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Home » Film » Recensioni film » The Secret Agent, la recensione: Wagner Moura in fuga tra i fantasmi del Brasile degli anni ’70

The Secret Agent, la recensione: Wagner Moura in fuga tra i fantasmi del Brasile degli anni ’70

The Secret Agent, la recensione: un thriller politico brasiliano visivamente sontuoso e carico di memoria, con un perfetto Wagner Moura.
Carlotta DeianaDi Carlotta Deiana19 Maggio 2025
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Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
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Il film: The Secret Agent, 2025. Diretto da: Kleber Mendonça Filho. Genere: Thriller politico, Drammatico, Grottesco.Cast: Wagner Moura, Maria Fernanda Cândido, Gabriel Leone, Carlos Francisco, Udo Kier, Isabél Zuaa. Durata: 2 ore e 38 minuti. Dove l’abbiamo visto: Presentato in concorso al Festival di Cannes 2025.

Trama: Recife, 1977. In pieno Carnevale e sotto la stretta della dittatura militare, un uomo di nome Marcelo — forse non il suo vero nome — torna in città per riabbracciare il figlio e scomparire sotto falsa identità. Ma una rete invisibile di spie, memorie, bugie e leggende urbane trasforma il suo tentativo di fuga in un viaggio allucinato nella memoria collettiva di un Brasile che perseguita i suoi cittadini “scomodi”.

A chi è consigliato? A chi ama i thriller d’autore ricchi di atmosfera, contaminazioni di genere e sottotesti politici.


The Secret Agent, presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, di Kleber Mendonça Filho non è solo un thriller d’autore ambientato nel Brasile degli anni ’70. È un affresco storico, un’operazione di memoria collettiva e un esercizio di cinema puro, che riesce a coniugare suspense, ironia surreale, denuncia politica e un’estetica raffinata e stratificata. Lontano dalle formule del genere spionistico occidentale, Mendonça costruisce un’opera personale e vibrante che parla della persecuzione silenziosa ai tempi della dittatura militare, ma anche del ruolo del cinema nel fissare ciò che la Storia tende a cancellare.

Nel cuore di The Secret Agent c’è un personaggio che non è mai davvero chi dice di essere, in fuga da un passato misterioso e immerso in un presente sempre più opprimente. Ma non è solo lui l’“agente segreto” del titolo: in questo film tutti custodiscono qualcosa, tutti celano una verità o resistono a un’ingiustizia invisibile.

Wagner Moura: un volto che racconta mille vite

Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)

Wagner Moura torna in patria con un’interpretazione di rara intensità. Il suo Marcelo/Armando è un uomo segnato, di poche parole, ma capace di comunicare ogni sfumatura di dolore, paura, amore e determinazione attraverso sguardi e silenzi. Moura non interpreta un eroe, ma un sopravvissuto, un padre, un intellettuale perseguitato, un uomo qualsiasi stretto tra l’urgenza di fuggire e il bisogno di restare umano. La sua prova è tutta giocata sull’ambiguità, e in questo è assolutamente perfetto: sospeso tra vittima e complice, tra verità e menzogna.

Nella seconda parte del film, in cui il racconto si sposta avanti nel tempo e Moura interpreta anche la versione adulta del figlio Fernando, l’attore aggiunge un ulteriore livello alla sua performance, dando continuità emotiva a una storia che attraversa decenni e generazioni.

Una regia cinefila, poetica e sorprendente

Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)

Kleber Mendonça Filho dirige il suo film più ambizioso come se stesse sfogliando un album fotografico scolorito ma ancora vivo. Ogni scena è costruita con una cura maniacale per il dettaglio: dalle lenti Panavision che replicano il look del cinema anni ’70 alle scenografie cariche di oggetti, poster, strumenti d’epoca, ogni fotogramma è un mondo a sé.

Ma Mendonça non si limita a riprodurre: rielabora, distorce, infonde nella narrazione momenti di straniamento che rasentano l’assurdo. Come nel caso della famigerata “gamba pelosa”, sorta di leggenda urbana trasformata in arma grottesca dalla polizia morale del regime, o del gatto con due facce, simbolo vivente di dualità e finzione. Il film si muove con naturalezza tra il realismo sociale e la parodia politica, facendo della contaminazione la sua cifra stilistica.

Recife: città bollente, corpo malato del Brasile

Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)

Il film è anche una dichiarazione d’amore (e di lutto) per Recife, la città natale del regista. Il clima opprimente, la luce abbacinante, le strade affollate dal Carnevale eppure sorvegliate da occhi invisibili: The Secret Agent è un ritratto urbano profondamente sensoriale. Il passato convive con il presente, e ogni angolo della città nasconde una storia, un dolore, una memoria da riscattare.

Recife è qui la metafora di un Brasile che cerca di sopravvivere ai traumi della dittatura e allo stesso tempo celebra la vitalità del popolo, il caos della festa, la musica come forma di resistenza. Il contrasto tra la gioia apparente del Carnevale e la brutalità delle sparizioni e degli omicidi politici è uno dei contrappunti più riusciti del film.

La memoria come archivio vivente

Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)

Uno degli elementi più toccanti del film è il modo in cui Mendonça usa il presente per rileggere il passato. Le due ricercatrici universitarie che trascrivono vecchie audiocassette, apparentemente marginali, diventano le vere protagoniste di un’indagine che nessun tribunale condurrà mai. Questo filo narrativo, che porta alla scoperta della verità su Marcelo/Armando, è anche un elogio alla memoria e alla conservazione delle testimonianze.

Il finale, che ci mostra il figlio Fernando – ora adulto e impersonato ancora da Moura – mentre riceve il frutto di queste ricerche, è sobrio ma commovente: la giustizia ufficiale ha fallito, ma la Storia ha trovato un modo per farsi ascoltare.

Un’opera fiume che premia lo spettatore paziente

Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)
Una scena di The Secret Agent (fonte: Vitrine Filmes Brazil)

Con una durata di quasi tre ore, The Secret Agent è un film che richiede attenzione e fiducia. Alcune sequenze sembrano deviare dalla trama principale, alcuni personaggi appaiono solo per poche inquadrature, ma ogni elemento ha una sua funzione nel disegno complessivo. È un mosaico che prende forma poco a poco, lasciando allo spettatore il compito (e il piacere) di collegare i pezzi.

Le incursioni grottesche, il tono a volte onirico, i momenti di umorismo nero rendono il film unico, ma potrebbero destabilizzare chi cerca un racconto più lineare. Eppure, è proprio questa libertà stilistica a rendere The Secret Agent così potente e originale.

La recensione in breve

8.0 Ambizioso

The Secret Agent è un'opera stratificata, visivamente sontuosa e narrativamente ambiziosa, che riflette sul Brasile della dittatura con lo sguardo di un autore innamorato del cinema e della sua terra. Wagner Moura incarna un protagonista sfuggente e profondamente umano, mentre la regia di Mendonça Filho mescola generi, epoche e toni con audacia e coerenza. È un film che non si limita a raccontare una fuga, ma compone un ritratto collettivo di resistenza, memoria e identità. Complesso, appassionante, necessario.

Pro
  1. Performance magistrale di Wagner Moura
  2. Regia ispirata, cinefila, mai scontata
  3. Ambientazione storica ricostruita con cura maniacale
  4. Tensione narrativa costante, anche nei momenti più surreali
  5. Finale emozionante e coerente
  6. Uso della memoria come strumento narrativo e politico
  7. Colonna sonora e sound design eccellenti
Contro
  1. Durata molto lunga che potrebbe scoraggiare
  2. Struttura frammentaria e digressiva
  3. Alcuni momenti di ironia grottesca potrebbero risultare spiazzanti
  • Voto CinemaSerieTV 8.0
  • Voto utenti (0 voti) 0
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