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Home » Film » Recensioni film » The Lost King, la recensione: looking for Richard

The Lost King, la recensione: looking for Richard

La recensione di The Lost King, la commedia di Stephen Frears con Sally Hawkins sulla vera storia della ricerca dei resti di Re Riccardo III.
Stefano Lo VermeDi Stefano Lo Verme17 Ottobre 2022
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Il film: The Lost King, 2022. Regia: Stephen Frears. Cast: Sally Hawkins, Steve Coogan, Harry Lloyd, Mark Haddy. Genere: commedia. Durata: 108 minuti. Dove l’abbiamo visto: alla Festa del Cinema di Roma, in lingua originale.

Trama: Philippa Langley, impiegata inglese che vive a Edimburgo insieme ai due figli e al (quasi ex) marito John, inizia a coltivare una curiosità sempre più appassionata per la figura storica di Riccardo III, conosciuto ai più come il crudele tiranno al centro dell’omonima tragedia di William Shakespeare. Philippa, al contrario, avverte un’insolita empatia nei confronti di Riccardo III e inizia a domandarsi in quale luogo sia stato sepolto il giovane sovrano dopo la sua uccisione.


La storia e l’iconografia: due realtà speculari che si riflettono l’una nell’altra o, piuttosto, un braccio di ferro in cui la seconda tenta di prendere il sopravvento sulla prima, vampirizzando la verità e condannandola all’oblio? È un interrogativo che non si limita a trovare spazio nei dibattiti di storiografia e antropologia, ma viene sollevato anche nel nuovo film di Stephen Frears, di cui ci accingiamo a parlare nella nostra recensione di The Lost King dalla Festa del Cinema di Roma 2022, dove la pellicola è stata presentata a breve distanza dall’anteprima al Festival di Toronto e dal debutto in patria. Declinando la questione secondo il caso specifico: Riccardo III, che per due anni, verso la fine della Guerra delle due rose, sedette sul trono d’Inghilterra, è stato davvero il tiranno senza scrupoli – e deformato dalla gobba – dipinto un secolo più tardi da William Shakespeare? Oppure la storia, notoriamente scritta dai vincitori, ce ne ha riportato un’immagine alterata?

La trama: da Shakespeare alla storia

The Lost King, una scena

Se è improbabile che sapremo mai rispondere con certezza assoluta a tale quesito, d’altra parte non si può negare che proprio la “leggenda nera” attorno a Riccardo III, alimentata dalla sanguinaria tragedia shakespeariana, ha contribuito a rendere l’ultimo sovrano della casata di York una delle figure più famose (nonché famigerate) della cultura britannica. E in The Lost King, è proprio Shakespeare il viatico che permette alla protagonista Philippa Langley (Sally Hawkins), impiegata in una società di marketing di Edimburgo, di scoprire un’inaspettata empatia per questo mefistofelico antieroe (o presunto tale), che su un palcoscenico della capitale scozzese le si manifesta con il volto dell’attore Harry Lloyd. Sul palcoscenico, ma non solo: Philippa, frustrata dal proprio impiego e in procinto di separarsi dal marito John (Steve Coogan), inizia infatti ad avere visioni di Riccardo, per il quale sviluppa una passione tale da rasentare l’ossessione.

Un’ossessione incanalata verso uno scopo ben preciso: rintracciare i resti del sovrano, il cui luogo di sepoltura era rimasto ignoto. Ma al di là dell’indagine archeologica, la sceneggiatura firmata da Steve Coogan e Jeff Pope è interessata anche e soprattutto a esplorare le ragioni più intime della connessione tra Philippa e Riccardo III: lei, affetta dalla sindrome da fatica cronica, compie sforzi titanici per non restare indietro sul lavoro e assiste rassegnata alla dissoluzione del suo matrimonio con John; e nella propria malattia ravvisa un parallelismo con la grave scoliosi di Riccardo, un monarca che a suo avviso fu denigrato ingiustamente dalla dinastia dei Tudor e del quale non sono mai stati riconosciuti gli effettivi meriti. Ecco dunque che la ricerca di uno scheletro assume i contorni di un racconto sull’affermazione di se stessi e sulla necessità di farsi valere a dispetto delle circostanze avverse e dello scetticismo altrui.

Un ottimo cast

The Lost King, una scena

In questa prospettiva, difficilmente si potrebbe pensare a un’attrice più azzeccata di Sally Hawkins, che da We Want Sex a Blue Jasmine al pluripremiato The Shape of Water si è calata più volte nei panni di donne in apparenza fragili e ‘dimesse’, ma in grado di sfoderare una ferrea determinazione e una straordinaria forza di carattere. L’opera di Frears, del resto, aderisce appieno al paradigma della neofita impegnata a lottare contro i mulini a vento: Philippa, in fondo, è una semplice appassionata accolta con diffidenza dal mondo accademico e bollata talvolta come un’esaltata; una donna che segue le proprie ‘sensazioni’ laddove i suoi interlocutori accettano solo prove oggettive. Steve Coogan si presta validamente al ruolo di spalla, ma sempre un passo dietro alla moglie, mentre Harry Lloyd incarna lo spettro di Riccardo III con un efficace amalgama di mistero e carisma.

Il confort movie di Stephen Frears

The Lost King, una scena

Dunque il film in sé, che si attiene a percorsi già battuti più volte, rientra appieno nella categoria dei comfort movie in cui il veterano Stephen Frears si è specializzato da almeno tre lustri. Da Lady Henderson presenta a Philomena (anch’esso frutto del sodalizio con Coogan e Pope), da Florence al deludente Vittoria e Abdul, una grossa fetta della sua filmografia più recente ha i medesimi tratti in comune: storie di donne che, ciascuna a proprio modo, costituiscono delle outsider, costrette a battersi per dimostrare il proprio valore in un microcosmo poco disposto a prenderle sul serio (sì: perfino in un biopic sulla Regina Vittoria). The Lost King, specie in virtù del buon equilibrio fra i suoi elementi, rientra nella metà ‘alta’ del suddetto filone, pur nello schematismo eccessivo che fa dell’istituzione universitaria il villain pronto a usurpare il miracoloso successo di Philippa.

Conclusioni

7.5 Piacevole

Decisamente tradizionale nella struttura, nella definizione del conflitto e nello sviluppo narrativo, The Lost King fa leva su una bizzarra storia vera per costruire un racconto in grado di coinvolgere il pubblico nella sfida semi-impossibile della protagonista. Diretto con mano sapiente da Stephen Frears sulla base del solido copione di Steve Coogan e Jeff Pope, il film è dominato da Sally Hawkins in un ruolo che calza a pennello alla bravissima attrice inglese.

  • Voto CinemaSerieTV 7.5
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Stefano Lo Verme
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Nato a Roma, classe 1985, è stato spinto dalla bulimica passione per la lettura sulla strada dell'insegnamento. Da adolescente scatta il colpo di fulmine per i film di Billy Wilder, Woody Allen e Robert Altman; da allora ama dedicarsi a cinema e dintorni (perlomeno quando non è impegnato a tormentare i propri alunni). La sua massima aspirazione: acquisire la compostezza e il savoir-faire dei personaggi di Isabelle Huppert.

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