Il film: The Boogeyman, 2023. Regia: Rob Savage. Cast: Chris Messina, Sophie Thatcher, David Dastmalchian, Marin Ireland, Vivien Lyra Blair. Genere: Horror. Durata: 98 minuti. Dove l’abbiamo visto: Al cinema, in anteprima stampa.
Trama: Una terribile ed inquietante creatura popola gli incubi e la vita apparentemente tranquilla di Sadie Harper, figlia dello psichiatra Will e sorella maggiore della piccola Sawyer.
Tutto ha inizio nel lontano 1973, quando un giovane scrittore statunitense sulla cresta dell’onda pubblica un racconto breve di genere horror che di lì a poco avrebbe avuto un successo letterario e popolare straordinario. Lo scrittore è Stephen King, oggi considerato prolifico maestro del terrore d’inchiostro, mentre la short story a cui facciamo riferimento è “Il baubau”, contenuta in seguito nell’ottima collana di racconti brevi dal titolo “A volte ritornano”, pubblicata in Italia nel 1981.
Nella nostra recensione di The Boogeyman, film proprio ispirato alla short stroy sopracitata ed in uscita nelle nostre sale da giovedì 1 giugno con 20th Century Studios, vi spiegheremo perché il tentativo dietro la macchina da presa del regista Rob Savage fallisce miseramente, sia nella semplice confezione da lungometraggio horror estivo che come trasposizione/omaggio alle pagine capolavoro di Stephen King.
La trama: Non guardare sotto al letto…
Nello studio dello psichiatra Will Harper (Chris Messina), Lester Billings (David Dastmalchian) racconta al dottore la morte inspiegabile dei suoi figli infanti, descrivendo gli eventi da incubo che ha vissuto negli ultimi anni. I due primogeniti, lasciati soli nelle loro camere da letto, morirono nel sonno e per cause apparentemente non correlate. I bimbi, prima di morire, lamentavano la presenza di un misterioso baubau; e Billings, dopo aver ritrovato i corpi senza vita dei figli, in entrambi i casi nota la porta dell’armadio di camera loro lasciata socchiusa, anche se era certo di averla chiusa. La misteriosa creatura che sembra aver portato via la vita di Lester torna a popolare i sogni notturni e la vita apparentemente tranquilla di Sadie Harper (Sophie Thatcher), figlia dello psichiatra Will e sorella maggiore della piccola Sawyer (Vivien Lyra Blair). Sarà l’inizio di un incubo senza fine.
Arriva giovedì 1 giugno nelle nostre sale The Boogeyman, diretto da Rob Savage e scritto a sei mani da Mark Heyman, Bryan Woods e Scott Beck. Gli ultimi due sono, a tutti gli effetti, i veri autori dietro alla trasposizione del racconto omonimo di Stephen King, di cui il film 20th Century Studios però conserva soltanto l’idea scheletrica di fondo; veri autori perché Woods e Beck avevano già trovato fortuna nella scrittura cinematografica grazie ai due film che (al momento) compongono l’ottima saga sci-fi/horror di A Quiet Place. Di cui The Boogeyman, nel bene e nel male, è fortemente debitore.
Immaginazione o realtà?

“Il baubau è la cosa che viene a prendere i tuoi figli quando volgi lo sguardo.” Così afferma Lester Billings allo psichiatra interpretato da Chris Messina quando gli confessa la morte inspiegabile dei suoi figlioletti e suggerisce così la mano di una creatura sovrannaturale, nascosta oltre la porta dell’armadio. Una figura, quella comunemente denominata dell’uomo nero, che per generazioni e per secoli ancestrali ha alimentato gli incubi dei bambini più piccoli, terrorizzati dalle strane forme che assumevano gli spiragli di luce nel buio più pesto delle ore notturne. In The Boogeyman, la figura quasi mitologica del baubau viene strappata dalle mani di Stephen King e del suo terrorizzante racconto breve per descrivere invece una situazione famigliare fragile e disperante.
Quella della famiglia Harper, del padre psichiatra e delle sue due figlie Sadie e Sawyer, entrambe ancora in lutto dopo la morte della figura materna. Sawyer, la figlia minore, sarà la prima a scoprire suo malgrado che oltre la sinistra porta cigolante dell’armadio della sua cameretta si cela un mostro assetato di sangue e di debolezze umane, lo stesso che il disturbato Lester Billings asseriva essere stata la causa della sua terribile tragedia famigliare. Immaginazione psicotica oppure realtà?
Elaborare un lutto famigliare

Nonostante l’elemento narrativo del “mostro sotto il letto” e della “creatura dentro l’armadio” qui funga nemmeno poco sottilmente da spauracchio psichiatrico dell’elaborazione del lutto nella famiglia Harper, il baubau di kinghiana memoria si viene gradualmente a scoprire che non è di certo frutto della fervida e fragile immaginazione della piccola Sawyer, bensì incubo ad occhi aperti che tormenterà gli Harper uno ad uno, nutrendosi del dolore e della fragilità emotiva della bimba, della coraggiosa sorella maggiore Sadie e del papà Will.
Un mostro, quello creato da Stephen King e poi traslato sul grande schermo (pur con evidenti libertà artistiche rispetto alla breve short story), che prende a piene mani da suggestioni narrative e multimediali recenti, su tutte quelle strettamente legate alla saga di A Quiet Place. Se nei due film diretti da John Krasinski e scritti, per l’appunto, da Beck e Woods le creature da un altro pianeta scendevano sulla Terra per cibarsi di suoni, vibrazioni ed esseri umani, qui l’uomo nero si nutre non solo del favore delle tenebre per ghermire le sue vittime ma teme ogni fonte di luce, sua acerrima nemica. Un parallelismo in struttura narrativa che i due sceneggiatori riprendono pedissequamente dalla serie con Krasinski ed Emily Blunt, e la traslano in The Boogeyman. Con risultati, tutto sommato, decisamente trascurabili.
The Boogeyman è un prodotto fiacco e derivativo

Sì, perché The Boogeyman non riesce mai veramente ad omaggiare lo stato psicotico dei protagonisti del racconto breve di King, né si allontana consapevolmente da uno script fiacco e derivativo, figlio non solo dell’espediente narrativo che aveva fatto la fortuna (e la grande efficacia, almeno lì) di A Quiet Place, ma si accascia stancamente su una prevedibile sequela di jump scare di basso livello sollevati solo ed esclusivamente da momenti e sequenze concitate debitrici di certi topoi narrativi appartenenti a prodotti recenti di successo come Stranger Things e il sottovalutato horror del 2016 Lights Out – Terrore nel buio, di cui The Boogeyman sembra stranamente dimenticarsi.
Insomma, il film di Ron Savage ispirato alla short story di Stephen King si attesta senza infamia e senza lode nel pantheon dei lungometraggi horror estivi destinati ad un pubblico prettamente giovanile, che di certo dell’origine letteraria e ben più raffinata della pellicola poco se ne fa, a fronte di una visione di 98 minuti di pura e semplice adrenalina e di genuini salti di paura sulla poltrona. Un prodotto nato e poi confezionato con un target specifico di spettatori, dove l’orrore è merce d’incasso e le sottigliezze dell’opera di Stephen King vanno definitivamente a farsi benedire.
La recensione in breve
The Boogeyman prende l'agghiacciante racconto breve di Stephen King e lo spalma su un lungometraggio che segue pedissequamente tutti i crismi del jump scare hollywoodiano, infarcendolo di suggestioni iconografiche debitrici di Stranger Things e della serie cinematografica di A Quiet Place. Fallendo miseramente sia nell'efficacia finale che nell'omaggio allo scrittore.
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