerieTV 6.5
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