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Home » Film » Recensioni film » Sotto le Nuvole, la recensione: poesia e distanza nel nuovo film di Rosi

Sotto le Nuvole, la recensione: poesia e distanza nel nuovo film di Rosi

La recensione di Sotto le nuvole: immagini poetiche e ritmo contemplativo, ma una distanza emotiva che lascia freddo lo spettatore.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana31 Agosto 2025
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Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
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Il film: Sotto le nuvole (2025)
Regia: Gianfranco Rosi
Genere: Documentario, Drammatico
Cast: Documentario corale con cittadini di Napoli e dei comuni vesuviani, archeologi, vigili del fuoco, rifugiati e studenti
Durata: 114 minuti
Dove l’abbiamo visto: Proiezione stampa alla Mostra del Cinema di Venezia (versione originale in italiano)

Trama: Girato nell’arco di tre anni tra Napoli, Pompei e il Golfo di Napoli, il documentario racconta la vita quotidiana sotto l’ombra costante del Vesuvio. Tra momenti di ordinaria leggerezza, scavi archeologici, emergenze improvvise e tracce di un passato che non smette di riaffiorare, Rosi costruisce un ritratto sospeso tra mito e realtà, tra bellezza e fragilità.

A chi è consigliato? Sotto le nuvole è pensato per chi ama i documentari contemplativi, le opere visivamente potenti e il cinema d’autore che invita a riflettere. Perfetto per chi apprezza i lavori precedenti di Rosi e il racconto poetico del quotidiano. Meno adatto a chi cerca un ritmo serrato o una narrazione classica con forte coinvolgimento emotivo.


Presentato in concorso all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Sotto le nuvole (Below the Clouds) segna il ritorno di Gianfranco Rosi al Lido, dove nel 2013 aveva conquistato il Leone d’Oro con Sacro GRA, primo documentario a vincere il premio nella storia del festival. Con questo nuovo lavoro, girato nell’arco di tre anni attorno al Vesuvio e al Golfo di Napoli, il regista conferma il suo stile contemplativo e lirico, portando sul grande schermo un ritratto di vita quotidiana che si intreccia con la memoria storica di un territorio unico.

Un Vesuvio silenzioso ma onnipresente

Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)

Il Vesuvio non ruggisce, non esplode, ma è sempre lì: una presenza silenziosa che domina lo sfondo di ogni inquadratura. In Sotto le nuvole, Rosi lo trasforma in simbolo e metafora: memoria, minaccia e mito allo stesso tempo. Girato in un bianco e nero ipnotico e magnetico, il documentario cattura un territorio sospeso, in bilico tra la quotidianità di chi ci vive e il ricordo costante di una catastrofe che ha segnato per sempre la sua storia. Napoli e i suoi dintorni diventano così il teatro di un racconto intimo, in cui il tempo sembra piegarsi e sovrapporsi, con passato e presente che si specchiano l’uno nell’altro.

La bellezza che sfiora l’autocompiacimento

Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)

Le immagini di Rosi sono, come sempre, impeccabili: cavalli che attraversano la spiaggia bagnata dalla pioggia, il porto di Torre Annunziata avvolto da nuvole leggere, il fumo del vulcano che si confonde con quello della città. È un’estetica che ipnotizza, ma che rischia di trasformarsi in un esercizio di stile. La perfezione formale diventa quasi una gabbia: lo sguardo resta elegante, ma anche distante, incapace di far vibrare lo spettatore. La colonna sonora sperimentale di Daniel Blumberg, che mescola suoni naturali e vibrazioni profonde registrate con strumenti scientifici, amplifica la sensazione di sospensione, ma contribuisce anche a quell’effetto di freddezza che attraversa tutto il film.

Quotidianità sospesa tra leggerezza e inquietudine

Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)

Il cuore pulsante del documentario, però, si trova nelle storie minime che raccontano la vita quotidiana. Nel call center dei vigili del fuoco, un anziano chiama più volte al giorno solo per sapere che ore sono, mentre il comandante, con calma paterna, risponde sempre. Poco dopo, gli stessi operatori gestiscono un’emergenza ben più seria: una scossa di terremoto che scuote la regione e riaccende la paura latente di chi vive “sotto le nuvole”. In questi momenti, allo spettatore scappa più di una risata, perché la Napoli di Rosi non è stereotipata né forzatamente drammatica: è umana, calda, ironica.
E poi c’è il passato che riaffiora, tra statue dimenticate nei depositi dei musei, archeologi al lavoro sugli scavi di Pompei, e tunnel clandestini scavati dai tombaroli. E ancora il porto, dove il grano ucraino scaricato nei silos diventa metafora potente della storia che si ripete: la stessa terra che ha inghiottito città e vite continua a essere crocevia di speranze e paure globali.

Tra memoria e distacco emotivo

Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)
Una scena di Sotto le nuvole (01 Distribution)

La forza di Sotto le nuvole è nella sua capacità di mostrare come il tempo, a Napoli, non sia lineare ma circolare: passato e presente convivono, e ogni gesto quotidiano è impregnato di memoria. Eppure, nonostante la profondità del tema, lo sguardo di Rosi resta distante. È come se il regista preferisse contemplare piuttosto che coinvolgere, affidando tutto alla potenza delle immagini ma rinunciando a una vera connessione emotiva con lo spettatore. Il risultato è un’opera di straordinaria eleganza, che invita a riflettere ma non sempre a sentire.

Sotto le nuvole è un documentario affascinante e ambizioso, capace di trasformare il quotidiano in un affresco universale e di intrecciare il mito di Pompei con la Napoli di oggi. Ma dietro l’eleganza delle immagini e la forza dei simboli si nasconde un limite: quello di un film che si guarda con ammirazione, ma raramente con partecipazione. È un’opera che conferma Rosi come un osservatore unico del nostro tempo, ma anche come un autore a volte troppo compiaciuto della propria estetica.

La recensione in breve

6.0 Distante

Sotto le nuvole è un documentario ipnotico e poetico che cattura Napoli tra quotidianità e memoria storica. Visivamente straordinario, ma emotivamente distante, è un’opera da ammirare più che da vivere.

Pro
  1. Fotografia in bianco e nero di rara bellezza
  2. Colonna sonora sperimentale e originale
  3. Dialogo profondo tra passato e presente
Contro
  1. Distanza emotiva che limita il coinvolgimento
  2. Eccessivo compiacimento estetico
  3. Narrazione frammentata e poco coesa
  4. Ritmo molto lento, non per tutti
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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