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Home » Film » Recensioni film » Super/Man: The Christopher Reeve Story, la recensione: volere, volare

Super/Man: The Christopher Reeve Story, la recensione: volere, volare

La recensione di Super/Man: The Christopher Reeve Story, documentario sul più celebre interprete cinematografico dell’Uomo d’Acciaio.
Max BorgDi Max Borg10 Ottobre 2024
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Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)
Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)
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Il film: Super/Man: The Christopher Reeve Story, 2024. Regia: Ian Bonhôte, Peter Ettedgui. Cast: Matthew Exton Reeve, Alexandra Reeve Givens, Will Reeve, Gae Exton, Glenn Close, Susan Sarandon, Jeff Daniels, Pierre Spengler.

Genere: documentario. Durata: 105 minuti. Dove l’abbiamo visto: allo Zurich Film Festival, in lingua originale.

Trama: La vita dell’attore Christopher Reeve dopo l’incidente che lo lasciò completamente paralizzato.


Chi era Christopher Reeve? Per molti, era – ed è – soprattutto il più famoso e iconico interprete cinematografico di Superman, a cui prestò il volto in quattro occasioni tra il 1978 e il 1987. Ma i veri atti di eroismo iniziarono dopo, quando un tragico incidente gli cambiò per sempre la vita, ed è quello il punto di partenza del documentario di Ian Bonhôte e Peter Ettedgui, presentato con successo al Sundance e poi in altri festival prima di approdare in sala (in alcuni paesi il 10 ottobre, esattamente vent’anni dopo la morte di Reeve) per mano di DC Studios e Warner Bros., la major che ai tempi distribuì i quattro lungometraggi in cui l’attore impersonava l’Uomo d’Acciaio. Per maggiori dettagli, continuate a leggere questa nostra recensione di Super/Man: The Christopher Reeve Story.

Un uomo davvero super

Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)
Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)

27 maggio 1995: Christopher Reeve, appassionato di equitazione dopo averla imparata per un ruolo, partecipa a una gara ma qualcosa va storto con il cavallo, provocando una caduta che gli spezza due vertebre cervicali, paralizzandolo a vita dal collo in giù. Dopo aver brevemente pensato al suicidio, l’attore decide di lottare per tutti coloro che sono a mobilità ridotta, creando un’apposita fondazione insieme alla moglie Dana per finanziare i potenziali trattamenti più promettenti, talvolta con ottimi risultati (come mostrato nel documentario, oggi ci sono persone che si sono riprese da situazioni simili a quella di Christopher), e porterà avanti questa missione fino alla morte, avvenuta nel 2004. Oggi la fondazione è in mano ai figli, che partecipano anche al film per ricordare i tratti salienti della vita e della carriera di Reeve prima dell’incidente.

Parenti e amici

Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)
Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)

Il grosso delle interviste nuove è affidato ai tre figli dell’attore: Matthew, Alexandra e Will, tutti segnati in giovane età dalla paralisi del padre (avevano rispettivamente quindici, undici e due anni al momento del fattaccio), oggi portavoce della Christopher and Dana Reeve Foundation e, insieme al fratellastro e Gae Exton (la madre di Matthew e Alexandra), i principali esegeti della vita privata di Reeve, evocata anche dal diretto interessato e da Dana (morta nel 2006) tramite filmati d’archivio. Dal passato provengono anche i commenti di Richard Donner, che diresse l’attore nel primo Superman, e del migliore amico Robin Williams, il cui aiuto fu fondamentale dopo l’incidente. Nel presente, intervengono altri amici attori come Jeff Daniels e Susan Sarandon, ma anche persone legate all’attivismo di Reeve, le cui testimonianze alimentano il crescendo emotivo della pellicola (la seconda parte è quasi interamente lineare, laddove la prima alterna successi e sventure).

La persona sotto il mantello

Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)
Christopher Reeve in Super/Man (fonte: Warner Bros.)

Non mancano, ovviamente, le clip tratte dai film in cui Reeve era il noto supereroe, e i titoli di testa contengono una riproduzione di una sorta di statua con le sue fattezze, che ogni tanto fa capolino con striature di kryptonite per mostrare il peggioramento dello stato di salute dell’attore. Ma come indica il titolo del film, con quella barra diagonale tra Super e Man, il nocciolo della questione è l’uomo che esisteva fuori da quei set, un professionista di talento il cui percorso non ebbe il risalto che avrebbe meritato una volta smessi i panni di Kal-El (come menzionato da Matthew, negli anni precedenti l’incidente il padre recitava soprattutto in film per la televisione per pagare le bollette). È il ritratto di un essere umano la cui componente davvero eroica emerse in un secondo tempo, quando non poteva più muoversi e fece di tutto per assicurarsi che le persone come lui potessero tornare a una vita più agevole. “Un eroe è un individuo ordinario che trova la forza per andare avanti nonostante degli ostacoli immensi”, dice a un certo punto in un’intervista rilasciata dopo la paralisi. Ed è una filosofia che emerge chiaramente nel corso del film, un documento prezioso per ricordare Reeve, un invito a non dimenticare i suoi sforzi umanitari e un ritratto toccante di come la lezione dell’attore viva ancora nelle persone a lui più care, che trattengono a stento le lacrime mentre evocano gli alti e i bassi della vita poco ordinaria di un grande (super) uomo.

La recensione in breve

9.0 Umano

L'archivio e le interviste nuove restituiscono un ritratto abbastanza completo di Christopher Reeve, sottolineandone qualità e fragilità con tatto e umanità.

Pro
  1. L'uso dell'archivio è intelligente e toccante
  2. Le testimonianze di parenti e amici sono molto commoventi
  3. Il film è scorrevole senza perdere di vista il messaggio sull'impegno per il futuro
Contro
  1. Sconsigliato a chi non ama i film senza lieto fine
  • Voto CinemaSerieTV 9.0
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