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Home » Film » Recensioni film » The Life of Chuck, la recensione: e la vita l’è bela, l’è bela

The Life of Chuck, la recensione: e la vita l’è bela, l’è bela

La recensione di The Life of Chuck, nuovo adattamento della prosa di Stephen King a firma del regista Mike Flanagan.
Max BorgDi Max Borg18 Settembre 2025
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Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)
Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)
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Il film: The Life of Chuck (2025) Regia: Mike Flanagan Genere: Drammatico, Fantastico, Psicologico
Cast: Tom Hiddleston, Chiwetel Ejiofor, Karen Gillan, Mark Hamill, Jacob Tremblay, Mia Sara, Benjamin Pajak, Carl Lumbly Durata: Circa 111 minuti
Dove l’abbiamo visto: Al cinema in lingua originale.

Distribuzione in Italia: Uscita nelle sale dal 18 settembre 2025

Trama: Tratto da un racconto di Stephen King, il film racconta la vita di Charles “Chuck” Krantz attraverso tre atti narrati all’indietro: dalla sua morte misteriosa, coincidente con la fine del mondo, fino alla sua infanzia. Una storia intima e surreale, che esplora il significato dell’esistenza, la memoria e l’eredità che lasciamo.

A chi è consigliato? The Life of Chuck è consigliato a chi cerca un film poetico, malinconico e fuori dagli schemi, con un approccio emotivo e introspettivo alla narrazione fantastica. Ideale per chi apprezza le opere più personali di Mike Flanagan e il lato meno horror di Stephen King.


Stephen King ama raccontare di come una volta, al supermercato, fu riconosciuto da una signora anziana che lo rimproverò per i suoi scritti horror, affermando che lei preferiva storie umane e positive come Le ali della libertà. King, divertito, le fece presente che anche quello era opera sua (o meglio, lo era la novella che lo aveva ispirato, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank). La signora, incredula, cominciò ad asserire il contrario. Un aneddoto simpatico su come le persone contengano moltitudini, anche quando sono note universalmente come “il Re del brivido”. E tra queste moltitudini c’è anche il nuovo adattamento cinematografico della prosa di King, uno di quattro film basati sui suoi libri a uscire nelle sale nel 2025 (il primo è stato The Monkey). Una trasposizione che ha già conquistato gli spettatori nel settembre del 2024 al Toronto International Film Festival, vincendo il premio del pubblico, e di cui parliamo nella nostra recensione di The Life of Chuck.

Vita al contrario

Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)
Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)

La storia è suddivisa in tre atti, presentati in ordine cronologico inverso (come nel racconto originale): nell’Atto III, con vari cataclismi che annunciano la possibile fine del mondo (tra questi un episodio italiano con Livorno sott’acqua), alcuni si interrogano sull’improvvisa apparizione di cartelloni pubblicitari incentrati su un tale Chuck; l’Atto II è ambientato qualche tempo prima, e Chuck riscopre il piacere dei momenti più leggeri mentre è in viaggio d’affari; l’Atto I, invece, va molto più a ritroso, raccontando l’infanzia e l’adolescenza di Chuck, cresciuto dai nonni e da sempre affascinato da una misteriosa stanza nella quale gli era rigorosamente proibito entrare. Qui vengono chiariti e contestualizzati alcuni elementi dei due atti precedenti.

Le moltitudini di Chuck

Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)
Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)

Pur essendo ufficialmente il protagonista, Tom Hiddleston (Chuck trentanovenne) è in realtà solo una parte del tutto, poiché per esigenze narrative appare solo di sfuggita in due atti su tre, e con la sua intensità misurata divide il ruolo con altri tre attori altrettanto bravi, due dei quali sono Jacob Tremblay (per le scene in cui il nostro eroe ha diciassette anni) e Cody Flanagan, figlio del regista (per quando Chuck è undicenne). Attorno a loro ruotano altre interpretazioni disarmanti nella loro apparente semplicità, da Chiwetel Ejiofor a Karen Gillan passando per Nick Offerman che fa da narratore in lingua originale. E poi c’è Mark Hamill, vulnerabile e magnifico nei panni del nonno che indirizza il ragazzo su una via dove forse entrerà in scena anche il paranormale.

Piccoli episodi umani

Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)
Una scena di The Life of Chuck (fonte: Eagle Pictures)

Pochi registi hanno saputo cogliere l’essenza dell’opera di King come Mike Flanagan, al suo terzo adattamento di un testo dell’autore del Maine (e con altri già in cantiere). Già nei territori horror era visibile il suo affetto per la componente umana, emotiva, al di là del fattore spettacolare e ludico legato agli spaventi, e proprio questa grande empatia eleva la storia di Chuck grazie a un accumulo progressivo di racconti che nella loro ingannevole banalità creano un mosaico che, come promesso dal titolo, è effettivamente una vita intera. Un film che parte dalla fine del mondo per poi accantonarla totalmente, perché il mondo più importante è quello del misterioso contabile con la passione per la danza. Come lui, il lungometraggio di Flanagan contiene moltitudini, con ritmi e toni che si alternano e incrociano per generare un turbinio di piccoli grandi momenti di sinergia tra le persone. Chissà cosa ne penserebbe la signora che King incrociò al supermercato anni fa…

La recensione in breve

9.0 Multiforme

Mike Flanagan adatta la prosa di Stephen King con grazia e semplicità, raccontando una vita con sincerità ed empatia.

PRO
  1. Il crescendo emotivo è fortissimo
  2. L'apparente semplicità del racconto alimenta la potenza delle immagini
  3. Il cast è in stato di grazia
CONTRO
  1. Chi preferisce il King più esplicitamente horror potrebbe rimanere deluso
  • Voto CinemaSerieTV 9.0
  • Voto utenti (1 voti) 9
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