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Home » Film » Recensioni film » The Conjuring – Il rito finale, la recensione: una chiusura nostalgica, ma imperfetta

The Conjuring – Il rito finale, la recensione: una chiusura nostalgica, ma imperfetta

La recensione di The Conjuring - Il rito finale: un addio solido ma prevedibile per i Warren, tra fede, famiglia e horror vintage.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana6 Settembre 2025
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Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
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Il film: The Conjuring – Il rito finale (2025)
Regia: Michael Chaves
Genere: Horror, Paranormale, Religioso
Cast: Vera Farmiga, Patrick Wilson, Mia Tomlinson, Ben Hardy, Steve Coulter
Durata: 135 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema.

Trama: Dopo decenni trascorsi a combattere il male, Ed e Lorraine Warren affrontano la loro sfida più personale: un antico specchio maledetto minaccia la loro famiglia e risveglia un demone legato alla nascita della figlia Judy. Un’indagine che mette alla prova la loro fede, il loro amore e il confine tra il visibile e l’invisibile.

A chi è consigliato? The Conjuring – Il rito finale è consigliato ai fan della saga, a chi cerca un horror più spirituale che gore, e a chi ama le storie di possessione con sfumature emotive. Meno indicato per chi preferisce un ritmo serrato o un approccio narrativo innovativo.


Dopo oltre dieci anni di possessioni, esorcismi e oggetti maledetti, The Conjuring – Il rito finale mette la parola fine alla saga principale dei Warren. Ed e Lorraine, interpretati ancora una volta da Patrick Wilson e Vera Farmiga, tornano per un ultimo confronto con il male, ma stavolta il pericolo è più personale: la minaccia si insinua direttamente nella loro famiglia. Il film si presenta come un tributo al passato, ma anche come un tentativo di rinnovare il linguaggio del franchise. Il risultato, tuttavia, è un mix disomogeneo di nostalgia, fan service e momenti horror che oscillano tra il riuscito e il prevedibile.

Un’estetica familiare, tra specchi maledetti e amore coniugale

Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)

Ambientato negli anni ’80, il film riprende l’estetica cupa e vintage del primo capitolo della saga, con ambientazioni gotiche, specchi inquietanti e atmosfere cariche di tensione religiosa. La storia parte con un prologo che mostra i giovani Warren nel giorno della nascita della figlia Judy: un momento cruciale in cui la vita si intreccia misteriosamente con la morte. Quel legame oscuro ritorna al centro della narrazione, ora che Judy (Mia Tomlinson), ormai adulta, sembra attratta da forze che vanno oltre la comprensione umana.

Una sceneggiatura che alterna intuizioni e lungaggini

Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)

Il film, scritto da Ian B. Goldberg, Richard Naing e David Leslie Johnson-McGoldrick, costruisce una narrazione più personale rispetto ai precedenti, con i Warren non più semplici “salvatori” ma soggetti vulnerabili. Tuttavia, la sceneggiatura non riesce sempre a mantenere l’equilibrio tra introspezione e ritmo narrativo. Alcuni momenti emotivi funzionano, specialmente quelli legati al rapporto genitori-figlia, ma il film fatica a mantenere alta la tensione per tutta la sua durata, che con 2 ore e 15 minuti risulta eccessiva.

Michael Chaves migliora, ma non osa abbastanza

Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)

Il regista Michael Chaves, già dietro The Devil Made Me Do It, torna con una regia più solida e consapevole. Alcune scene – come quella nel negozio di abiti da sposa con specchi infiniti – sono tra le più riuscite dell’intero franchise. Tuttavia, l’uso del jump scare resta prevedibile e alcune sequenze chiave vengono caricate eccessivamente, perdendo naturalezza. L’impianto visivo è coerente, ma manca quella scintilla di inventiva che James Wan portava nei primi film.

Tra fede, paura e retorica religiosa

Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)
Una scena di The Conjuring 4 (fonte: Warner Bros)

Come sempre, il cuore della saga resta la fede: Il rito finale non si fa problemi ad abbracciare una visione spirituale del mondo, dove l’amore e la preghiera possono contrastare anche le forze più oscure. Questo approccio, a tratti efficace e commovente, rischia però di sfociare nel didascalico. La religiosità non è mai messa in discussione, e perfino i momenti più “devastanti” sembrano risolversi con una rassicurante certezza morale. Una scelta che piacerà ai fan più affezionati, ma che lascia poco spazio all’ambiguità e alla complessità.

The Conjuring – Il rito finale non è un disastro, ma nemmeno il gran finale che ci si poteva aspettare. È un film che gioca in casa, si affida ai suoi personaggi più amati e costruisce un addio affettuoso, ma anche troppo sicuro. L’orrore si fa meno universale e più familiare, ma senza alzare davvero la posta in gioco. Rimane una pellicola capace di intrattenere, con buoni spunti visivi e una solida prova attoriale, ma che dimostra anche come la saga abbia ormai detto tutto ciò che poteva dire.

La recensione in breve

6.0 Prudente

The Conjuring - Il rito finale è un ultimo capitolo solido ma poco coraggioso. Se da un lato propone una storia più personale e fedele ai suoi protagonisti storici, dall’altro non riesce a innovare davvero il linguaggio del franchise. Un horror che piacerà ai fan, ma che segna la fine di un’era più con un sussurro che con un urlo.

Pro
  1. Ottime interpretazioni di Vera Farmiga e Patrick Wilson
  2. Alcune sequenze horror visivamente ispirate
  3. Ritorno all’estetica del primo film
  4. Approccio più intimo e familiare alla vicenda
Contro
  1. Ritmo lento e struttura troppo dilatata
  2. Uso prevedibile dei jump scare
  3. Troppe concessioni al fan service
  4. Conflitto spirituale poco profondo
  5. Finale emotivo ma privo di reale sorpresa
  • Voto CinemaSerieTV 6.0
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